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Passeggiate per l'Italia, vol. 4

L'isola di Capri. (continued 2)

Mario Corsi translation

L'abbondanza di grotte, di caverne, in quest'isola è straordinaria. Vi sono grotte marine, caverne sotto terra, tutte belle, dalle forme più bizzarre, ed in così gran numero che rimane impossibile visitarle tutte. Io entrai in più di quindici e ne trovai sulla riva, a mezzogiorno, una piccola con effetti di luce molto simili a quelli della Grotta Azzurra. In altre invece rinvenni una luce verdognola, particolarmente in quella detta appunto la Grotta Verde, per la vastità e per le forme grandiose della sua architettura, fuor di dubbio la più notevole dell'isola. Questa non è intieramente sotterranea e vi si può entrare ed uscire da due grandi aperture. Alcune grotte hanno un nome, come la Marmolata e la Marinella; altre invece no. Mi procurai la soddisfazione di battezzare tutte quelle da me visitate e senza nome. Unica e veramente bella mi parve la grotta Stella di Mare popolata di piante acquatiche; ammirai pure la grotta Euforio e quella dalle pareti variopinte dei più vivaci colori, detta la grotta dei Ragni di mare. Ne trovai una anche dove le onde erano di continuo agitate e la dedicai alle Eumenidi.

Quasi tutte queste cavità si trovano lungo la riva dal Solaro ai Faraglioni; sono però poco visibili al di fuori. All'interno sono alte, oscure, popolate da ragni, da uccelli e da ogni specie d'animali marini.

Una bella passeggiata in mare è quella del giro dell'intera isola; vi s'impiegano circa tre ore. La costa a ponente non offre di simili cavità, imperocchè ivi le pendici del Solaro scendono dolcemente in mare, fra i due capi denominati Punta di Visareto, e Punta di Carena. Si avanzano colà in mare tre promontori, bassi ma ripidi, detti: Campitello, Pino, ed Orica, muniti di alcune fortificazioni. Fu in quella località che i soldati di Murat sorpresero di notte tempo l'isola, arrampicandosi su per gli scogli. Procedendo oltre la Carena, la sponda meridionale si presenta ad un tratto altissima e tagliata a picco. Le rupi sono gigantesche e selvaggie e si specchiano in mare, innalzandosi verso il cielo. La riva presenta lo stesso aspetto sino alla punta di Tragara e non è meno gigantesca e bizzarra tutta la costa di levante fino al promontorio di Lo Capo, a settentrione levante dell'isola, dove abbondano le grotte ricche di stallattiti.

Rimane ora da parlare della vetta più alta dell'isola, del monte Solaro. Partendo da Anacapri e salendo a stento per un malagevole sentiero, si arriva sul dorso del monte. La sua forma e il suo aspetto sono strani, imperocchè alla sommità la montagna presenta una pianura arida, nericcia, quasi a foggia di terrazzo sulle rupi che scendono sopra Capri. Si cammina colà in un labirinto di macigni, facendo sorgere ad ogni passo sciami di locuste nere, le quali, innumerevoli, ricoprono tutto il suolo. All'orlo di questa pianura, sopra una rupe severa che piomba in mare, sorge la cella dell'eremita di Anacapri; io non vidi mai romitaggio più degno di questo nome. Per entrare nella cella, bisogna attraversare un'antica cappella. Trovai tutte le porte aperte e l'eremita assente; la sua tonaca era gettata sul muricciolo del giardino e sopra il suo letto stavano appesi un'immagine di S. Antonio di Padova, un ramoscello d'olivo ed un rosario. Nella stanza stavano derrate, una Madonna Addolorata era appesa sopra un mucchio di cipolle, presso una cesta piena di pane e di piatti vuoti.

Vidi nel camposanto di Pisa quella pittura ad affresco, originalissima, di Ambrogio e di Pier Lorenzetti, la quale rappresenta la vita degli anacoreti nel deserto e posso dire di averla veduta qui riprodotta al vero. Credo che il vecchio eremita di Capri facesse ivi, ogni venerdì, la sua predica ai pesci, come si vede, in un dipinto a Roma, S. Antonio seduto sur uno scoglio predicare verso il mare, brulicante di pesci con la testa fuori dell'acqua, a bocca aperta. Mentre stavo girando attorno alla casetta, comparve il vecchio frate laico, con un fardelletto di legna sulle spalle.

Tutto lieto di trovare un ospite, dimostrò il suo dispiacere di non avere vino da offrirmi. Egli abitava da ben trentadue anni su quell'altura; zoppicava esso pure nell'arrampicarsi, ma non aveva affatto l'aspetto mefistofelico dell'eremita zoppo della villa di Tiberio; in lui era anzi qualcosa di quell'ingenua bontà propria dei santi e delle statue degli idoli indiani. Sopra la sua casa sorgeva la vetta del Solaro, il punto più elevato dell'isola, con la stazione del telegrafista, di cui ho già fatto parola. Saliti colassù, si ottiene giusta ricompensa della fatica sostenuta, imperocchè si scopre tutta l'isola e si gode una vista insuperabilmente bella: all'orizzonte, verso mezzodì, il mare senza limiti; a ponente e a settentrione l'isola di Ponza, quella torreggiante d'Ischia, quella di Vivara e di Procida; più lontani, perduti nelle nebbie, i monti di Gaeta, di Terracina, il promontorio di Miseno, ai cui piedi finì i suoi giorni Tiberio; i campi Elisi e Cimmeri, le spiagge azzurre di Baia, Pozzuoli e Cuma, il monte Gauro, la Solfatara, l'isola di Nisida col suo castello, Posillipo, la vetta dei Camaldoli, i monti di Capua, la splendida spiaggia di Napoli con una collana di città fino a Torre del Greco, la punta del Vesuvio montata da una colonna di fumo; verso il basso, Pompei; al di là i monti frastagliati di Sarno e di Nocera; a levante la spiaggia bruna di Massa coi capi di Sorrento e di Minerva; al di là il gigantesco monte S. Angelo, più oltre gli scogli delle Sirene e tutta la regione montuosa dei golfi di Amalfi e di Salerno; finalmente, in lontananza, i monti delle Calabrie biancheggianti per le nevi, e la spiaggia di Pesto, al capo Licosia in Lucania.

A tale altura e con tale vista dinanzi agli occhi, uno si sente quasi vivere doppiamente. Imperocchè è assai ristretta la cerchia dell'umana vita, tante sono le cose che quotidianamente ci stringono, ci contrastano da ogni parte, ci condannano ad una lotta penosa, meschina, in un orizzonte che pure sarebbe vasto. Ogni orizzonte è bello; bello è contemplare dall'altezza della civiltà l'orizzonte del pensiero, delle scienze, delle arti, l'armonia che presiede all'ordine di tutte le cose create. Io, in cima al monte Solaro, pensava ad Humboldt, al cui genio, credo, andiamo debitori di trovare il mondo così bello, così mirabilmente ordinato, e, fissando poi lo sguardo sul capo Miseno e sul Vesuvio, pensavo pure a Plinio, l'Humboldt dei Romani, non che ad Aristotile, genio veramente universale ed ordinatore dell'umano sapere.

Lieto di aver potuto contemplare tanto spettacolo delle armonie della natura, scesi di lassù quando il sole verso Ischia volgeva al tramonto. Il mare s'imporporava già ad occidente e l'isola di Ponza, la quale emergeva lontana e bella dalle onde, quasi giacesse in una sfera di luce, rosseggiava come se fosse in fiamme.

Addio pertanto, bella e romita isola di Capri.

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