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Reading edition

NATIVITÀ.
Perch'io ti vedessi appena nata, o piccola cosa, son venuti a chiamarmi, perchè ti salutassi con il mio sorriso, o appena nata. Ho interrotto la pagina, sospesa alla parola innocenza: dicevo l'innocenza della natura, della mia natura femminea, passione, meditazione. Nel rustico stanzone ti dibattevi non ancor fasciata; m'hanno mostrato il tuo sesso poi, composta la prima volta nei lini, t'hanno, di braccia in braccia passata sino alle mie. Dimentico le stelle, o nata di sera, vedute venendo, dimentico la pagina sospesa e tutte l'altre attese. Guardo i tuoi occhi, che sembran guardarmi, e le aperte manine, meravigliate meraviglie, e ti sento, o venuta a me per quest'istante solo, viva fra le mie braccia e sotto il mio sguardo come non sarai più mai nei cent'anni augurati, non nell'ora dell'amore nè in quella dell'agonia, mai più così accesa dinanzi ad una mente, mai più così nel tuo mistero religiosamente baciata. E nostalgia per sempre forse t'accompagnerà, di me, d'un'ignota sera trasfigurata, o appena nata....
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FUMO DI SIGARETTE.
Fumo di sigarette. Accenno di sorriso. E di nuovo fumo, spire leggiere, dalle mie labbra, dalle sue labbra, tutte le sere qualche minuto, dal suo balcone, dalla mia finestra, spire leggiere, sbocciar di sorriso, e non sa la mia voce e non so la sua, solo, traverso le spire di fumo i suoi occhi mi piacciono, gli piacciono i miei occhi, tutte le sere qualche minuto, un saluto di spire di fumo, lievezza graziosa di gesto, silenziosa irresistibile gaiezza, minuscolo punto di fuoco alto su l'addormentato cortile, e niente più, così, mentre presso la lampada il lavoro attende, l'anima attende, qualche minuto tutte le sere per qualche sera, spire leggiere spire leggiere.
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DA UNA FOTOGRAFIA.
Un piccolo rettangolo di carta platinata, l'imagine a toni grigi d'un ciglio di monte, a sera, contro un cielo di bioccoli di seta. E tagliano monte e cielo due righe, sembrano righe di musica, sono su due fili del telegrafo rondini ferme, noticine nere, nere distanti nere vicine, rondini, tante, dissimili tutte, inserite nel doppio grigio della sera, e sembrano due righe di musica.
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DA ASSISI.
Sul colle una sta, sola, dinanzi a questo, nodo silente del mondo. Vento scende verde d'argento. Ode respiro d'assenti acque. Cantici cari dissennati ascolta, di sorrisi sorgivi, di baci ariosi, volatili delizie, e le tiene, quasi creature in grappolo, sola ne lo svariar de le luci, fra le braccia o tra l'ali, rondine e sorella, che nulla si sperda di nessuna primavera.
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L'ACQUE E LE FRONDE....
L'acque e le fronde ch'erano sotto il grigiore del cielo opache stan per rilucere, o il desiderio m'illude? Le zone d'azzurro in alto e sul lago trasfigureranno il giorno? Come questo sospeso fiato, come quest'ala d'aria madida quasi di represso pianto, anche l'angoscia mia pronta è tutta a dissolversi....
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SAI BENE....
Sai bene che m'attraggono i margini dei fiumi, sai bene che alle fiamme le mani inquiete tendo, mi vedi guardarti nell'acqua chiara degli occhi m'accosti la fronte dai grappoli caldi, pur da tanto indugiamo — perversi o poveri? — e sempre è quell'ora prima che tacendo ci piacemmo....
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VUOI CHIAMARMI GIOIA....
Vuoi chiamarmi Gioia, poi che non sai il mio nome. E io ti rispondo come ti rispose quel fanciullo a cui lodasti i lucenti occhi laggiù nel paese caldo e colorato, ti rispondo che sei tu ad aver nel forte cuore la virtù della gioia, tu ad investirne il cuor mio. Tanto sei forte e signore che di me cogli solo ciò che t'incanta, e mi ravvivi il sorriso, e fai che a me stessa il mio nome più non importi — per un attimo? — il mio nome che non è Gioia, fai che ogni oscura imminenza della mia sorte io alteramente allontani — per un attimo? — ogni necessità della forse invincibile sorte — che ne sai tu, che ne sai? — E a fior del tuo il mio sorriso ravvivi. Ravvivi il mio canto, ed è come se laggiù chiusa nella tua mano tu mi portassi, nel paese caldo e dorato, in una avvampante aurora, là dove ogni cosa si chiama Gioia.
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PER ORE DA BIMBO....
Per ore da bimbo ascoltavi un filo d'acqua cadere e cantare. Amo quel bimbo ch'era solo. Negli occhi di color chiaro era tanta già eco d'armonia. Per ore il mondo della tua speranza silenzioso ornavi di bei fiumi e d'alte rive certo e di alti cuori. Un filo d'acqua cadeva e cantava. Amo quel bimbo ch'era solo.
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CAPRI.
Più irreale appari, isola, più ancora, Capri sognata, ch'è marzo, con la sparsa nota di rosa, infinita, dei peschi tuoi in fiore, più irreale, oh cosa di macigno nell'etere del Tirreno, ch'è marzo, e contro il grigio e l'oro — di grigio e d'oro son le rupi — ne l'aria, oh di mare, traspare questa spersa tua nota, di rosa....
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IN QUEST'ALBA....
In quest'alba, ricche le vene di melodia e dolenti, che tutti aduno e mesco i desideri eterni, uno, d'una rosa bianca sul cespo, solo m'avanza incontro al giorno, e il giorno è di gennaio, oh giardino che non vedrò!
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LAO-TSE.
Vecchio venerato bronzo d'uno che rise. Tra Confucio, dall'affilato volto così a noi vicino, tristezza densa in pieghe ferme, e il Budda, biondo legno, il Budda, stellare pace, sta, su un bove fuggente, Lao-Tse che rise, che diceva il mondo un'adunata di tutti tutti i pazzi d'Iddio. Vecchio venerato bronzo. Gli porto fiori rosei d'orto.
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RICCHEZZA.
In lento nodo la massa stasera de' capelli mi fa morbida la nuca. Lentezza e ricchezza de' miei pensieri, stasera. Cuor dolce d'una rosa, bruna, che non sfoglio. Ho dato un'ora d'attento cuore, c'è un altro ancora ch'io potrei cantare, imagini che lo sguardo penetra brune profonde, e non sfoglio. Crepitava arsa l'anima di stasera. Ma la rosa è molle, lenti i capelli, tanti, su la mia nuca dolce. Ricco e lento il nodo del mio silenzio nella notte in cammino.
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RITRATTO IN ROSSO.
Vermiglia lana l'avvolge, n'esce più rorido l'affilato viso, e su l'alta fronte splende tra il biondo più fiera la ciocca alata d'argento. Si guarda l'ardente donna nel lungo specchio a pie' de' cuscini dov'ella comprime la carne dei seni e il grembo desioso. E rorida anche una spalla si denuda dolce fuor della sanguigna lana. Uomo lontano, la senti? Paghe solari ella ha negli occhi. Te chiama, te vede, ch'ài lo sguardo come il suo, dardo di luce, sguardo di cervo intenso bramoso, a te si tende, vermiglia mentre l'estate veste di greve rosso il meriggio, fuori, nello spazio vasto che vi divide.
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IL ROSETO DI RAVELLO.
Fra quante mai visioni ne' suoi giri lenti la sorte ci compone, tanto avara e pur generosa tanto, insuperata rimarrà la visione di ieri, delle rose a Ravello, ieri lassù di mezzo maggio nel giardino aperto su l'infinito, oh silenzio squisito, oh incenso! Sfolgoravano dai mille cespi. Ed ogni rosa in sua essenza preziosa chiedeva d'essere adorata e ognuna i nostri sguardi smarrivano nel profuso bel firmamento, terrestre firmamento di corolle così tessute tutte d'ebbrezza, così allucinanti di colori o bianche tutte morbide boccheggianti misteriose! Forse non mai, oh amato, tanto negli occhi noi ci somigliammo. È il mare giù giù a picco ed arcuato, a dare con la sua saliente gioia tale dovizia veemente al vasto roseto incantato, o è il monte con la postura tranquilla de' suoi casolari ignari nell'aria che brilla? Per la meraviglia tacita odorosa di quell'unica ora, pareva, per noi soli, noi due dal mondo lontani, le rose alte sugli innumerabili steli raggiavano, più abbagliante la luce della vita facevano, Gioia dal mare veniva e pace dal monte alle estatiche corolle. Oh Ravello, Ravello, nel sole grande di mezzo maggio incenso ai nostri confusi cuori!
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TEORIA DI VELE.
Teoria di piccole vele, allegoria tu dici, sette ali bianche nel centro del mare nel centro del cielo e noi dal monte, dalla cima dell'isola, colmo il cuore, attendiamo. Oh, nulla! Vi sono ore destinate a non finire, vele che mai dileguano, azzurrità che non s'imbrumeranno mai più. Create dalla nostra estasi colorano il mondo lo fanno canoro, ci sorrideranno quando immobile il sonno verrà.
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CHIARITÀ NOTTURNA.
Chiarità notturna, volo d'ore bianche, disteso cielo, tendo la mia mano che vi stringe, e v'offro, v'offro. Ci veda qualcuno. Non me, ma sola la mia mano che vi tiene, ore fruscianti, grande sereno, spiaggia d'astri.
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