ALCUNI GIUDIZJ DELLA CRITICA SUI «PARASSITI»
Reading edition
A ROMA.
Le novità al «Costanzi». — Parassiti.
La rentrée di Camillo Antona-Traversi sulla scena italiana, ha segnato iersera al Costanzi un successo caloroso, la cui eco sarà giunta stamane all'autore dolce e confortatrice.
Parassiti è un lavoro chiaro, sobrio, che per semplicità e freschezza si riallaccia alla buona produzione italiana; a quella, s'intende, che trionfava parecchi anni addietro, proseguendo ideali d'arte, forse modesti, ma sempre originali, a differenza dell'odierna che immiserisce nel servaggio dei simboli e delle anormalità d'importazione straniera.
Il Traversi ha osservato e studiato una parte del variatissimo mondo romano: vi ha colto delle passioni, ne ha tratto dei tipi; e, senza alcuna pretesa di approfondire ardue questioni sociali e sentimentali, è riuscito a recare sul palcoscenico un personaggio vivo, disegnato con arguzia, vero prototipo del parassitismo, anzi pernio fisso di tutta una curiosa società che s'aggira attorno a lui e trae l'esistenza dal piccolo sfruttamento degl'illusi, degli ambiziosi, dei gonzi...
La figura di Don Gennaro Gaudenzi è stata riprodotta con singolare sapienza scenica da Oreste Calabresi: egli ha aggiunto iersera al suo repertorio un nuovo mirabile personaggio, che rimarrà tra le sue più simpatiche creazioni.
Claudio Leigheb, con un'arte sempre scintillante, è riuscito a porre in evidenza una parte di poco rilievo qual è quella del Naldini.
Tutti gli artisti, del resto, hanno gareggiato in bravura: il Carini, la Cristina, la Leigheb, il Guasti, la Zucchini-Maione, la Carini, il Beltramo, il Rizzotto e la Bardazzi.
Il pubblico ha accompagnato con crescente attenzione i lunghi quattro atti della commedia, spesso ridendo di cuore, interessandosi sempre e manifestando il suo gradimento, calata la tela, con applausi e chiamate.
Parassiti stasera si replicano; e il successo del Costanzi si rinnoverà man mano in tutti i teatri d'Italia.
Stanislao Manca[25].
Parassiti di C. Antona-Traversi al «Costanzi».
Parassiti, dati iersera, hanno confermato ancora una volta la vigoria dell'ingegno drammatico di Camillo Antona-Traversi. Si tratta di un lavoro così detto d'ambiente, che rispecchia, senza esagerazioni, ma con vivaci colori, uno dei più sentiti fenomeni sociali dei nostri tempi. I Parassiti del Traversi ci riproducono quel complesso sociale che specula su tutto e su tutti, dalla beneficenza all'arte, dal matrimonio al divorzio, figurine vere e vissute, le quali, se nello sviluppo dell'azione qualche volta appariscono accademiche, hanno sempre però un'impronta tipica efficace ed essenzialmente umana.
Il comm. Don Gennaro Gaudenzi, di cui Oreste Calabresi ha fatto una vera creazione artistica, è centro e anima di quest'ambiente sociale.
Nella commedia risaltano figure varie, scroccatori di ogni genere, figure di ogni giorno e di ogni salotto, dal cacciatore di donnine galanti, all'incontentabile dilapidatore del più modesto buffet.
Il lavoro è piaciuto, ed è destinato a essere replicato: si presenta con una serietà d'intenti e con una condotta artistica tale da assicurargli il successo presso quanti sentono l'arte nelle sue forme più pure e più serene.
Per concludere, diremo che gli applausi furono frequenti, e a ogni fine di atto gli artisti furono acclamati al proscenio per la splendida recitazione. Perciò, stasera, prima replica dei Parassiti.
Fabr...[26].
Parassiti.
Tra i lavoratori che consacrano al teatro lo schietto entusiasmo e la fede sincera va certamente annoverato Camillo Antona-Traversi.
Pochi anni fa, egli riusciva, dopo varj tentativi, a mostrare le risultanze dello studio e della tenacia. Infatti, con Le Rozeno, Danza Macabra e I fanciulli — Le Rozeno particolarmente e anche Danza macabra — egli lasciava intravvedere promessa buona; e il successo col quale furono accompagnate quelle commedie e quel dramma certamente confortava l'autore a proseguire con tutta la lena e con tutte le posse. Egli sarebbe pur riuscito, era lecito sperare, dalle prove ultime, a una affermazione degna, date le proporzioni concesse. Le Rozeno ebbero anzi quella consacrazione che deriva unicamente dalla vitalità; e, cioè, rimasero nel repertorio delle maggiori Compagnie; e la dolorosa vita di Lidia, l'anima purissima pur tra le offese, fu predilezione delle principali giovani attrici.
Vicende crudeli straziarono, poi, la esistenza del carissimo Camillo Antona-Traversi, il quale vide infrangere crudelmente sogni e speranze. Non lavorò più per il teatro, egli che omai cominciava ad acquistarne il diritto; e il maggior conforto gli fu anche conteso: quello che sarebbe a lui derivato dalla soddisfazione di una fortuna sorridente al lungamente invocato e intensamente voluto risultato del suo assiduo lavoro per la scena.
Ma ecco che ora, desiderio, consolazione, volontà, pur nello strazio del travaglio — travaglio di angoscia, egli che tante sventure aveva soccorso e consolato! — ecco che, ora, Camillo Antona-Traversi ritenta il teatro: più precisamente vi ritorna; e vi ritorna con quattro atti di una commedia lieta e ridente, nella quale la gente e le cose di questo mondo, mentre pur l'autore forse avrebbe potuto vederle tristi e bieche, son guardate con serenità e bonariamente rispecchiate.
Tra l'altro, Camillo Antona-Traversi ha trovato un tipo che poteva anche diventare un carattere, mentre alla macchietta si arresta: un tipo di uomo costretto a strappar la vita, alla meglio o alla peggio, come viene, nè buono nè cattivo, e che, dalla improvvisazione di discutibili Comitati di pietà per pubbliche sventure, arriva fino a dir bugie in pubblici atti pel matrimonio della figliola, compromettendo, nel desiderio di assicurarla, la probabile felicità dell'avvenire. Ma la macchietta è disegnata con franchezza, è colorita con vivacità, ed è anche osservata con arguzia; così che quando passa a traverso i quadretti, li vivifica felicemente; e quando li informa, come nel primo atto, riesce a notevole risultato nel genere.
Inoltre, la condotta tra l'episodio principale e i secondari, le figurine più delineate e meno, e una certa dipintura d'ambiente, se procede qua e là con certa ineguaglianza e anche con manchevolezza, è accompagnata da un dialogo adatto nella sua festevolezza; un dialogo che, con la macchietta del Gaudenzi, costituisce la particolare qualità della commedia.
La quale fu recitata con tutto l'affetto dagli attori — il Calabresi, Gaudenzi, notevole — e fu accolta dal pubblico con applausi a ogni atto e chiamate. Applausi che, mentre per molti degli spettatori rivelavano anche una emozione gentile, determinavano il successo.
Edoardo Boutet[27].
Parassiti.
A pochi giorni di distanza, due volte sul nome di Antona-Traversi si è confermato il successo.
La scuola del marito di Giannino, giunta a Roma dopo i trionfi di Napoli e di altre città, ha potuto sollevare questioni d'indole più o meno morale, a seconda degli scrupoli più o meno sinceri di chi l'ha giudicata; ma è certamente la prova d'un ingegno fine, acuto, educato all'arte e di un'attitudine singolarissima dell'autore alla letteratura drammatica.
Parassiti di Camillo, recitati ieri sera al Costanzi, riportarono un successo schietto, meritato; e il pubblico che si divertiva e apprezzava l'opera d'arte, non si contentò di esprimere il suo compiacimento con le sole chiamate a ogni fine di atto, ma interruppe con applausi le migliori e più indovinate scene della commedia.
In questi Parassiti Camillo Antona-Traversi ha riprodotto sulla scena alcuni tipi della società, i quali solo nelle grandi città possono ritrovarsi, che si sobbarcano a tutti i fastidi, che studiano, escogitano tutti gli espedienti per riuscire a vivere comodamente, evitando il vero e proprio lavoro; quello che a ben altri sentimenti e a ben altri scrupoli informa la coscienza e il carattere. Tra le compiacenze del pubblico, non era ultima quella di ritrovar sulla scena, presentati dall'autore, con forza di colorito e geniale comicità, certi tipi, dai quali l'inverno, quando ferve la vita mondana della capitale, male ci si salva; che speculano sulla carità, sull'altrui ricchezza, e hanno come manifestazione e come sicuro mezzo di risorsa le feste di beneficenza, i concerti e tutte quelle varie forme della filantropia in cui si può appiattare l'imbroglio.
Il tipo del moderno parassita è incarnato nel comm. Gaudenzi, un individuo al quale manca la cognizione del senso morale, manca quell'onestà costituzionale che fa i galantuomini veri; ma che pur tuttavia non è cattivo nel vero senso della parola; e si gode la vita comunque gli venga, come si gode da vent'anni il titolo di commendatore, che nessuno, oltre la sua fantasia, ha pensato mai di conferirgli.
Non è propriamente intorno a un fatto che la commedia si svolge; ma intorno a una serie di ben trovati episodi, nei quali la storia di quei Parassiti si delinea: storia, poi, che si riassume nel tipo del comm. Gaudenzi e si completa nel cav. Naldini, un segretario intelligente, lasciato, per la subita partenza del principale, alla ricerca di uno dei tanti Gaudenzi di cui è pieno il mondo.
Le forti qualità di commediografo di Camillo Antona-Traversi si sono in questo lavoro riconfermate.
Le figure anche meno delineate appariscono vere e portano un forte contributo alla sincerità dell'azione, alla pittura dell'ambiente.
Il dialogo elegante, pieno di brio, di spirito, di indovinato e opportuno umorismo, fa che appena si avverta la lunghezza soverchia di alcune scene del secondo atto, tanto grande è il diletto che viene dalla conversazione sempre piacevolissima.
Il successo fu completo e ne va data parte agli attori, che recitarono con speciale amore il lavoro di Camillo Antona-Traversi.
Calabresi fu un comm. Gaudenzi indovinato, perfetto; perfetto nel trucco, nella incarnazione del personaggio, nella recitazione. Leigheb fu un cav. Naldini degno di non rimanere lungamente a spasso; e la Zucchini-Maione, Teresa Leigheb, la Cristina e Carini, convinti e compiaciuti della bontà del lavoro, contribuirono a guadagnare all'autore i molti applausi di cui risuonò ieri sera l'affollata sala del Costanzi.
Poichè un bel pubblico assisteva alla rappresentazione; un pubblico d'intelligenti del cui giudizio l'autore può andare superbo.
Stasera Parassiti si replicano; e se la Compagnia non lasciasse il teatro, per molte sere il lavoro verrebbe ripetuto, per desiderio del pubblico che ci si è divertito e lo ha tanto favorevolmente giudicato[28].
Parassiti de Antona-Traversi.
La nouvelle comédie en 4 actes Parassiti de Camillo Antona-Traversi, a eu hier au Costanzi un succès complet. Nombreux rappels à tous les actes et à la fin de la pièce. Et le succès est mérité par l'auteur et par ses interprètes.
Camillo Antona-Traversi n'a pas voulu présenter le parasitisme moderne sous tous ses aspects. Il ne tiendrait pas dans une comédie. Mais il a mis en scène un type de parasite: celui qui vit des comités de bienfaisance et des fêtes de charité et de la claque qu'il organise.
Autour de ce type vibrionnent les parasites secondaires que nécessite l'action et les personnages servant au développement du caractère principal.
Dix ou douze personnages importants, car la pièce est très mouvementée — mais un seul au premier plan: Gennaro Gaudenzi, ancien secrétaire communal d'un village qui, après des années de luttes, de misères, d'aventures s'est fixé à Rome avec sa femme et ses enfants.
Il se fait passer pour avocat, commandeur, propriétaire; et, faisant de la bienfaisance sa vache à lait, il protège les artistes.
Le fils est vraiment avocat; mais moins scrupuleux encore que son père, au lieu de chercher des clients, il exploite les femmes. La fille est une pianiste nevrosée et capricieuse, qui rate un mariage d'argent et finira par courir le monde pour s'enrichir par l'art... ou autrement!
La femme de Gaudenzi, bonne mère de famille, simple et un peu ignorante, se désespère des dangers que risque son mari par sa morale élastique, de la conduite de ses enfants et de tous les incidents déplorables qui adviennent par leur faute.
Gaudenzi, au contraire, s'adapte à tout: chaque incident, même douloureux, lui inspire quelque nouvelle trouvaille: dans tout naufrage il voit une planche de salut.
Ce type original au théâtre et si connu dans la société est admirablement peint par l'auteur.
M. Calabresi l'a étudié à fond, s'est pénétré de la pensée et des intentions d'Antona-Traversi, c'est fait son collaborateur et nous a créé le personnage qu'il vit, qu'il présente aussi complet que possible.
Le commendatore Gaudenzi reste une des plus belles créations du théâtre italien contemporain.
C'était l'avis de tous à la sortie du Costanzi et on ne saurait faire un plus bel éloge à l'auteur et à l'interprète.
A l'actif de l'auteur, il faut porter aussi les types du fils Gaudenzi, de Mme Gaudenzi, de Miss Stower, une américaine vraie et non de convention; de Naldini, le secrétaire de Gaudenzi, de Labani, tous croqués d'après nature, comme la silhouette du violoniste célèbre, du critique grincheux, mais sincère, etc.
Le premier acte, d'une facture magistrale, révèle une connaissance profonde de la scène: la conclusion logique de la pièce, dans un quatrième acte très court, porte d'une façon étonnante.
L'ensemble est merveilleux et tous les rôles, même les moins importants, sont fort bien tenus.
Claude Leigheb trouve un effet comique pour chaque mot, pour chaque geste de Naldini.
Carini a fait valoir intelligemment les intentions de l'auteur dans le rôle ingrat de Gaudenzi fils.
Mme Leigheb est une splendide Miss Stower, Mlle Cristina nous a donné une Rina pleine de sentiment et de talent. Mme Zucchini a fait bien ressortir le caractère de M.me Gaudenzi.
Des mentions très honorables sont dues encore à Mme Carini et à MM. Beltramo, Guasti et Rizzotto.
Quant au succès de M. Calabresi, nous en avons déjà parlé.
Bref, une bonne comédie, intéressante, honnête, digne de l'auteur des Rozeno et une interprétation qui fait honneur à M. Leigheb et à ses excellents collaborateurs.
G. P. Zuliani[29].
Parassiti di C. Antona-Traversi al «Costanzi».
La nuova commedia Parassiti di Camillo Antona-Traversi, rappresentatasi ieri sera al Costanzi, non è lo studio dell'ambiente sociale nel suo degradamento economico, come potrebbesi dedurre dal titolo; ma, invece, è la riproduzione sulla scena di alcuni tipi della nostra società, che, senza professione alcuna, senza un sudato lavoro, vivacchiano a spese altrui, traendo partito, con l'inesauribile risorsa del proprio ingegno, da ogni occasione, da una gioja, da una sventura comune, per far correre nelle proprie mani del danaro, con cui riparare all'oberato bilancio domestico.
E così l'annuncio di una grossa inondazione costituisce per essi una vera tavola di salvezza, che subito suggerisce loro la benefica idea d'istituire un Comitato immaginario per la raccolta dei fondi necessari a lenire le dolorose condizioni dei colpiti; e di questo Comitato affidano l'iniziativa e la direzione a uno dei patrizi più ricchi e stimati, non meno illuminati d'intelletto.
Naturalmente, le conseguenze sono evidenti: le spese per la pubblica beneficenza non sono mai pienamente giustificate, e talora vanno a intaccare profondamente il cumulo delle somme versate.
Su questa tela si aggira la commedia di Camillo Antona-Traversi, il quale è riuscito a delineare con esattezza di disegno e con efficacia di colorito la figura del protagonista, a cui tutto si può rimproverare, eccetto di non saper ammannire con una certa piacevolezza le sue pronte e geniali trovate.
Questo genere di parassita, che è commendatore e avvocato da un ventennio, senza essere stato mai investito legittimamente di tali titoli, dà un'intonazione felice dell'ambiente in cui vive; e l'ultimo espediente, al quale si appiglia, di entrare a dirigere la tournée artistica di sua figlia, valente pianista, che vuole girare il mondo con un violinista polacco, è l'ultimo tocco riuscito del quadro genialmente ideato; e che, rendendosi degno del maggior interesse, non potrebbe essere più divertente.
Ma le qualità del commediografo si sono rivelate, oltre che nella struttura del lavoro, anche nello svolgimento scenico, di cui furono ammirati pregi non comuni; e cioè una fattura elegante e scorrevole di dialogo, un sano umorismo, una proprietà e bellezza di lingua, che si trova raramente nei lavori drammatici, e una pittura sobria ed efficace di tutte le figure minori e dei contorni del quadro d'ambiente.
Il successo fu completo a ogni atto per l'autore e per gli artisti, che recitarono con vero valore.
Il Calabresi, sotto le spoglie del Commendatore, ha dato tutta la misura del suo grande talento artistico; e, con la felice espressione dei gesti e del suo mobile viso, destò la più grande ammirazione nell'affollato uditorio, che lo acclamò continuamente.
Questa sera, alle 9, il lavoro si ripete e avrà non poche repliche[30].
Parassiti di Camillo Antona-Traversi.
Camillo Antona-Traversi ritorna al teatro e vi ritorna con un lavoro di forte concezione e di solida struttura. La notizia sarà ben accetta a quanti amano l'arte. È giusto che l'applaudito autore delle Rozeno prenda il suo posto accanto ai giovani i quali tentano il rinnovellamento del teatro italiano e hanno già conseguito alcuni buoni successi.
Parassiti, commedia in quattro atti, rappresentata ieri sera al Costanzi con molta cura, sono una satira indovinatissima di una famiglia sociale, diffusa e affliggente, che vive d'imbrogli e converte in suo beneficio le disgrazie del prossimo.
Il commendatore don Gennaro Gaudenzi vive di truffe ingegnosissime; forma un Comitato di beneficenza per gl'inondati di Ostiglia; e, ponendolo al coperto dai sospetti della gente sotto l'alto patronato di un Principe, benefica generosamente... sè stesso; spilla quattrini a una cantante americana; tenta di accasare sua figlia sposandola a un giovanotto nobile e ricco; e così via, di spediente in spediente, sbarca il lunario e sguscia tra gli articoli del codice penale.
I suoi figli sono educati con frutto alla scuola paterna. Intorno a questi rispettabili signori si svolge la commedia e si designano alcune macchiette copiate dal vero con mano felice e gustate dal pubblico.
L'azione, che è svolta nei quattro atti, ha il solo scopo di far meglio conoscere l'ambiente e i tipi che lo colorano. Ma ambiente e tipi sono mirabilmente tratteggiati fin dal primo atto, così che gli altri tre poco aggiungono al valore intrinseco della commedia. La satira è viva e parlante subito, nelle prime scene.
Il secondo atto arricchisce il quadro di alcuni buoni particolari. Il terzo è meno riuscito. Ma l'ultimo finisce la pittura dell'ambiente e ridona a chi ascolta la fiducia e l'entusiasmo. Il primo atto fu giudicato, ed è, il migliore.
Il dialogo è spigliato, naturale, fine: nella satira non pecca di esagerazione.
Gli applausi furono frequenti e unanimi. Il pubblico salutò con vivo piacere la riapparizione di Camillo Antona-Traversi.
***
L'esecuzione fu buona. Una lode speciale va tributata a Oreste Calabresi, il quale interpretò la parte di don Gaudenzi con molta finezza e con quella misura che spesso manca anche ai più celebri artisti.
Stasera Parassiti si replicano.
G. C.[31].
«Costanzi». — Parassiti di Camillo Antona-Traversi.
Camillo Antona-Traversi — l'autore di Le Rozeno, un dramma passionale e dei Fanciulli, un lavoro fortissimo, che è un vero bassorilievo staccato dal mondo dei poveri e degli abbandonati, uno studio di ambiente che, a volte, rammenta certe vivide pagine dell'Assommoir zoliano — ha arricchito la sua simpatica e vitale produzione teatrale con questo nuovo lavoro Parassiti.
Victor Hugo ha narrato, nella sua epica battaglia di Waterloo, di quell'esercito di uomini-sciacalli che si gettano — come corvi sul cadavere — sulle tracce dell'esercito combattente; e, alla dimane della battaglia, spogliano i cadaveri abbandonati nei solchi, rubando tutto ciò che sui poveri morti trovano.
Parassiti di Camillo Antona-Traversi sono appunto questi uomini-sciacalli, che spogliano avidamente, sul campo di battaglia della vita, tutti coloro che hanno la sventura di cadere tra i loro artigli.
Buona ed efficace, dunque, la scelta dell'ambiente da descrivere: ottima la pittura. L'autore incarna questa figura del parassitismo nel commendatore Gaudenzi, in suo figlio e nel cav. Naldini, tre tipi tratteggiati assai abilmente, con sobrietà efficacissima e con una punta mirabile di caustico umorismo. Intorno a questi eroi si aggirano, come sfondo, gli sfruttati, i saccheggiati.
Il primo e l'ultimo atto sono magistrali, sia per la evidentissima pittura dell'ambiente, sia per la spigliatezza del dialogo, la punta fine e sottilissima d'umorismo, il rilievo forte e poderoso di certe scene o di certi episodi.
La commedia ebbe veramente un buon successo. Il teatro aveva l'aspetto dei grandi teatroni di occasione: molte notabilità del mondo artistico e letterario nella platea e nei palchi: molti e continui applausi alla fine di ogni atto e molte chiamate agli attori. Che quegli applausi volino lontano a Camillo Antona-Traversi e gli dicano di continuare tenacemente, e con la forza vivissima del suo ingegno, i suoi lavori teatrali.
Il Calabresi fu un tipo indovinatissimo. Seppe dare una evidenza mirabile a ogni gesto, a ogni espressione. Ottimi il Leigheb e la Zucchini-Majone; buona la Cristina.
Stasera lo spettacolo si replica[32].
Parassiti, commedia in quattro atti di Camillo Antona-Traversi, rappresentata per la prima volta a Roma, al teatro Costanzi, dalla compagnia Leigheb-Reiter.
Io credo che poche volte le liete notizie dei successi drammatici siano giunte tanto gradite ai più, come quelle concernenti la nuova commedia in quattro atti di Camillo Antona-Traversi. L'amico nostro, che opere così vigorose e vitali aveva dato al teatro italiano, nei dolori del suo esilio immeritato, nelle aspre difficoltà di una misera vita da guadagnare giorno per giorno, aveva interrotto la sua fruttifera attività di lavoratore per la scena di prosa; e dal suo ultimo successo dello Stabat Mater — successo di cui egli, ancora in patria, potè gustare la gioja — al trionfo dei recenti Parassiti, sono corsi quattro o cinque anni di gelido squallore d'anima e d'intelligenza. Ma lo scrittore nel suo esilio ha infine trovato un conforto nel lavoro; e io imagino le sue speranze e i suoi sogni scrivendo i quattro atti della nuova commedia. Dovevano tornare alla sua memoria le platee festanti innanzi alle quali egli aveva visto rappresentare le sue Rozeno e altri suoi drammi. Parassiti sono stati scritti nella solitudine, con l'unica speranza e l'unico sogno del successo, quel successo che per l'esule rappresentava la voce più affettuosa della patria lontana.
Camillo Antona-Traversi ha, secondo me, scritto con la sua nuova commedia il lavoro più forte e più vitale dopo le Rozeno. E mi spiego. La favola di Parassiti è sottilissima, l'azione non procede di gran che dal primo alzarsi all'ultimo abbassarsi del sipario. È una commedia di caratteri, la vera commedia di caratteri, dove la psicologia spicciola non aggiunge nessun fastidioso frastaglio; la vera commedia di caratteri dove l'azione non ingombra mai lo sviluppo di quei caratteri, anzi la seconda. L'autore dei Parassiti, accingendosi a scrivere quei quattro atti, si è ben reso conto che, per riuscire nell'intento, erano necessarie quattro qualità eminentissime: un raro dono di osservazione acuta e sincera, un'ironia sostenuta e piena di arguzia e di bonomia, una satira non sguaiata ma energica, una semplicità piena di festevolezza e di verità. Queste infatti sono le principali doti dei Parassiti. La commedia non mette in scena che un losco tipo di affarista, il comm. Gaudenzi, un suo luogotenente e il figlio, tre tipi perfetti per cui il parassitismo è l'unico mezzo di vita e di salute. Il piccolo imbroglio si svolge tra queste persone con una economia drammatica di divagazioni e di particolari quale è oramai sempre più raro ritrovare nelle commedie d'oggigiorno, fatte con la famosa ricetta: prendete un buco e arzigogolateci alla meglio o alla peggio. Non vi potete imaginare, non avendo intesa la commedia, di quanta osservazione essa sia piena: a ogni cinque minuti, voi date un balzo su la vostra poltrona, poichè avete conosciuto persone simili a quelle che si muovono su la scena e le vedeste agire così, le udiste parlare così, imaginaste che pensassero così. A ogni momento, il dialogo festevole e scorrevolissimo vi fa udire di quelle frasi che tante volte avete udito nella vita, di quelle frasi che sono dette sempre, perchè in quei casi solo quelle si possono dire. Tutto questo condito da un'ironia sempre presente, mascherata abilmente da una certa aria di bonomia, una certa aria di sorriso e di perdono che accompagna il colpo di scudiscio vibrato in pieno volto. Ma in certi punti la bonomia scompare, il sorriso diventa una smorfia o un sogghigno, l'ironia divien satira. E la satira è violenta, efficace, arditissima. Quella società del secondo atto, quel ricevimento in casa del commendator Gaudenzi, quelle ragazze che si lascian portar via dai Naldini nell'ebrietà sottile dello sciampagna, quei critici esteti e quelle cantanti americane, tutta quella società varia, mescolata, ibrida, nella satira trova la più terribile sferza. Non sempre, è vero, queste intenzioni satiriche sono completamente riuscite. Qualche volta la satira resta bassina, lo scrittore non ha la forza di levare la sferza e si contenta della caricatura. Ma per ben poco. La commedia riprende il suo corso. Ritorniamo all'ironia, alla festevole semplicità, per giungere a quella fine veramente classica; una di quelle fini che — ultima linea decisiva di un carattere — erano il segreto ineffabile di Molière e di Goldoni. Dopo anni e anni d'imbrogli e di parassitismo, il commendatore avvocato don Gennaro Gaudenzi — che non è commendatore e non è avvocato — quando sua figlia, a causa degli imbrogli e del parassitismo di lui, ha dovuto rinunziare al matrimonio con l'uomo che ama e decidersi ad accompagnare in una tournée artistica per l'Europa un celebre violinista polacco, quando vede sfuggirsi tutte le sue risorse, i suoi redditi, i suoi rampini per gl'imbrogli e i pretesti alle sue furfanterie, quando questa ultima débacle può dirsi imminente, allora il commendatore Gaudenzi, il parassita, non si rassegnerà a una vita nuova, morigerata e modesta; ma, come il lupo, con quel che segue — e specialmente i lupi di quel genere! — così egli andrà con sua figlia e col violinista, egli sarà il loro impresario: egli — naturalmente — li imbroglierà: egli — classicamente — dopo essere stato il parassita di grandi e di meschini, di amici e di conoscenti, di parenti e di ignoti, sarà il parassita di sua figlia, di quella povera figliuola la cui felicità egli distrasse e rese impossibile con le losche mene delle sue geniali canaglierie!
Questo — lo ripeto — mi pare un epilogo classico e da grande commedia. Camillo Antona-Traversi, con un ultimo audace e vigoroso colpo di stecca, mette in piedi, completa, la statua del parassita.
Alcuni hanno trovato troppo scarsi gli esemplari di Parassiti che Camillo Antona-Traversi ci presenta. Costoro avrebbero ragione se l'autore delle Rozeno avesse, con un semplice articolo, generalizzato l'intento della sua commedia. Se non che non I parassiti s'intitolano i quattro atti, ma semplicemente Parassiti. Come vedete, non esigua è la differenza. Non tutti i parassiti egli volle rappresentare; ma solamente alcuni tipi di quella innumerevole razza. Non ripeterò ancora quanto egli sia riuscito nel suo scopo. Il commendator Gaudenzi è un carattere. Si potrà dire — e non sembri esagerazione la mia — si potrà dire un Gaudenzi, come si dice un Mercadet, un Rabagas, un Desjenais, o un Monsieur Alphonse. Io credo che consentirete nel dire che, per un autore, questo è un invidiabile risultato.
Gli attori diedero tutto il sussidio della loro arte alla bellissima commedia. Il magnifico Calabresi fu vero collaboratore di Camillo Antona-Traversi, interpretando perfettamente il perfetto personaggio, prestandogli quella vena di umorismo e di genialità che deve renderlo simpatico pur tra le sue birbonate. Claudio Leigheb fu un irresistibile Naldini, segretario particolare e ajutante di campo del Gaudenzi. Luigi Carini fu, secondo il solito, misurato, elegante, efficace, spontaneo. La signora Carini piena di passione e di ardore. E tutti, tutti quanti — meno, naturalmente, la signora Virginia Reiter che volle ostinatamente rifiutare alla commedia dell'esule amico nostro il sussidio della sua arte e del suo nome, non ritenendo forse degna la parte della sua interpretazione, accampandosi dietro il pretesto di quel phisique du rôle di cui, malauguratamente, gli attori non tengono alcun conto in altri casi, quando fa comodo a loro.
Ma, del resto, la commedia di Camillo Antona-Traversi trionfa da sola delle ostilità grandi e piccole. Si svolse, s'impose, trionfò. Essa è il più recente frutto di un autore drammatico di altissimo ingegno, che molte opere di gran valore, come questa, dovrà dare al teatro italiano per molti anni ancora. Questo significavano a Camillo Antona-Traversi, lontano, le acclamazioni del pubblico di Roma, così restio all'applauso in generale. In una sua recentissima lettera, Camillo Antona-Traversi mi scriveva: «Tu non puoi imaginare quale raggio splendente di luce dopo tanta notte sia stato per me il successo: tu non puoi imaginare come ciò mi riconduca e mi risospinga, alla speranza, alla vita e al lavoro!». Con tutta l'anima, io auguro al lontano che questa speranza si realizzi, che la vita abbia ancora rose per lui e il lavoro frutti ancora opere d'arte come i Parassiti per il nostro orgoglio letterario e per il successo e la gioja del forte e irrequieto scrittore.
Lucio D'Ambra[33].
Prime e non ultime. — Parassiti, commedia in 4 atti di Camillo Antona-Traversi.
Se il signor Pubblico non fosse un giornale settimanale, si sarebbe già occupato diffusamente del nuovo lavoro drammatico di Camillo Antona-Traversi; ma esso arriva con la vettura del Negri e perciò non può pigliarsi il gusto, che non darebbe gusto neanche ai nostri lettori, di ripetere, sia pure con altre parole, tutto ciò che hanno già stampato gli organi magni della stampa politica quotidiana di Roma.
Detto ciò come preambolo utile, se non necessario, eccomi a parlarvi, critica delle critiche, di questi Parassiti, per me il più organico, il più efficace lavoro dell'amico lontano e amato.
Egli non ci ha dato, soltanto, un'azione drammatica dialogata; ma un vero e proprio studio di ambiente, una vera e propria fotografia di certi individui che vivono alle spalle del prossimo, che sfruttano il sentimento della carità, dell'entusiasmo pubblico a proprio unico benefizio.
Questa la sintesi morale della nuova commedia. L'intreccio lasciamolo da parte: esso è una cosa pressochè trascurabile, essendo una continuità di piccoli episodi colti dal vero.
Camillo Antona-Traversi ha mostrato in questo lavoro di aver proprio formata la fibra dell'autore drammatico; e, quel ch'è più, di non aver dimenticata la patria, benchè esule: egli ci ha dato la commedia italiana, sempre sospirata, mai venuta fin qui. E questo è il maggior pregio dei Parassiti.
Noi abbiamo riconosciuto in quei personaggi tanti e tanti nostri amici... per modo di dire. Nel suo protagonista, il Gaudenzi, si rispecchiano gli eterni sfruttatori d'ogni borsa... altrui; e quella casa borghese non è che una delle tante case borghesi di Roma, d'Italia, se volete, ma non di altri paesi. Costumi, ambiente, personaggi, dunque, tutti italiani, come è italiana — la dio mercè! — la lingua che questi nostri tipi parlano senza ostentazione di spirito, ma briosamente, certo.
Giova riconoscere che il primo e l'ultimo sono gli atti che dànno ai «Parassiti» fisonomia di capolavoro.
E, dopo ciò, occorre aggiungere altro?
Forse sì, per deplorare che il valore di Virginia Reiter non abbia potuto accrescere le attrattive della novità. Mi spiego: ella non ha preso parte al nuovo lavoro del Traversi. Peccato! Molti non si recano a teatro, se non vedono sul cartellone il nome della prima attrice.
Ma quod differtur non aufertur; e, con la certezza di riudirli presto e in una stagione meno estiva, mando anche le mie congratulazioni, il mio caldo saluto, all'antico compagno di studj, al fratello carissimo.
Gallieno Sinimberghi[34].
Parassiti di Camillo Antona-Traversi.
Più volte annunciati e attesi con molta curiosità, i Parassiti di Camillo Antona-Traversi hanno visto la luce della ribalta lunedì al teatro Costanzi, e l'accoglienza che la commedia ebbe dal pubblico fu meritamente lusinghiera.
Dopo le prove già date dall'autore, era lecito sperare dall'Antona-Traversi ancora un nuovo lavoro vitale; e l'amico nostro infatti ci ha dato questa commedia destinata a tenere un buon posto nel repertorio delle compagnie drammatiche.
Il segreto del successo dei Parassiti consiste sopra tutto nella chiara e precisa visione dei caratteri. Ma v'abbondano altresì pregi notevoli nel dialogo, nella tecnica scenica. Fu osservato che la commedia non è perfettamente «organata»; che in essa le scene par non si colleghino abbastanza tra loro. Ma, dato e concesso che ciò sia, sì deve anche convenire che l'autore non si è prefisso di svolgere una tesi, bensì di darci una fotografia di ambiente; e la fotografia — o, se volete, le fotografie — sono riuscite felicemente.
Di più, l'Antona-Traversi ci presenta i suoi parassiti con certo colore gajo, così che i caratteri di Don Gennaro e del cav. Naldini finiscono per essere, diremmo quasi, simpatici, o almeno non repugnanti.
Camillo Antona-Traversi ha avuto la buona sorte di affidare la sua commedia ad attori del valore di Oreste Calabresi e di Claudio Leigheb. Anche gli altri artisti della compagnia, la Zucchini-Majone, la signora Leigheb, il Carini, hanno messo, nell'interpretazione delle loro parti, l'impegno e l'affetto che derivano dalla sicurezza della bontà del lavoro rappresentato[35].
Parassiti.
Camillo Antona-Traversi è tornato trionfalmente alla ribalta. Notizia lieta questa, e che deve rallegrare sinceramente tutti quelli che amano l'arte drammatica di puro amore. Parassiti sono una bella e buona commedia, che si riannoda alla fresca, ridente tradizione dell'arte schiettamente italiana. Uno studio di carattere, quello del Gaudenzi — un uomo che vive di espedienti, reso in tutte le varie vicende con verità, con arguzia, con efficacia senza pari — è il perno dell'azione a torno a cui si aggira tutto un mondo speciale, nè buono, ne pessimo, che vive e palpita su la scena e sforza al triste sorriso. Tutti quei tipi, maschi e femmine, anche quando per le esigenze della scena debbono essere veduti di scorcio, hanno una fisonomia distinta; e — quello che a me pare grande merito pel commediografo — sono resi tutti con una serenità di visione oramai rara negli scrittori. L'argomento semplice, poichè si compendia tutto nei loschi maneggi del Gaudenzi per un improvvisato Comitato di beneficenza a favore di una pubblica sventura, e negli intrighetti per ottenere alla figlia di lui un ricco marito, si svolge limpido e simpatico a traverso un dialogo snello, comico, di buona lega, senza ricercate eleganze. Lo spettatore segue sempre con vivo interesse il movimento di quei personaggi, che vivono di vita vera in un ambiente ch'egli conosce e che vede riprodotto con sincerità.
Tenuto pur conto del merito della esecuzione, che, da parte della Compagnia Leigheb-Reiter, fu davvero perfetta, quest'ultima commedia dell'Antona-Traversi resta sempre una segnalata vittoria per l'arte paesana, destinata certo a un giro trionfale. E io vorrei che, pel genere, fosse guida e insegnamento ai giovani, i quali, correndo dietro a vani fantasmi, sciupano, qualche volta, le loro migliori attitudini.
Osserviamo la vita che ci circonda e cerchiamo di riprodurla con verità, con efficacia... e senza annojare il prossimo.
Luigi Grande[36].
Parassiti.
Camillo Antona-Traversi è tornato trionfalmente alla ribalta. Questo ritorno, oltre che letizia per l'arte, è gioja viva e sincera di tutti gl'innumerevoli suoi amici... e non della ventura. Il successo completo, entusiastico, di questo lavoro, al nostro Costanzi, è stato realmente quello che, con parola oramai sfruttata, dicesi una vera festa. Un bellissimo teatro e applausi continui, calorosissimi.
E non era saluto soltanto all'amico lontano, o simpatico slancio affettuoso all'uomo di cuore; ma ammirazione per l'opera d'arte completamente riuscita, e per un autore di grande ingegno, il quale, a traverso molteplici prove, ci ha dato l'opera sua più organica, più sana, più italianamente bella.
Il carattere del Gaudenzi, tratto dal vero con rara efficacia, è il tipo indovinato a torno a cui si aggira tutto quel piccolo mondo di bassi interessi, di dubbie imprese, di losche transizioni, che sono la vita angosciata e inappagata di parte della nostra borghesia. Ambiente ben reso, con comica bonomia, con visione serena: qualità questa tanto più rara ora in cui le nebbie nordiche e le astruserie simboliche pare abbiano inquinato le pure fonti della nostra tradizione letteraria.
Ma l'ambiente, oltre che dal protagonista — scolpito con mano sicura — ha il suo rilievo da tutti gli altri personaggi, delineati tutti — anche quelli che per esigenze della scena debbonsi vedere di scorcio — accuratamente, senza soverchia tenerezza o troppi foschi colori di pessimismo. Il dialogo corre via elegante, senza leziosaggini, comico senza freddure e sempre appropriato al personaggio che parla: cosa che parrebbe indispensabile e di cui pare tuttavia non si faccia più alcun conto.
In somma, una commedia del buon tempo antico e che è un raggio di luce... anche per l'autore.
L'interpretazione è stata cornice degna del quadro. La compagnia Leigheb-Reiter ha recitato Parassiti divinamente: proprio così!
Oreste Calabresi ha fatto una vera creazione di Gaudenzi, e Leigheb ha reso di grande importanza la parte di poca rilievo del Naldini.
Il Carini, la Cristina, la Leigheb, la Zucchini-Maione, il Guasti, la Carini, il Beltramo, la Bardazzi, il Rizzotto sono stati ottimi, ottimi davvero.
Ah! l'arte, quella vera, resta sempre la gran consolatrice.
Così è, buon Camillo!
Gérard[37].
Parassiti al «Costanzi».
È bastato vedere sui manifesti l'annunzio di una nuova commedia di Camillo Antona-Traversi per far accorrere nella grande sala del Costanzi quanti sono appassionati dell'arte e del bello.
In tanta parsimonia di nuovi lavori per la nostra scena, desta maggiore impressione quello che, sollevandosi sugli altri, riesce a colpire l'anima di chi ascolta con una tesi vera, bene svolta e meglio eseguita.
Nei Parassiti vengono descritti, scolpiti, con una potenza di colorito che solo sa dare il valoroso autore delle Rozeno, tutti quegli esseri sociali, che non sapendo come mantenere quell'apparenza di lusso e quelle comodità della vita tanto necessarie per coloro che non amano il lavoro, si dànno a un oscuro maneggio di furfanterie, coperte dall'opera filantropica della carità e mai disgiunte dalla cortesia insinuante e dai guanti gialli.
I lavori del Traversi si sono sempre impadroniti della scena, perchè non sono altro che la riproduzione di manifestazioni della vita vissuta.
Le Rozeno vivono e vivranno per molto tempo, riscuotendo ovunque il plauso unanime di tutti i pubblici, perchè — come nei Parassiti — c'è la forza dell'azione, la verità del fatto, la naturalezza del dialogo.
Il Calabresi ha reso nella più spiccata evidenza il difficile carattere del protagonista: ottima la signora Zucchini-Majone; un'adorabile inglese la signora Leigheb,
E facciamo punto, con la speranza dì vedere presto tra noi il buon Camillo assistere personalmente ai trionfi delle sue produzioni, chè ne avrebbe un po' diritto[38].
Al «Costanzi».
La replica della commedia di Camillo Antona-Traversi, Parassiti, riconfermò, iersera, al «Costanzi», il successo. Grandi applausi al Calabresi, che va particolarmente ricordato e lodato; e applausi al Leigheb, che simpaticamente volle assumere la «parte» di segretario del Gaudenzi; e applausi e chiamate, col Calabresi e il Leigheb, a tutti gli attori, signora Zucchini-Maione e Leigheb, signorina Cristina, signori Carini e Guasti[39].
***
Al «Costanzi»: — La seconda rappresentazione dei Parassiti di Camillo Antona-Traversi ebbe la stessa lietissima accoglienza della prima.
Grandi applausi al Calabresi, sempre più ammirabile nella parte del comm. Gaudenzi, alla Cristina, a Claudio e Teresina Leigheb e agli altri esecutori[40].
Al «Costanzi».
Iersera, la replica dei Parassiti, il nuovo e applaudito lavoro di Camillo Antona-Traversi, ebbe conferma completa del successo: il pubblico seguì l'azione, mirabilmente riprodotta, con vero interesse. Oramai, sebbene in due sere, questi Parassiti possono a buon diritto vantare il merito d'aver guadagnato un posto eminente fra le migliori produzioni italiane di questi ultimi tempi, e al lavoro è assicurate il percorso trionfale di tutte le città del regno[41].
***
Teatri. — Al «Costanzi» la novissima commedia di Camillo Antona-Traversi, Parassiti, ebbe lo stesso lieto successo della prima sera. Molto pubblico e molti applausi[42].
***
A! «Costanzi». — Domani sera, Parassiti di Camillo Antona-Traversi, una delle più schiette commedie italiane di questi ultimi anni; e, insieme, una simpatica creazione di Oreste Calabresi[43].
***
A MILANO.
Teatro «Manzoni». — Parassiti, commedia in 4 atti di C. Antona-Traversi.
È cosa molto lusinghiera per un autore il vedere; o — nel caso di Camillo Antona-Traversi che è fuori di Milano — il sapere come l'annuncio di una propria commedia ha fatto accorrere e affollare il teatro dal pubblico delle prime rappresentazioni, giudice severo, ma imparziale. Questo dinota stima verso l'autore, aspettativa di un'opera d'arte e speranza di un successo; poichè è omai nota la diffidenza del pubblico per le premières di autori italiani, anche in fama di celebri. Se l'esito è pieno, incontrastato, l'uditorio aumenta prodigiosamente alle repliche... altrimenti, diserta del tutto lo spettacolo.
Iersera, il Manzoni aveva l'aspetto delle serate importanti; quel che si dice un bellissimo teatro.
E al primo atto una corrente di simpatia si stabilì rapidamente fra palcoscenico e pubblico.
Il tipo del pseudo avvocato e commendatore Gaudenzi, l'affarista moderno senza scrupoli, speculante sulle grandi sventure nazionali e sulle cantanti... internazionali; tipo incarnato artisticamente, squisitamente, dal Calabresi, e una buona creazione dell'autore delle Rozeno avvinse la massa e la predispose al successo.
E l'atto stesso, lodevolissimo come impostazione e come esposizione di tipi, riuscì gradito e procurò agli esecutori due calorose evocazioni alla ribalta.
L'autore, per mostrare la lunga serie di parassiti sociali, allargò troppo il quadro e perse la visione netta artistico-scenica, indebolendo cogli episodi l'efficacia del tipo principale.
Forse l'autore non l'ha voluto, ma la commedia è riuscita un lavoro a protagonista; e su questo il pubblico ha converso l'attenzione, l'interessamento e anche le simpatie. È un fatto dimostrato che sul teatro il birbante, quando è allegro, sfacciato, arguto, raggiratore e cinico divertente, raccoglie maggiori simpatie della vittima che lotta onestamente contro le traversie della vita. Il pubblico sa che all'ultimo atto, quello della morale, il birbante sarà punito e ciò tranquillizza la coscienza. Sebbene spesso, in fondo in fondo, lo spettatore trova la morale falsa e in contraddizione colla vita reale che porta in alto gli audaci. E gli audaci hanno pochi scrupoli e meno pregiudizi, acquistandosi l'onorabilità quando han perduto l'onore.
L'antipatico, l'odiato, è il birbante tartufo, l'ipocrita sornione, il brutale volgare, che non ha sorrisi, ma ghigni; e opprime violentemente, senza sorridere mai, senza far la satira di sè stesso e della buaggine umana della quale approfitta.
Don Gennaro Gaudenzi è un bel tipo di parassita sociale, senza senso morale, senza sentimentalità, senza pregiudizi. È serenamente laido nell'animo corrotto messo a nudo; e, pur ricordando altri caratteri portati sul palcoscenico, ha una impronta originale che si mantiene fino all'ultimo atto.
Interessa in tutto lo svolgimento dell'azione: quando rivela i mezzi per apparire un avvocato pieno di cause, quando rinnova lo stratagemma del Comitato di beneficenza, quando sa accappararsi la stima di una cantante americana ricca, ma sfiatata, quando fa valere la dote immaginaria di sua figlia, quando cerca convincere la nuora che separazione val divorzio ed è meglio guadagnare in un divorzio che tribulare la vita per una falsa dignità. E il tipo si completa quando, volendo fare la morale alla figlia, resta convinto da questa e accetta una posizione, se non dignitosa, almeno lucrosa, lasciando nell'imbroglio i complici e gli illusi.
Un bel tipo quello dell'ex-cantante ed ex-impresario improvvisatosi e sanzionatosi avvocato e commendatore; ma appunto perchè troppo accentuato e preminente nell'azione, il dramma immaginato dall'autore, la filosofia, lo studio del problema propostosi, passa in seconda linea, indebolisce. L'autore vuol satireggiare, far odiare i parassiti, e il pubblico non s'interessa e simpatizza che per il parassita e niente per le vittime. Quasi quasi si direbbe che la logica del mondo è quella di Don Gennaro Gaudenzi e che gli altri hanno torto a non essere della sua forza.
E questo succede anche perchè, mentre il tipo di Gaudenzi è ben costrutto e ha una impronta personale, il resto rivela troppo l'uso dei vecchi sistemi di palcoscenico. Il dramma e i personaggi secondari non hanno grande efficacia, perchè i loro sentimenti non appariscono abbastanza sinceri e stillano l'artefatto.
Gli attori ebbero chiamate a ogni atto; ma contrastate.
Parassiti si possono definire una bella creazione di un tipo scenico.
L'esecuzione è stata buona, affiatata, artistica. Calabresi ha trionfato: un trionfo completo di attore fine, intelligente, comicamente elegante.
Leigheb, anche in una parte secondaria, è sempre... Leigheb. La Majone, la Cristina, la Leigheb, Carini, Guasti e gli altri recitarono tutti con impegno.
Stasera la commedia si replica.
Romeo Carugati[44].
Parassiti, commedia in 4 atti di Camillo Antona-Traversi.
Don Gennaro Gaudenzi ha fatto un po' di tutto per sbarcare il lunario più lietamente che fosse possibile. Da comprimario, coll'ingegno pronto e speculativo, s'è levato a far l'impresario. Poi, non si sa come e perchè, s'è ridotto ad accettare il posto di segretario comunale in un paesello. Ma la sua fantasia facile, piena di iniziativa, avea ben altro orizzonte, ed egli si è buttato nel mare magno della Capitale, dov'è riuscito a farsi chiamare avvocato e commendatore per giunta, senza aver avuto mai una laurea e una commenda.
Nel mare magno della Capitale egli è riuscito a ben altro: anzi tutto, pure abattuto qualche volta dall'infide onde tempestose, s'è saputo tenere a galla. Egli è perchè ha le sue teorie sul saper vivere, teorie che non fallano quasi mai per gli uomini di talento. Forse, peregrinando pel mondo, l'ex-comprimario e impresario ha imparato, pria d'ogni altro, a non avere scrupoli: sono un bagaglio inutile e ingombrante.
L'insegnamento appreso nel gran libro della vita egli non ha mai trascurato e ha infinocchiato il mondo vivendo bene alle spalle di esso, sfruttando l'altrui ingenuità, traendo vantaggio da tutto, dalle piccole vanità individuali e dalle grandi sventure pubbliche, sempre pronto a trovare un espediente che lo liberi da un momentaneo contrattempo, da una improvvisa avversità del caso o degli uomini.
Oltre a tutta questa personale noncuranza di tutto ciò che è sentimento morale, il falso avvocato e commendatore ha un'altra sapienza, quella, forse, sulla quale poggia la infallibilità del suo metodo di sbarcare il lunario: parere. Il mondo, del resto, è così buono che s'illude facilmente delle apparenze.
Un Ludro moderno, riveduto però, corretto, e sopra tutto ampliato, tale è la figura principale che l'Antona-Traversi ci presenta nei suoi Parassiti; non nuova nella grande famiglia comica moderna, dove ha dei fratelli maggiori, se non per qualità di furberia, di accorgimento, di spirito inventivo da gabbamondo, perchè venuti prima di lui sulla scena di prosa; e tra essi il Cantasirena della Baraonda di Rovetta e quel personaggio ideato da F. Pozza e C. Bertolazzi nel Disastro di Roccamare, una commedia caduta, perchè da satira — come avrebbe voluto, potuto e dovuto essere — finì in caricatura. E accanto a Ludro, l'Antona-Traversi ha messo un Ludretto, il cav. Naldini, suo degno segretario.
È questo il parassita numero 2 della commedia, la quale ha pure un parassita numero 3: un figliuolo del Gaudenzi, avvocato autentico lui, che, dopo avere sposata una sarta, finisce col vergognarsene, ma non disdegna di farsi da lei mantenere e di rubarle i risparmi che dovranno servire a pagare l'affitto di casa; e, poichè ella gli rinfaccia l'indifferenza e il furto, la vanità e l'inutilità, egli trova a pretesto la diversità della loro indole, per voler una separazione giudiziaria. E, ottenutala, coglie una buona occasione, quella di fuggire con una ricca americana, che era venuta in Italia a studiare il canto; e che, dopo un fiasco piramidale fatto all'Argentina, smette l'idea di continuar la carriera iniziata sotto auspicii così poco promettenti; carriera per il cui miraggio il Gaudenzi l'ha così abbondantemente sfruttata nella borsa.
Questi i parassiti di Camillo Antona-Traversi. E i primi due riuscirono a divertire il pubblico mentre stettero in iscena; ma essi non furono sempre in iscena. Perciò l'esito della commedia fu vario nei 4 atti.
Il successo inuguale è derivato dalle inuguaglianze, che sono nella commedia.
Il perno onde si regge e si muove tutta la commedia è il Gaudenzi. Ne segue che essa non procede, o procede stentatamente, s'egli dalla scena s'allontana, o se l'insieme lo copre un tantino, come al secondo atto, in cui, pur stando in iscena, egli è sopraffatto da quel mondo di piccoli parassiti. In esso, però, sono scene che rivelano un autore come sceneggiatore sicuro, colorito, osservatore arguto e anche fino, come ad esempio la scena tra madre e figlia all'ultimo atto, veramente mirabile.
Io prevedo però che, non ostante il successo incompletamente lieto di ieri, la commedia avrà parecchie repliche. Bilanciate la parte che diverte e quella che non interessa della commedia, quella ha una grande preponderanza sa questa. La quale non appare, poi, così difettosa e appiccicaticcia com'essa è veramente, in grazia della grande abilità che Camillo Antona-Traversi ha spiegato scrivendo Parassiti.
Non è stato un successo artistico completamente, ma sarà molto probabilmente un successo finanziario. Il buono, ch'è nella commedia, lo merita. Non si danno di frequente rappresentazioni che, pur destando discussioni e riserve, interessino così vivamente il pubblico anche dal lato artistico.
Degli esecutori si deve dir bene; specialmente un gran bene del Calabresi, che, ieri sera, nell'ammirazione del nostro pubblico, fece un passo così gigantesco da mutarla in feticismo. La sua interpretazione del Gaudenzi apparve il prodotto dello studio e della forza di un grande e fine talento comico.
Aus.[45].
Al «Manzoni».
Ieri sera, la Compagnia Leigheb-Reiter ha rappresentato la nuova commedia in 4 atti di Camillo Antona-Traversi, Parassiti.
Il titolo è chiaro e chiari risaltano anche nella commedia questi tipi di sfruttatori di ogni nobile sentimento, senza coscienza e senza dignità, tutto apparenza, «spolvero» e inganno. La scena si svolge in Roma — come terreno più adatto a questa mala erba — e l'intenzione dell'autore è stata appunto quella di ritrarre un quadro della vita della terza Roma.
La commedia è tutta di tipi e d'ambiente e il tenue intreccio non costituisce parte essenziale. È intorno al comm. Gennaro Gaudenzi che gira questo mondo, non nuovo, ma strano e ripugnante. Il tipo del Gaudenzi — il gran parassita — è fortemente tratteggiato e colpito nei suoi aspetti principali. Dopo di lui, spicca il suo segretario Naldini. Gli altri personaggi muovono e danno risalto a questi due che sono appunto i protagonisti.
Il pubblico, numeroso, ha accolto con applausi il primo e il quarto atto, veramente pregevoli per la fattura e per il dialogo.
Ammirevole è stata l'incarnazione del tipo del Gaudenzi fatta dal Calabresi. Non meno accurato e caratteristico il Leigheb quale Naldini. Bene poi gli altri esecutori: le signore Maione, Leigheb, Cristina e il Carini, il Beltramo, Rizzotto, Guasti.
Questa sera replica.
Ar.[46].
***
Ieri, venerdì, la prima novità: Parassiti di Camillo Antona-Traversi. Il teatro era affollatissimo: il primo atto ebbe tre chiamate; tre al terzo e due all'ultimo. L'esecuzione fu eccezionalmente buona. Calabresi è un protagonista hors ligne, perfetto addirittura, e ottenne un vero e proprio successo colossale. Di Claudio Leigheb credo inutile parlare: del segretario del Commendatore parassita fa una creazione, e a ogni battuta era un applauso o una risata. L'esecuzione della supercompagnia fu perfetta per tutti. Questa sera, sabato, Parassiti si replicano[47].
***
A TORINO.
Parassiti. — Commedia in 4 atti di Camillo Antona-Traversi. — Teatro «Alfieri», 29 dicembre.
Il titolo ha, se non altro, il merito di essere chiaro e di indicare allo spettatore chiaramente che cosa sarà la commedia. E questa ha il merito di non mancare alle promesse del titolo; e di svolgere, un po' monotonamente, un po' troppo uniformemente se vogliamo, ma efficacemente, dei caratteri.
Ma svolgerli efficacemente non è tutto. Bisogna che questi caratteri siano originali: se non originali, bisogna che il metodo con cui sono studiati ci appaja nuovo, ci si dimostri atto a far risaltare di loro quelle peculiari caratteristiche che altri dipintori avean trascurate o lasciate nell'ombra.
Se alla mancanza di originalità dei caratteri si unisce 1a mancanza di originalità nello studio, potrà venir fuori da questa unione forse una commedia che una sera o due divertirà, ma che non resterà nei nostri ricordi, non avrà lunga vita nelle nostre impressioni.
Questa commedia di Camillo Antona-Traversi mi pare così. Il tipo che vi campeggia è vecchio. A non citare capilavori, noi ne abbiamo visti esemplari in moderni romanzi e in moderne commedie. Ed è naturale che quel tipo seduca. Nella vita d'oggi, egli ha il suo posto tanto più definito, quanto più egli è indefinibile: oggi, parassita della politica; domani, parassita degli affari; doman l'altro, parassita dell'arte, della beneficenza, degli affetti. Voltaire ha detto che il parassita è una bestia piccola che vive alle spalle di una bestia più grossa: definizione intuitiva che serve anche, naturalmente, per il commendatore Gaudenzi, ideato dal Traversi.
Ma gli serve troppo bene, direi quasi. Quasi direi che noi desidereremmo minore fedeltà in lui al tipo classico del parassita.
Il difetto di questa commedia è quindi un difetto di vecchiezza. Ma sarei ingiusto se non riconoscessi che dei vecchi materiali l'Antona-Traversi si è servito con disinvolta maestria e che qualche cosa vi ha aggiunto.
Vi ha aggiunto una certa snellezza moderna, eccessiva fino talvolta, e radente quasi, come nel secondo atto, i confini della pochade: vi ha aggiunto una sobrietà efficace in certi punti, che non può non esser lodata quando si pensi che di un tipo così, tutto esterno, era tanto facile, col pretesto di renderlo più vivo, esagerare le linee.
Tutte queste sono qualità che alla commedia dell'Antona-Traversi vanno riconosciute e che spiegano il successo di ieri sera. Il quale sarebbe stato anche più vivo e più completo di quello che fu, se alla commedia non nocessero, per contro, qua e là, certi convenzionalismi di situazioni più pericolosi assai della inoriginalità dei tipi.
L'intreccio, lettori? Ma da quanto ho detto più sopra voi dovete aver capito che intreccio propriamente non c'è. Tipi e scene. E se gli uni e le altre fossero tutti e tutte originali, artistiche e vigorose ci sarebbe da rallegrarsi davvero con Camillo Antona-Traversi del successo di ieri. Applauditi due e più volte tutti gli atti: il secondo parve un po' menare il can per l'aia e piacque meno.
Il Calabresi incarnò più che ottimamente il protagonista, ed ebbe applausi anche durante gli atti. Numerosissimo il pubblico.
C. Giorgeri-Contri[48].
Parassiti di Camillo Antona-Traversi, al teatro «Alfieri».
C'era da temere che il cattivo tempo recasse ieri sera molto danno ai Parassiti: invece, il concorso del pubblico fu assai numeroso, tanto che la sala presentava un aspetto animatissimo.
E furono molte le signore, fra le più leggiadre ed eleganti dell'élite torinese, che sfidarono coraggiosamente la neve e l'umidità per assistere alla «prima» della nuova commedia di Camillo Antona-Traversi; la quale, mi affretto a registrarlo e con vivo piacere, ottenne fra noi la medesima buona accoglienza già avuta a Roma e a Milano.
In complesso, una diecina di chiamate.
Gli atti più completi e riusciti sono il primo, il terzo e l'ultimo. Ma di una commedia in quattro atti, che ve ne siano tre soddisfacenti, è già molto.
Così fosse sempre!
Nei Parassiti c'è una grande verità e osservazione, brio, movimento, spirito e arguzia.
L'autore di Le Rozeno, e di tante altre applaudite produzioni, rivela pure in quest'ultimo suo lavoro un talento, un'esperienza, un'abilità non comuni.
Nei Parassiti i personaggi sono tutti delineati accuratamente.
Quel sedicente avvocato e commendatore Gaudenzi, uno di quegli esseri che pullulano in tutte le grandi città e che vivono alle spalle del prossimo, gabbandolo sempre, si può dire maestrevolmente scolpito.
Il tipo, se non originale, è presentato molto bene e l'Antona-Traversi non va certo accusato di plagio.
Degli altri caratteri appare più evidente quello della signora Gaudenzi, tanto credula, semplice e buona.
Felicemente disegnata la «macchietta» di Naldini, segretario e alter ego del Gaudenzi.
Tutti quanti i personaggi, poi, parlano realmente il linguaggio che loro si conviene; ciò che non accade sovente di udire.
Quanto all'ambiente, è reso con notevole cura. Scorrevole, appropriato, benissimo il dialogo.
L'esecuzione della commedia fu lodevolissima.
Della parte di Gaudenzi, quel geniale e valoroso artista ch'è Oreste Calabresi fece una delle sue più brillanti, caratteristiche, perfette creazioni; e il pubblico lo ricompensò con applausi e acclamazioni fragorosissimi, generali, non solo al termine di ciascun atto, ma altresì delle scene capitali.
L'ottimo Claudio Leigheb mise a servizio del cav. Naldini tutta la sua invidiabile festevolezza, comicità e bravura, tenendo alta la nota gaja e meritando le unanimi approvazioni.
Egregiamente, nelle vesti della buona signora Gaudenzi, la valente Zucchini-Majone.
L'intelligente Carini compose la miglior fisonomia possibile all'ingrata figura di Alfredo; la Ines Cristina fu un'ammirabile signorina Gaudenzi e spiegò molta vigoria, nella scena del quarto atto, coi proprii genitori: tanto corretta quanto piacente la Migliotti-Leigheb (Miss-Stower); gentile Bice la brava signorina Bardazzi; accurati il Rizzotto e il Beltramo.
— Tutti quanti vennero, a buon diritto, applauditi ed evocati alla ribalta.
Questa sera Parassiti si replicano.
G. Cauda[49].
Teatro «Alfieri».
Nella commedia in 4 atti. Parassiti, che, nuova per Torino, fu rappresentata ieri sera dalla Compagnia Leigheb-Reiter, Camillo Antona-Traversi affermò ancora una volta le sue solide e splendide facoltà di commediografo. Certo si può discutere intorno all'opportunità dell'atto 2.º, il quale forse può parere anche non necessario, perchè non è organico come gli altri; ma in questi, cioè nel 1º, nel 3º e nel 4º, c'è tanta vita, tanto movimento; è fotografata così bene l'esistenza di un'intiera classe di persone e c'è tanta arguzia di satira, da dar ragione al pubblico che applaudì cordialmente tutto il resto della commedia. E vada l'eco di questi applausi dati da un pubblico che si è divertito, vada come un messaggio confortatore all'autore lontano, che non potè godersi la festa fatta ieri al suo nome e al suo ingegno.
Il pubblico era molto numeroso. L'interpretazione fu splendida da parte del Calabresi, che di Don Gennaro Gaudenzi fece una vera creazione, felicemente coadiuvato dai suoi compagni d'arte, dei quali nominiamo, a titolo d'onore, Claudio Leigheb, il Carini, la Zucchini-Majone, la Teresa Leigheb e la Cristina.
Parassiti si replicano[50].
Teatro «Alfieri».
Anche iersera la commedia Parassiti di Camillo Antona-Traversi ebbe felicissimo esito.
Il pubblico, che era numerosissimo e scelto, applaudì calorosamente e chiamò parecchie volte al proscenio gl'interpreti: in particolar modo, il Calabresi, i coniugi Leigheb, la Zucchini, il Carini, la Cristina.[51].
***
A FIRENZE.
L'ultima novità della stagione, novità non promessa e perciò doppiamente gradita, fu la commedia: Parassiti di Camillo Antona-Traversi.
È questa — secondo il mio debole parere — se non la migliore, la più vivace e la più moderna commedia fra tutte quelle dell'autore delle Rozeno. Satira felicissima, e quanto mai divertente, di una parte della società romana, commedia d'intreccio e di carattere quanto mai indovinata: insomma una commedia simpatica.
Debbo, anzi tutto, confessare la mia speciale predilezione per le commedie satiriche: non ch'io creda troppo all'efficacia educativa del vecchio: castigat ridendo mores, nè all'effetto moralmente utile della satira sul teatro: la gente è quale è: i vizj, i ridicoli, i difetti, le piccinerie saran sempre di questo mondo: l'uomo resterà sempre lo stesso animale egoista e ambizioso, che correrà sempre alla ricerca del danaro e dei piaceri; e non sarà certo il sig. Antona-Traversi — nè il sig. Giacosa, nè il signor Rovetta — che lo arresterà nella sua corsa fatale, nè che potrà, con pochi tratti di penna, cambiar faccia alla società nostra.
Mi piace la commedia satirica semplicemente per una mia naturale tendenza a osservare seriamente le cose allegre e a ridere delle cose serie: mi piace perchè — nell'assistere alla rappresentazione — sento punti al vivo molti fra gli spettatori miei vicini di posto, che si divertono e applaudono e ridono inconsciamente: mi piace, perchè dietro le scene del dramma veggo ridere e sogghignare l'autore stesso e mi posso così fare una giusta idea di ciò ch'egli è e di ciò ch'egli vale.
In Parassiti la parte satirica si fonde ammirevolmente con quella drammatica: debbo però riconoscere che quella è di molto superiore a questa: mentre nella riproduzione realista della società romana e nella satira del retroscena politico, l'Antona-Traversi riescì eccellente, nell'intreccio mi parve meno originale e meno efficace.
Don Gennaro Gaudenzi, che non è nè avvocato, nè commendatore, ma semplicemente un cantante fischiato, ha posto tutta la propria attività e intelligenza nel vivere alle spalle degli ambiziosi: pieno di furberia e di malleabilità, senza scrupoli, senza coscienza, egli s'è dato alla specialità dei «disastri pubblici»: allorchè si forma un comitato di beneficenza, ei si mette intorno per cercar firme e quattrini: chi appare sulle liste è sempre un principe, un nobile ricco, un imbecille: Gaudenzi sa approfittare dei fondi, restando poi nell'ombra, allorchè si viene alla resa dei conti.
Intorno a questo «parassita» circolano tutti gli altri personaggi della commedia: la moglie, donna buona e ingenua; il figlio, il «parassita» di una ricca americana; la moglie del figlio, una modesta sartina, che il marito abbandonò, dopo averle consumato i pochi risparmi; la figlia Rina, una indipendente, che se ne andrà dalla casa paterna con un violinista celebre; e, infine, Naldini, il segretario di Gaudenzi, il factotum, l'allievo suo più caro. Don Gennaro si comporta con Naldini non altrimenti di quello che Ludro con Ludretto: allorchè c'è un'incombenza spiacevole, Naldini andrà a «scoder le man in tel muso»: in ogni scena fra questi due, m'aspettavo di sentir Don Gennaro Gaudenzi far la confessione di Ludro, suo antenato diretto: «Sti musi qua no diventa più rossi!»
Bisogna riconoscere che l'autore dei Parassiti seppe render moderno il carattere antico e farlo rispondente alle esigenze della moderna società. Don Gennaro è, infatti, un vero carattere moderno: l'Antona-Traversi lo osservò dal vero, a Roma, in piena corruzione elettorale, nell'inquinamento meridionale della città eterna: senza che egli lo dica, s'intravede in Don Gennaro l'uomo del mezzogiorno d'Italia.
Il carattere c'è in questa commedia dell'Antona-Traversi; e, come questo, anche gli altri caratteri sono stati osservati e studiati con rara penetrazione e riprodotti scenicamente con molta forza comica.
Parassiti è una buona commedia: varia, vivace, indovinata nei caratteri e negli episodi scenici, assorge, dalla comicità dell'atto primo, a molta forza drammatica nel finale del secondo, per ritornare al terzo alla gustosa caricatura e alla satira efficace, propria della commedia.
Qui però la parte comica ha la prevalenza: anche la fine della commedia, nel suo scioglimento impreveduto e indovinatissimo, mantiene a tutta l'opera il tono comico. Non è in questi Parassiti ch'io andrò a cercare il contrasto delle passioni delle Rozeno, o l'efficacia drammatica di Danza Macabra: in questa sua commedia, Camillo Antona-Traversi ha voluto descrivere un ambiente e porre in satira tutta una classe di persone, e ci è riuscito perfettamente: se, per le esigenze sceniche, o per mantenere la sospensione dell'interesse, nella commedia satirica, è innestato un intreccio più o meno drammatico, non me ne curo: quello ch'io cercavo in Parassiti era la satira del costume, e questa m'è apparsa eccellente: non chiedevo di più.
L'esecuzione tutta contribuì a far rilevare i pregi della commedia. Oreste Calabresi fece una vera creazione della parte di Don Gennaro Gaudenzi: diede tutto il rilievo voluto alle parole scritte: con uno sguardo, con un gesto, fece intendere quello che l'autore non diceva: in una parola, recitò da grande artista: più che interprete, fu dell'Antona-Traversi collaboratore.
La signorina Dina Galli recitò con intelligenza la parte sua.
La signora Vestri, il Ruggeri e il Rodolfi contribuirono al buon successo della commedia.
Con la replica di questa, e con lo Spiritismo del Sardou, la Compagnia Talli Gramatica-Calabresi si congedò dal pubblico fiorentino.
Cesarone[52].
Parassiti. — Commedia di Camillo Antona-Traversi. — Compagnia Talli-Gramatica-Calabresi, 28 giugno 1900. — «Arena Nazionale».
Sì dalle scienze naturali, come dall'economia politica, vengono considerati come parassiti quegli organismi, quegli individui che, senza nulla produrre, vivono, crescono, s'impinguano a detrimento di altri individui, di altri organismi. Chi consuma senza dare nulla a sè, alla società, è un parassita.
Di questi uomini, cinici, corrotti, degenerati, pur troppo abbonda la nostra società.
Il tipo non è nuovo nel teatro. La numerosa clientela degli oziosi gaudenti è stata sferzata sul palcoscenico sin dal tempo degli autori greci e romani e ha prestato ad essi materia a commedie giocose e satiriche.
Camillo Antona-Traversi ha voluto studiare, riprodurre, la figura del moderno parassita, del venditore di fumo che sa gabbare il prossimo suo, che sa menare avanti la vita a forza di umiliazioni, di sotterfugi, di espedienti, sino al giorno ultimo, fatale, della catastrofe o dell'ultima più abjetta deroga all'onore suo, alla sua dignità.
Ed è appunto di questa commedia del valente drammaturgo che io — per l'assenza tanto del collega Yorickson, quanto del collega Alfredo — debbo rendere conto modestamente e brevemente.
Mi preme, prima di ogni altra cosa, constatare che il nuovo lavoro drammatico dell'Antona-Traversi ha avuto all'Arena un largo, pieno, incontrastato successo.
La commedia è una mirabile, stupenda colorita riproduzione di ambiente; un chiaro, preciso, nitido studio di caratteri. L'autore ha ritratto con efficacia scultoria il tipo dell'uomo, che tira innanzi la esistenza alle spalle dei gonzi, frodando la beneficenza, turlupinando il credito, ingannando la pubblica opinione.
Lo svolgimento è ottimo, commendevolissimo, maravigliosamente vero; e minutamente studiato è il carattere del protagonista, che è una figura viva, umana, completa: ben condotta la progressiva degenerazione di quella famiglia senza coscienza e senza ideale: bellissima la pittura dell'ambiente, nel quale quei tipi parlano, operano, si agitano.
L'Antona-Traversi ha compiuto, con la sua nuova commedia, oltre che un'ottima opera d'arte, anche una lodevole opera di risanamento morale, additando come questo del parassitismo moderno sia il germe roditore, l'assillo tormentatore della civile società; e dimostrando che, per buona sorte, esso, o prima o poi, trova giusta e adeguata punizione in se stesso.
E il pubblico numeroso e intelligente, che affollava l'Arena, dimostrò con applausi continui di approvare la tesi della commedia, scritta con garbo signorile e con arguzia fine, scoppiettante.
Dell'esecuzione dirò che fu irreprensibile. Il Calabresi fu semplicemente grande nella parte di Don Gennaro Gaudenzi, della quale fece una splendida, perfetta, inimitabile creazione, interpretando con elevato intelletto d'artista quel carattere strano e pervertito.
Ottimi le signore Vestri e Galli, il Ruggeri, il Piperno, il Giovannini; lodevoli le signore Piperno, Garetti e Rodolfi, il De Antonio, il Rodolfi.
Parassiti si replicherà domani sera per l'ultima recita della Compagnia.
Pictor[53].
«Arena Nazionale». — Parassiti, commedia in 3 atti di Camillo Antona-Traversi.
Ci sono nel mondo individui i quali vivono senza nulla, fare, senza nulla avere, e pure vivono splendidamente.
Voi li trovate spessissimo. Dove? Nelle località più e meglio frequentate.
Nei primi teatri, la sera; ai migliori réstaurants, il giorno; alle più fresche birrerie, l'estate; ai caffè più caldamente eleganti, l'inverno. Ora, discutendo con un operajo per le vie; ora, salutando con amorosa sollecitudine un negoziante; ora, curvati davanti a un potente. La maldicenza li colpisce in pieno petto, qualche volta. Non sono mai sdrucciolati sopra un articolo qualunque del codice penale. E in questa sta il massimo della loro abilità.
Chi sono I parassiti. Vivono del succhio della umanità, e fanno quel che la credenza popolare dice facciano i parassiti dei corpi animali: ne succiano il sangue peggiore.
Come i parassiti, si attaccano da un animale a un altro, pure ci sia da vivere sopra.
Tale il commendatore Don Gennaro Gaudenzi scelto da Camillo Antona-Traversi per protagonista della sua commedia, rappresentata e applaudita ieri sera alla nostra Arena Nazionale.
Questo Gaudenzi ha fatto un po' di tutto...
Il tipo è tratteggiato con linee riuscitissime.
L'autore ha con amara satira colorito questo tipo. Egli, forse, nella sua vita dolorosa, ne ha conosciuto l'originale.
Questo Commendatore che, per tutto, sempre, ha il rimedio dalla prontezza sorprendente, è nuovo personaggio del nostro teatro di prosa.
E non è di vitalità meschina.
Ogni atto fu coronato da replicati applausi.
L'esecuzione della commedia fu ottima.
Il Calabresi fece una creazione sorprendente del carattere principale: sorprendente per tutto l'insieme, dalla truccatura al gesto abituale di tormentar continuamente la barba.
Eccellenti i signori Ruggeri, Piperno, D'Antonio e i signori Rodolfi e Giovannini, nelle indovinate macchiette del segretario del Commendatore quello, questi del violinista. La signora Galli....
Sono in debito verso i miei lettori di alcune parole su questa giovane e simpaticissima attrice.
Io dissi, vedendola in quella parte di diavoletto brioso de La dame de chez Maxim, che se avesse avuto nelle parti serie tanta compostezza ed efficacia, quanta birichineria aveva in quella pochade, questa giovinetta, dal personalino flessibile ed elegante, doveva esser giustamente salutata per una attrice assai assai meritevole.
Le recite della stagione mi hanno fatto pensar di sì. La interpretazione del carattere di Rina nei Parassiti mi fa certo che non mi sono ingannato. E ci ho piacere per lei e per l'arte drammatica.
Domani si replica Parassiti, ed è l'ultima recita della stagione.
Valentino Soldani[54].
***
... Quante feste, quante dimostrazioni di simpatia e di stima avrebbe avuto il nostro Camillo Antona-Traversi se avesse potuto assistere giovedì e sabato alle recite dei suoi Parassiti! I tre atti, di cui si compone il lavoro, divertirono e interessarono. Egli ha dipinto con efficaci colori un ambiente corrotto che esiste nel nostro secolo: ha dato alla scena dei personaggi bene scolpiti, felicemente delineati: ha scritto scene piene di humour, di brio, di fine osservazione. La figura che campeggia nel lavoro, quella di Don Gennaro Gaudenzi, è maravigliosamente tratteggiata, artisticamente lumeggiata[55].
***
All'Arena Nazionale fu ieri sera recitata la commedia, in 3 atti, Parassiti di Camillo Antona-Traversi.
Si è tanto parlato di questo lavoro, che a tutti ieri sera pareva di conoscerlo.
La commedia, in cui — come nelle Rozeno — Camillo Antona-Traversi fa una pittura di un certo mondo equivoco, rivela belle qualità di osservazione e le attitudini singolari che l'autore ha a scrivere per il teatro.
Vi furono applausi e chiamate agli attori a ogni atto. E domani sera — ci si annunzia — la commedia sarà replicata per chiusura della stagione[56].
***
A GENOVA.
Parassiti di Camillo Antona-Traversi al «Teatro Paganini».
Luigi Capuana — cioè, un artista e un critico d'arte — scrivendo all'autore di questi Parassiti diceva: «Potete essere orgoglioso di avere scritto un lavoro di schietto carattere italiano, divertente, interessante, pieno di vita e intensa comicità».
Sfrangiato di quel di più che ci può essere, ed è quasi naturale che ci sia, in una lettera confidenziale, il giudizio è tale che ci si potrebbe sottoscrivere. E specialmente tutto bisognerebbe sottoscrivere là dove il Capuana dice: «Potete essere orgoglioso di avere scritto un lavoro di schietto carattere italiano». È la bella, la sana commedia di carattere, una figliuola minore di quella catena che va da Don Marzio a Cantasirena, quel Cantasirena di Baraonda che è lontano parente del commendatore avvocato Gaudenzi, niente commendatore e tanto meno avvocato.
La commedia stampata sulla copertina porta per titolo Parassiti: sui manifesti — o sbaglio? — ho letto I Parassiti: quell'I era di troppo. Intesa, come caso speciale, come rappresentazione di vita, come visione di un determinato carattere, Parassiti è una bella commedia, che fa sorridere e ridere senza nemmeno rasentare il luridume di molta produzione comica odierna. È scritta italianamente ed è piena di sapor comico: di una comicità non così intensa, come pare al Capuana, ma di una comicità garbata e graziosa.
Sicchè il pubblico del Paganini ha battuto le mani, si è divertito, ha chiamato più volte gli attori alla ribalta. E gli attori hanno fatto tutti il dover loro. Calabresi, il protagonista, è stato magnifico nel trucco, nella dizione, nella interpretazione fresca e vera del carattere; la Galli è stata vivace e mordace, e il Giovannini — ecco un bravo ragazzo che farà del cammino! — ha dato molto rilievo a una macchietta di violinista polacco[57].
Parassiti al «Paganini».
Il titolo vasto comprensivo della commedia lascerebbe credere che si tratti di un lavoro dalle linee e dalle proporzioni grandiose.
I tre atti di Camillo Antona-Traversi appajono invece assai snelli e spediti, e lo studio d'ambiente si svolge in un campo troppo ristretto per avere gran forza di sintesi. L'autore, accingendosi a scrivere questo lavoro, aveva forse dinanzi a sè una visione più ampia di vita. I personaggi che egli voleva ritrarre erano numerosi, gli episodii che si proponeva di svolgere varii e complessi. A poco a poco, forse per le esigenze medesime della scena, rimpicciolì il quadro, condensò l'azione, trascurò lo studio dei tipi secondarii, non ponendo in piena luce che un solo carattere, quello del commendatore Gennaro Gaudenzi.
Se è dovere della critica rilevare questo difetto d'origine, è però anche giusto tener conto dei pregi ragguardevoli della commedia; nella quale, come, del resto, nelle precedenti del Traversi, sono visibili le impronte d'un ingegno che non s'arresta alla superficiale osservazione dei fatti; ma che di questi sa sorprendere e penetrare l'intimo significato.
Il dialogo della commedia, ad esempio, è assai colorito e vivace, non scevro di frizzante ironia: certe scene, certe situazioni rivelano la tecnica e il gusto di un vero maestro.
Il commendator Gennaro Gaudenzi è un tipo finemente studiato, reso con brio, arguzia, comicità.
Ha un torto solo: quello di essere un po' troppo... prossimo parente di un altro... commendatore, il Matteo Cantasirena della Baraonda di Rovetta.
L'esecuzione della commedia fu ottima da parte del Calabresi, lodevole da parte della Galli, della Spano, del Piperno e degli altri.
G. A.[58]
Parassiti di Camillo Antona-Traversi al «Paganini».
Non è la prima volta che si veggono posti sulla scena come a una gogna i farabutti in guanti, che nella commedia della vita si sogliono chiamare coi titoli di avvocato o di commendatore o di onorevole, e soltanto nei dialoghi intimi alcuni si azzardano a chiamare affaristi; fino al giorno, che giunge soltanto per i più sventurati, in cui un colpo mal riuscito discopre il loro giuoco, tronca la buona fama... e basta; perchè, quanto alla loro vita comoda e parassitaria, essi sanno conservarsela: bisogna che siano molto, ma molto sfortunati, per soffrire un po' di carcere preventivo, con tutti i riguardi, i buoni bocconi e i sigari avana.
Dai drammi di Paolo Ferrari ai Corvi del Becque, al Matteo Cantasirena del Rovetta, simili figure son passate alla luce della ribalta; ora come personaggi principali, scopo dell'opera, più spesso in seconda linea, ma visibilissime per quella loro impronta di sfacciataggine, d'intrigo, di egoismo che subito le distingue.
Il commendator Gaudenzi di Camillo Antona-Traversi è di costoro. Sta a Roma, si sa. È abituè di Aragno, s'immagina. Ha un degno segretario, che segue le sue orme. Ha un degno figlio, che imita il suo esempio. Ha una povera diavola di moglie. Ha una testina di figliuola intelligente e astuta come il padre, fredda e opportunista, imperiosa e tenace nei propositi.
Ogni uccello fa il suo verso: il Gaudenzi trova nuovi mezzi di sfruttamento con le solite astuzie: suo figlio divorzia dalla moglie quando non c'è più da smungere e sposa una ricca e fischiatissima cantante: la figlia rinuncia a un ricco matrimonio... perchè s'accorge che il fidanzato è un debole e cederà alla volontà del padre, ch'è ostile.
Un giorno, sopra tutto questo tessuto d'impostura ordito coi soliti paroloni, scoppia una bomba... giornalistica. Il Commendatore lascia il suo segretario negli impicci, ma con an ottimo consiglio, che suona su per giù così: «Non dica ch'io lo lascio solo: a Roma basta voltarsi attorno per trovare quanti... amici si voglia»! E padre e figlia s'imbarcano per una grande tournée artistica, a spese di un celebre violinista esotico.
Dato l'argomento, costretto in un tema fisso esteticamente antipatico, benchè ispirato da un alto intendimento morale, il lavoro è ottimo: bene sceneggiato, ben dialogato; e, sopra tutto, coi caratteri nettamente coloriti, senza troppa esagerazione, con sano verismo. Dunque, non siamo all'altezza delle Rozeno, perchè, fin dal primo momento in cui la commedia fa ideata, mancavano gli elementi per giungere alle Rozeno; ma siamo all'altezza di un piccolo concetto perfettamente reso.
Il pubblico approvò pienamente e approverà sempre una simile commedia, che lo interessa, lo convince, lo fa ridere, lo rende superiore nel disprezzo, gli cerca un incoraggiamento a combattere quella genia di malviventi: l'incoraggiamento non può mancare.
In fine, un bravo di tutto cuore agl'interpreti. Il Calabresi fece una delle sue creazioni. A sentirlo nei Parassiti, sembra l'artista nato per i Parassiti, come nel Lucifero di Butti pareva l'artista nato per il Lucifero.
A. B.[59].
***
A TRIESTE.
«Fenice». — Parassiti, commedia in 3 atti di C. Antona-Traversi.
La nuova commedia è piaciuta al pubblico sinceramente: ci furono tre chiamate agli attori dopo il primo atto; quattro dopo il secondo; tre alla fine.
Con questi Parassiti, Camillo Antona-Traversi ha impugnato la sforza dell'autore satirico, ha dipinto al vivo un ambiente di farabutti, di cinici, di degenerati, che vivono allegramente di ripieghi, di transazioni, facendo credere di aver del danaro mentre non ne hanno, promettendo con la sicurezza di non poter mantenere, cogliendo a volo l'occasione per speculare loscamente, senza coscienza, senza dignità umana, avendo a solo nume l'inganno, la frode.
Nella commedia, dalle linee comiche, si cela un concetto serio: il sorriso dei personaggi nell'autore è amarezza. Il sedicente commendatore e sedicente avvocato Gennaro Gaudenzi, protagonista della commedia, impersona una famiglia sociale della peggiore schiuma dei farabutti; paga l'imposta in ragione di 10.000 franchi l'anno di rendita per parere ciò che non è, e sa turlupinare perfino l'usciere che viene a fargli il sequestro: vuol maritare la figlia promettendo una dote che sa di non poter dare; e in quanto al cespite principale dei suoi guadagni, egli lo ricava speculando sui disastri delle varie parti d'Italia. Egli aspetta al varco i terremoti, le alluvioni, le inondazioni, le pubbliche calamità d'ogni specie: si fa creatore d'un Comitato di beneficenza, assieme al proprio segretario — che sta a lui nel rapporto proporzionale come Ludreto sta a Ludro — cerca un presidente fra una persona cognita in paese, e in quanto al rendiconto è un altro affare. I denari sfumano; e, se si può, si cerca ripiegare tappando i buchi con qualche matinée di beneficenza.
Il primo atto presenta subito con molta maestria e con molta arguzia il tipo che vedremo poi agitarsi in tutta la commedia. Peggio che parassiti, sono farabutti questi protagonisti dell'Antona-Traversi. Ma la loro pittura è fatta artisticamente.
L'atto primo, come presentazione di ambiente e di caratteri, è il più bello: il secondo, pur essendo meno artistico del primo, piace per la grande vivezza che vi scorre; il terzo ci sembra inferiore agli altri: la discesa di Gennaro Gaudenzi è forse troppo rapida e impreparata; e ci si domanda perchè un uomo che in tutta la vita non ha fatto altro che trovare ripieghi non ne trovi un altro che salvi lui, e in lui la sua apparenza di dignità, meglio che non lo faccia quella repentina partenza con una coppia di virtuosi... di musica.
Ma sono nei questi, che non sminuiscono la bellezza del complesso scenico, in cui l'azione corre via snella e diritta; e l'interesse, pur con mezzi semplici, è ottenuto e perdura durante tutto lo svolgimento del quadro. Certo, se qualche cosa nuoce nella commedia, come la udimmo iersera, è la trasposizione dell'ambiente — da napoletano a veneziano — che la riduzione nel linguaggio vernacolo rende necessaria. L'autore dipinge argutamente certe finezze di alcuni strati sociali del Napoletano; e queste finezze, trasportate a Venezia, perdono alquanto del loro vero colore, per quanto la traduzione sia fatta con cura amorosa.
A questo vizio, che vorremmo dire di origine, nella riduzione veneziana, è compenso però la recitazione bellissima di Ferruccio Benini: recitazione intelligente, colorita, caratteristica, nonchè l'omogeneo e affiatato complesso degli altri esecutori, fra i quali meritano lode la signora Dondini-Benini, che si distinse al secondo atto, le signore Gasparini e Marussig, e gli attori Ferri, Gasparini, Zambuto.
Il successo schietto e caloroso riportato da i Parassiti procurerà a questa commedia buon numero di repliche[60].
«Teatro Fenice».
Certamente più omogeneo, più sereno, più indovinato, più elaborato lavoro che i suoi Fanciulli e la sua Danza macabra, ci ha dato Camillo Antona-Traversi coi Parassiti, che ieri comparvero sulla scena per opera della Compagnia Benini e si delinearono in tutto le loro tinte crude e comiche insieme.
Ci troviamo dinanzi a quei tipi equivoci, ricercatori instancabili di espedienti loschi per poter sostenersi e salire, per poter mascherare la propria ripugnanza all'onesto lavoro, all'onesto guadagno: tipi forse non del tutto nuovi nel teatro, nei loro tratti generali; ma che qui si svolgono in ambienti più intimi, più famigliari quasi, ed emergono per mezzi più sottili, più curiosi. Di solito, ci furono mostrati gli speculatori della politica; qui abbiamo, tra varj parassiti di minor conto, gli sfruttatori della beneficenza.
Il protagonista, un commendatore che si era conferito da se la commenda, è l'uomo dall'imperturbato cinismo che, si può dire, vive con tutta la sua famiglia a spese delle sottoscrizioni di beneficenza: è stata molto ben trovata e presentata dall'Antona-Traversi la losca risorsa di codesto suo personaggio di aspettare al varco tutte le disgrazie e di farsi promotore di Comitati di soccorso...
La cinica figura di questo parassita, privo di qualsiasi scrupolo, è dipinta molto bene: è quella che campeggia nella commedia, che le dà il tono che particolarmente interessa; e Ferruccio Benini, dal canto suo, ne fece una assai felice creazione, con atti e con gesti mettendo in giusto rilievo tutti i lati necessariamente ambigui dell'individuo; i suoi consensi con gli altri parassiti, i suoi contrasti con gli ingenui, cui è legato.
Come impasto dei personaggi, i Parassiti sono in modo non comune riusciti, e dànno luogo a scene molto efficaci, che tanto più colpirono per una recitazione sotto ogni riguardo commendevole di affiatamento e correttezza. Nella scena finale del secondo atto, concitatissima, la fusione degli attori, nel dialogo di necessità assai mosso, era perfetta, facendosi notare e applaudire singolarmente la signora Dondini Benini per la sua bella vibrazione drammatica.
Con essa, e col Benini, che — ripetiamo — si fece ammirare per la forte sua creazione, si distinsero pure il Mezzetti, il Conforti, il Ferri, lo Zambuto, il Gasparini, la Accardi, la Gasparini, la Marussig, le quali ebbero più che altro parti passive. Il pubblico applaudì alla fine di ogni atto alla commedia e agli attori, che dovettero comparire più volte al proscenio.
Parassiti, insomma, come elaborazione artistica in sè e come riflesso d'interesse sul pubblico, è commedia tra le buone del povero teatro italiano, è commedia che deve reggersi bene: la Compagnia veneziana, che la eseguisce tanto accuratamente, non la lascerà certo all'unica rappresentazione[61].
«Teatro Fenice». — Parassiti commedia di Camillo Antona-Traversi.
L'implacabile adoratore della classificazione, uscendo iersera dalla «Fenice», si sarebbe affaticato abbastanza se si fosse posto in capo di trovare la casella giusta per il nuovo lavoro del forte ingegno di Camillo Antona-Traversi, apparso in appropriata veste dialettale sulle scene di questo teatro.
È una commedia a tesi? No, assolutamente. Una presentazione di caratteri? Un pochino. Uno studio d'ambiente? Forse, piuttosto.
«Parassiti» è una commedia difficilmente classificabile; ma, in compenso, è un lavoro teatrale divertente e vitale.
Non già che ci sia della novità nel nocciolo, o negli episodi parziali: la commedia non ambisce di essere dispensatrice d'un nuovo verbo, di logorare il cervello dell'uditorio con della psicologia: se proprio ce n'è di questa, è certo di quella spicciola, minuta.
Niente tirate rettoriche, colpi di scena; e, grazie al cielo, anche la minaccia del pianoforte, che in tutti i tre atti mostra i denti al pubblico, si contenta di restar tale; e, per chiudere la serie dei negativi — e questo è il più importante — niente convenzionalismo.
La sceneggiatura rivela la mano abilissima: il dialogo scorre sciolto e naturale.
L'esecuzione fu splendida nel complesso, mirabilmente affiatata e vivace. Insuperabile il Benini, che presentò il tipo principale da pari suo, cioè espressivamente vero.
Accanto a lui la gentile Dondini Benini ebbe grande campo di emergere e di far rilevare doti di artista efficace, raggiungendo grandi effetti nella scena finale del secondo atto. Eccellente la Marussig nella sua partuccia, e così il Mezzetti, il lepido Conforti, la De Velo Accardi e gli altri tutti. Il successo fu molto accentuato per la commedia e per gli artisti, ch'ebbero in complesso una decina di chiamate[62].
***
A PALERMO.
Parassiti di Camillo Antona-Traversi.
La nuova commedia in tre atti, Parassiti di Camillo Antona-Traversi, iersera, recitata dalla Compagnia drammatica Vitaliani, fu accolta con applausi a ogni atto dal pubblico che era accorso numerosissimo, poichè vivo è ancora il ricordo del successo delle Rozeno e dei Fanciulli.
Il prof. C. Antona-Traversi con questa sua commedia ha riprodotto alcuni tipi della società moderna, i quali riescono a vivere comodamente, senza il vero e proprio lavoro, speculando sull'altrui ricchezza, sulle feste di beneficenza, e accettando senza scrupoli qualsiasi transazione con la moralità e la dignità, pur di godersi la vita.
La pittura dell'ambiente è indovinata: i tipi sono veri, riprodotti con sincerità ed evidenza; il dialogo spontaneo, vivace, elegante, briosissimo, spesso di un umorismo assai caustico; grande la maestria nella tecnica.
L'esecuzione fu iersera lodevolissima.
Carlo Duse rese alla perfezione, per il trucco e per l'incarnazione, il personaggio principale; Gemma Farini recitò con molta grazia e disinvoltura; la Guidantoni ammirabile per semplicità e correttezza; il Sainati veramente ottimo: bravissimi la Campi, la Delfini, la Giansanti, Pezziuga, Grisanti, De Velo, Grisostomi[63].
Olympia.
Parassiti, la splendida commedia di Camillo Antona-Traversi, ebbe un successo completo, perch'essa mostra, con mirabile verità, alcuni tipi della moderna società; tipi di speculatori che vivono alle altrui spalle, senza il benchè menomo sentimento di moralità e onestà.
I personaggi sono veri e il dialogo scorre facile e piacevolissimo, non smentendo la oramai celebrata fama dell'autore delle Rozeno.
L'esecuzione fu lodevole oltre ogni dire, specialmente da parte di Carlo Duse e Gemma Farini. Bravissima la Guidantoni e anche tutti gli altri.
La bella produzione ci si assicura verrà replicata[64].
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A PADOVA.
«Teatro Garibaldi». — Parassiti.
Il commendatore avvocato don Gennaro Gaudenzi — è così ch'egli ora si fa chiamare, usurpando titoli che non gli spettano — è quello che si dice un bel tipo: senza un soldo di rendita, senza un impiego, trova il modo di campar la vita: dopo aver fatto il comprimario, l'impresario, il segretario comunale in un paesello, ha voluto tentare la gran via ed ò venuto a Roma, dove vive di espedienti. I Comitati di beneficenza sono la sua specialità...
1900.
***
La commedia del prof. Camillo Antona-Traversi rivela fin dalle prime scene la fattura scenica di mano maestra. Il dialogo spigliato, vivido, colorito, arguto, non dà mai allo spettatore un sol momento di stanchezza.
La satira è sempre viva, mordace; e, quello che più conta, sferza piaghe che sanguinano e che ammorbano veramente la nostra società.
I caratteri sono dipinti con grande amore: qualcuno vi è soltanto adombrato: qualcuno sembra, a prima vista, non del tutto evidente; ma tutti stanno da principio, e si conservano sino alla fine, nella loro vera luce.
Concludendo: il nuovo lavoro del prof. Traversi piace e deve piacere.
Il pubblico padovano fece benissimo viso a Parassiti e applaudì, convinto, ogni fine d'atto.
L'esecuzione fu impeccabile: Gaudenzi resterà nel repertorio di Oreste Calabresi come una delle sue più brillanti creazioni: benissimo la signorina Galli, Rina; sempre brava la signora Vestri, buoni tutti gli altri.[65]