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Pro Judaeis

Note (250) — IV.

Reading edition

È a notare, come bene osserva il Rohrbacher (Storia della Chiesa, Torino, Marietti. Vol. i, pag. 374 e segg.), che prima del trionfo del Cristianesimo i sacrifizi di umane vittime erano comuni a quasi tutti i popoli barbari. Rimandando, chi fosse vago di maggiori notizie, all'autore da noi citato, ricorderemo soltanto che, al dire di Dione Cassio, nell'anno 708 a. u. c., l'ultimo della vita di Giulio Cesare, e men di cinquanta anni prima della nascita di N. S., i pontefici ed i sacerdoti di Marte sacrificarono ancora due uomini sul Campo Marzio. Si era quindi lungi dal risentire in quei tempi l'orrore che oggi tutti proviamo pei sacrifizi umani. Non vi era quindi nessuna ragione al mondo perchè Giuseppe negasse recisamente l'addebito, mosso agli Ebrei da Appione, se fosse stato vero.

Quanto ai Cristiani essi non possono in alcun modo farsi forti contro gli Ebrei delle parole di Appione e devono anzi negarvi ogni fede, perocchè è evidente che, se gli Ebrei di Palestina avessero praticato l'infame rito di cui parla Appione, N. S. G. C. avrebbe primo levata la voce per stigmatizzare l'orrenda pratica. Il silenzio del Divin Redentore su tale accusa è, parci, la prova più evidente della menzogna di Appione.

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