Note 180 — CAPITOLO VIII. I Templi.
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«Marco Olconio Rufo duumviro di giustizia per la terza volta e Cajo Egnazio Postumo duumviro di giustizia per la terza volta, per decreto dei decurioni, ricomprarono per tremila sesterzi il diritto di chiudere le finestre ed ebbero cura di erigere un muro privato fino alle tegole pel collegio de’ Venerei corporati.» Di questi Venerei parlano altre iscrizioni pompeiane, e che poi si dicessero corpi e corporati se ne ha un esempio in Dimmaco, Lib. XI ep. 103. Coerarunt certo per curarunt. L’interpretazione surriferita, accettata pure dal De Mazois, non viene accettata dal Bréton, che nelle abbreviature COL . VEN . COR . invece di leggere COLLEGII . VENEREORVM . CORPORATORVM, crede non potersi leggere che così: COLONIE . VENERIÆ . CORNELIÆ, perchè, dice egli, la parola corporatio non potrebbesi tradurre per comunità, mentre significa corpulenza. Pompeja, pag. 59. Bréton però erra nel negare la significazione data dal Mazois e da altri alla parola corporatus. Se questo participio passivo del verbo corporare (ridurre in corpo) può significare formato di più sostanze, significa anche membro di un corpo morale, come venne anche adottata la parola corporazione in questo senso dalla lingua nostra. Veggasi poi all’uopo il Grutero, Inscript. 45, 8; 406, 5.