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Passeggiate per l'Italia, vol. 3

Note 6 — La campagna dei volontari intorno Roma. (continued 2)

Mario Corsi translation

La narrazione del cappellano Vincenzo Vannutelli è stata da contemporanei degni di fede e da storici sereni, imparziali, in gran parte sconfessata. Il Vannutelli aveva tutto l'interesse, si capisce, di mettere in luce Garibaldi e i suoi valorosi compagni. Al Gregorovius, storico di solito così imparziale e sicuro, si può solo rimproverare di aver troppo prestato orecchio a quello che allora si andava propalando per l'Urbe dagli avversari di Roma capitale d'Italia, e per quanto non abbia certo accettato come verità sacrosanta quanto il cappellano degli zuavi aveva scritto. Lo provano, a questo proposito, le seguenti parole:

«Il lettore si sarà accorto che il monaco romano del 1867 descrive i garibaldini colla ingenuità con cui Erodoto descrisse gli Sciti o Villani gli Unni. Quando, ancora prigioniero, ma sfuggito alla morte e travestito, viaggiava sulla linea ferroviaria di Spoleto, in un treno pieno di garibaldini che ritornavano nell'Umbria, nell'attraversare un tunnel, mentre il treno rallentava la corsa, egli, guardandosi intorno, pensava: «Ecco una esatta immagine dell'inferno. La luce incerta del vagone, la corsa sotterranea, il frastuono del treno, il clamore di tutti questi uomini vestiti di rosso, tutto contribuisce a farmi credere di essere piombato nel più profondo degli abissi infernali».

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