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Nuovi studii sul genio vol. I (da Colombo a Manzoni)

Note 44 — FRANC. DOMENICO GUERRAZZI[37]

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Se quest'ultima affermazione sia vera non so. Vero è che l'abbondante capigliatura che si vede nel ritratto era null'altro che una parrucca parigina; ma d'altra parte al Viesseux, nel 43, scrive d'avere i capelli bianchi prima del tempo, e la malattia fu anteriore, essendo ancora in vita il padre (1838). Riferisco qui il passo delle Memorie al Mazzini, in cui si narra di questa malattia: Avuta la notizia "quello che avvenisse non so; mi ricordo soltanto essermi rinvenuto in banco di certi amici.... Mi levai e piuttosto fuggii che mi accomiatai; mi sentivo affatto diverso da quello di prima, parevami che dove appoggiavo il piede si sprofondasse la terra".... Andò a vederla: "non la custodiva persona; solo con sola tutto il giorno: le ficcai gli occhi nel volto e non li rimossi più. A che pensai? A nulla. Che feci? Nulla. Passò l'ora del cibo e non me ne accorsi, declinò il giorno e non me ne accorsi". Venne un uomo con la cassa: Qui cominciò di nuovo la sensazione del terreno che si sprofonda sotto i piedi, — ma quando presero con colpi raddoppiati a conficcare i chiodi, — io giuro che fisicamente sentii quei chiodi trapassarmi il cervello; mi venne meno il lume degli occhi, e svenni di nuovo. Rinsensato, mi vidi circondato da donne; senza profferire parola mi levai dispettoso, e mi ridussi a casa ove mi assalse la tremenda infermità che chiamano tick nervoso. Quanto io per tre anni soffrissi non è a dirsi; diventai l'ombra di me stesso, curvo della persona e giallo ed estenuato da mettere spavento; mi caddero tutti i capelli. L'assalto del male cominciava con certo intorpidimento dei nervi dell'occhio destro, sicchè cotesta parte del capo pareva mi fosse diventata di metallo; ad un tratto sentivo come uno stringermi con pinzette infuocate i nervi del sesto paio in fondo all'occhio e scuoterli violentemente e celerissimamente: non penso che la inquisizione sapesse inventare mai così atroce martoro; perdevo ogni conoscenza, non già il sentimento del male, le lagrime sgorgavano a fonte, mugolava avvolgendomi per terra, a morsi stracciavo lenzuola, camice, e qualche volta me stesso morsi.... Spesso determinai troncare una vita troppo dolorosa, ma dopo mi pentiva e al padre raccomandai levasse di casa le armi e facesse badare alle finestre.... Negli intervalli, — salivo e correvo da disperato: certa volta privo di sentimento, caddi sul terreno e quivi rimasi fino al tramonto... L'accesso terminava con informicolamento e trafitte angosciosissime. (Mondolfo, o. c.).

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