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Opera nova amorosa, vol. 3

ARGVMENTO, MINERVA, DICE. (continued 2)

Reading edition

Non t'haverei lassato, per huom vivo,

Che, è ben di marmo, chi per te non langue

Ben che Virido mio, lucido, e Divo,

Ha in sé tal modo, tal virtute, e gratia,

Che sopra ogn'altra più felice, vivo,

Di che sempre mia lingua il ciel, ringratia,

Che m'ha sortita, a sì honorato scanno

Che dil prim'huom dil mondo, i' son in gratia

O

Provida mia, s'io ti ascoltasse, un anno,

Non pareriami un punto, veramente

Tanto i bei detti tuoi, gaudio mi danno

Ben che sempre ti ho sculpta, ne la mente

Hor perché riccha, e sposa, fatta sei,

Smisurato piacer, l'alma mia sente

P

Non sian sol duo, congiunti, ma fian sei

Virido, e me, Belvico, e Scaltra, e ancora

Numio, e Livida, qual piaceno, ai Dei,

Che son tre sponsalitii: che in bon'hora

Son fatti: e sopra questi, alti aparati

Questa sera si fa, che presto, è l'hora

Suoni canti, i triomphi, feste, hornati

Balli pasti, piaceri, pompe, iochi

Scrime, salti, moresche, e momi usati

S

Madonna noi habiamo ire, in duo lochi,

O

Hai ben gran fretta Scaltra

S

mo li è tardi

O

Quel che già tu dicesti, hora rivochi

Io t'ho per schuso, che per belvico, ardi

Provida resta in pace, i' me ne vado

P

Orio vane, che 'l ciel sempre, ti guardi

Scaltra che 'l sia contento, i' mi persuado

Che a ciò sia giunta

S

ei più che te ne gode

Che tu ti trovi a sì eminente, grado

O

O a drito, o a torto, o col vero, o con frode

Costei s'è hal ciel levata, dal proffondo

Hor su sol che ha governo, merta lode

S

E cusì a tempo, e loco, manco, e abondo

V

Scaltra lassiamo andar, questo contrasto

A te, di cotal cosa, lasso, il pondo

Ma dimi un poco l'ordin, di 'sto pasto

In che maniera, e modo, il guiderai

S

Til dirò, perché cauto fu rimasto

Prima piffari, e trombe, se vorrai

Che a te sta questo: che agli spirti humani

Dan gran conforto: e tu, gran lode, harrai

Dapoi l'aqua, odoriffera, a le mani

E tutta via in argenti, aurati, e belli,

Per non parer, da rustici, e vilani

E una salata minuta, de occelli,

E dopo, vo', che 'l rosto, sia venuto

Prima, a guacetto, giotti figatelli,

Tordi, quaglie, occellin, conci a stranuto,

Lepre, cunigli, cercene, e pizoni,

Ranci, limon: rosto grosso, e minuto,

Il lesso poi, faggian, starne, e paoni,

Conci a l'inglese, & a la Catelana,

E il rosto de vitello, con caponi,

Zelatin diverse, a la Romana,

E torte bianche, e verdi, con cupata,

Da lecchar il taglier, o ver la piana

Poi pere guaste, zucha, e codognata,

Ranzato, rinci, e cedri, più perfetti

Marzapan, pignochado, e morselata

Poi l'ultima mestura, de confetti

Pignol, mandole, nice, e fulignati,

Anesi, curiandoli, e rancetti,

Son questi i cibbi, i' ti gli ho disegnati

Cusì di grosso, hor che ti par, sta bene

V

Sì per mia fé, che gli hai ben, ordinati

S

Vo' sia questa una di le prime, cene,

Ch'io mai facesse: per ch'io vaglio in strate

E poi tuto haggio, quel, che mi conviene

Virido, voglio un punto, a ricordarte

Che quel bel razzo di seta, a figure,

Tu lo vogli mutar, da l'altra, parti

V

I' l'ho mutato: e il tassello, e le mure,

Tutte, de ricchi panni, ho ricorperte

Et ornate, di quadri, e di scolture,

S

Hai fatto come, le persone, experte,

N

Patron tardi, è

O

su donque scalco andiamo

V

Non fischiar Numio, le porte, e non aperte

S

Pur ch'io satisfi quel, che sol, tanto amo

V

Non tardar

B

messer non: mi par millanni

Che 'l sia sera

S

ecco a punto quel ch'io bramo

El lui, o non a il s'ha mutà de panni

Cor mio, nol conoscea, come gallante

Camina: sol riposo de' mie' affanni

B

Ecco Scaltra, vo' ardito, andarle inante

S

Belvico o vai

B

vo qui per un servitio

S

Vai tu lontano

B

non troppo distante

S

Ben mio gentil, senza diffetto, e vitio

Basciami, sangue dolce, sempre i' voglio

Amarti fin il giorno, dil iuditio,

B

Tu m'hai contaminato, ond'io mi dolio

Che non sian per un'hora, nele piume

Ch'io metteria quella partita in foglio

S

O parlar pien d'ingegno, e di costume,

Me generi al cor riso, e agli ochi pianto

E a un tratto, son conversa in foco, e in fiume

Belvico questo anel, me, è stretto alquanto

B

Bagnat'il dito

S

me l'hai ben conclusa

Oh, oh, oh, oh, mi vien da rider tanto

Non sai quanto, è che più bagnar non si usa

B

Non per mia fé

S

mo 'sta recetta impara

Che tra gli homin da ben solo, è deffusa

B

Hor me diparto, vane Scaltra cara

Che presto anch'io verrò, star più non posso

Che l'hora come vedi, si prepara,

S

Belvico quel da tre hai tu lo adosso

B

Non, ch'io l'ho lassà dentro, e sol per questo

Da cha, per ir a torlo, mi son mosso

S

E non far nol voler cavar sì presto

Lassalo ben gozzar

B

egli ha ordinato

Che 'l si debba tor tutto, e por, in cesto

S

Belvico fa cusì, di' che sei stato,

E che 'l tutto fatto hai: che l'hora, è tarda

Non vedi già, che 'l sol, è tramontato

B

Son contento tornar, ma Scaltra, guarda

Non palesar che tu m'habbi veduto

S

Va, me conosci, per falsa, o bugiarda,

Odi, i suoni, esser de ciascun venuto

Va inanti presto, ch'io ti verrò drieto

O eterno dì, de eterno ben, compiuto

Qual cor, è più dil mio contento, e lieto

E, pur la gloria mia qui, manifesta,

Il frutto hor pur d'ogni mio seme mieto

Donque viver ansioso, adietro, resta

Che in te non sia poter più, che mi aterri

Viverò fino a morte, in gaudio, e in festa

Poi chi riman adietro, l'uscio, serri

Finis

Sonetto.

Amor, e il mio cor sieco, un giorno intenti

Ch'io non gli udisse, trovai ragionando

Dicceva il cor, dhe signor dolce, quando

Saren mai noi dil expettar contenti

Et ei, per mitigar, magior tormenti

Rispondea con dir dolce, & venerando

Andrai gran tempo pria, dubioso, errando

Che intrar possi sicuro, ove argumenti

E il cor, come dal corpo, mai distante

Dicea, viver potrò, sì lungamente

Maxime in doglie, e lagrime cotante

E, Amor, sian pur tue voglie, in ciò contente

Ch'io do per privilegio, ad ogni amante

Che viver possi, il cor, dal corpo, absente

Sonetto.

Vado piangendo miei passati tempi

Quai vanegiando nel fral secul persi

Piango le rime mie, piango miei versi

Sparsi fra calli, campi, theatri, e tempi

E se a me mai non valser gli atru exempi

Forsi che i miei ad altri non sian persi

Donque voi per amor che ite dispersi

In me spechiando vostro cor si adempi

Vano, è nostro signor, che è cieco, e muto

In pacito, bambin, nudo augelletto

Da ognuno omai, per miser conosciuto

E chi prova ne fa, vedrà lo effetto

Che ogni saper si trova, in pel canuto

Et in pueril età, poco intellecto

Sonetto

Veggendoti esser sola, al secul nata

Di beltà, di virtù, d'ingegno, & arte

Mi disposi un bel don, natural, farte

In exempio di tua fronte sacrata,

Dove ogni mio saper, e forza ho oprata,

In mandarti este rose, sol per darte

A conoscer sei da equiperarte,

A queste: a le quai tu se', apropriata,

Vedi da mane un fior, bianco, o vermiglio

Fresco e la sera poi languido e seccho

Tutto guasta dil Tempo il fero artiglio

Però pensa che sei Narciso, ad Ecco

E mentre se' in età, prendi consiglio,

Che spinto il tuo bel fior, riami un steccho

Sonetto.

Prima, lucer vedrassi phebo, il giorno

La luna, con le stelle, a meza notte

E, gli orsi e, i lupi, albergar, nelle grotte

E di maggio, il terren di fiori adorni

Iove sempre farà nel ciel soggiorno

Pluto, nel centro: e se speranze rotte

Harran gli desperati, e le più dotte

Genti, harran lode, e le più ignare scorno

Serà calda l'instate, e freddo, il verno

Fermi i monti, il mar salso, e dolci, i fiumi

Fragile il mondo, e il paradiso, eterno

Morigerati sian, tutti, e costumi

Et fia qui giuso il mondo unico, e terno

Ch'io mai resti d'amar, tuoi sacri lumi

Impresso in Milano per Magistro Gotardo

da Ponte ad instantia. Do. Io. Iacobo & fratelli

de Legnano Anno. D.M.ccccc.xyiii adi. xxiii.

de Setember.

Edizione del 1519

frontespizio
frontespizio

Impresso in Milano per Rocho & fratello da Valle che sta in corduxo apreso a la speciaria dal Moltone ad instantia d Miser Nicolo da Gorgonzola nel. M:ccccc:xviiij. adi. xx. de Zenaro.

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