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Lusitania

Note 46 — CONTE NILLO

Reading edition

Cfr. La Tessitrice, canto ellenico: “E la fanciulla [uccisa] divenne canna, e il giovine [suicida] un cipressetto ecc.„ Tommaseo, op. cit., t. III, p. 64-68; La suocera omicida, ivi, p. 135; Marmier, Chants popul. du Nord (Adeline, canto svedese), Paris, 1842, p. 213; Marcellus, L'amour au tombeau, op. cit., p. 212; Dozon, Chansons pop. bulgares (L'amant déséspéré), Paris, 1875, p. 391, ed ivi, p. 334, per la citaz. di un canto serbo e di altri canti scozzesi, brettoni, catalani, normanni, ecc. La stessa circostanza è in un canto rumeno, che per essere pochissimo noto in Italia, riporterò tradotto dal professore S. Friedmann e da me, sperando di far cosa grata ai lettori. Va col titolo L'anello e il velo, e dice:

I.

C'era una volta, c'era una volta un figliol d'un re, giovine e bello come l'abete del bosco[47] sovr'alta montagna. Or ei tolse in moglie una fanciulla del villaggio, una fanciulla rumena, cara a tutto il vicinato, con faccia soave lucente, con persona tenera flessuosa come il fiore dei campi nella luce del sole. Ecco gli è giunta lettera grande [con ordine] di partire, di andarsene al campo. Nell'anima e' si duole, e parla cosí:

“O cara mia, cuor mio, prendi 'l mio anello e mettitelo in dito. Se l'anello arrugginirà, sappi, o cara, ch'io sarò morto.„

“Dacché mi lasci in casa piangendo, eccoti 'l velo di seta, guarnito d'oro negli orli. Se l'oro si struggerà, sappi, o fratello, ch'io sarò morta.„

II.

E' monta a cavallo e si pone in viaggio. Va fino a un luogo, dove accende un gran fuoco in mezzo del bosco, alla fontana del Corvo. Si mette la mano in seno, guarda il velo, e il cuor gli si spezza.

“Cari amici, guerrieri miei, prodi figli di draghi,[48] statevi pur qui a banchettare e all'ombra sdrajatevi. Or io me ne vo, ché in casa ho dimenticato la spada arrotata sur una tavola verde.„

Torna addietro, ed ecco s'incontra in un bravo,[49] in un bravo su picciol cavallo.

“Buona fortuna, o giovinotto mio bravo!„

“Che rechi? onde vieni?„

“Se brami, o signore, saperlo, ad altri potrebbe esser bene, ma è per te mala cosa ed amara. Tuo padre è córso, il paese tutto ha posto a soqquadro, finché ha trovato la tua bella, e l'ha gettata in uno stagno largo e profondo.„

“Tieni, o bravo, il mio cavallo, e menalo al padre mio. Se chiedesse ov'io sia, digli ch'io sono andato giú in riva allo stagno, e nell'acqua mi son buttato a ritrovare la fanciulla che amai.„

III.

Il padre si tira dietro tutto il paese; asciuga lo stagno, e i due giovani trova insieme abbracciati, su la rena gialla prostesi; ambedue nel volto sereni, talché vivi parevano. Il re allora si pente; nella seta gli avvolge, in chiesa li fa portare, e in due casse li mette, casse belle da imperatore, sopravi lettere latine: e lui ha murato presso l'altare ad oriente, lei nell'atrio a occidente. E dalla tomba di lui è uscito, o fratello,[50] un abete verde coperto d'ellera, che pende su la chiesa; e da quella di lei una piccola vite fiorita pieghevole, che dall'alba alla sera alla chiesa si è abbarbicata e con l'abete confusa. Tuona, o Signore, e fulmina; tuona su chi tronca a mezzo il dolce e fervido amore d'un giovine e d'una fanciulla.

Alle piante cresciute su la sepoltura di amanti infelici, una canzone italo-albanese (La ballata di Angelina) attribuisce virtú miracolosa: “Andò a nascere un cipresso—là dove sepolto era il garzone;—e spuntò una vite bianca—là dove sepolta era la fanciulla.—Per sotto l'alto cipresso i feriti passavano:—prendevano foglie di cipresso,—e alle ferite le mettevano.—E sotto quella vite bianca—i malati andavano a passare;—prendevano gli acini della vite bianca,—e l'infermità guarivano.„ Camarda, Appendice al saggio di grammatol. comparata su la lingua alban., Prato, 1866, p. 113. In una delle piú antiche ballate inglesi (Fair Margaret and sweet William), dal cuore della fanciulla spunta un rosajo, e da quel dell'amante una rosa selvatica, che, al solito, cresciuti, s'intrecciano insieme; e il canto finisce con una scappatella burlesca: “Poi venne il cherico della parrocchia,—per dir la verità,—e disgraziatamente li tagliò;—altrimenti vi sarebbero ancora.„

Quanto all'origine di questa leggiadra fantasia popolare, convien ricercarla nella storia di Tristano e d'Isotta, che nel medio evo si propagò per quasi tutta l'Europa, e che procede visibilmente dalle metamorfosi mitologiche. Vedi Bossert, La litterature allemande au Moyen-Age, Paris, 1882, p. 298.—Ma dal cuore e sulle tombe di amanti sventurati, non soltanto sorgono fiori arboscelli ed altre maggiori piante. A mo' d'esempio, in certa novellina popolare russa raccolta dall'Atanasieff e citata dal prof. Prato (Quattro novelline popolari livornesi, ecc., Spoleto, 1880, p. 105), su la tomba di due fanciulli barbaramente sgozzati dalla zia, spuntano un ramo d'oro e uno d'argento. Né si può legger senza ridere un canto serbo, che nel luogo dove una giovinetta innocente morí per man del fratello, fa saltar fuori di schianto non già fiori od alberi od arbusti, ma una chiesa a dirittura: non dice (peccato!) se col bravo suo campanile o no.

A proposito di piante venute su da cadaveri o da sepolture, vedi Marmier, Légendes des plantes et des oiseaux, Paris, 1882, p. 34-35; De Gubernatis, La mythologie des plantes, ou les légendes du règne végétal, Paris, 1878, t. I, p. 161-62; Gaster, Literatura populara românâ, Bucuresci, 1883, p. 483, il quale rimanda specialmente a Liebrecht, Zur Volkskunde, p. 166 e 282-83, ecc.

“Dans un chant de l'Ukraine (Chants hist. de l'Ukraine, tr. par Chodzko, p. 30), une rose est regardée comme l'âme d'un jeune homme:—Cette rose c'est l'âme du jeune homme, qui est mort de chagrin pour la jeune fille.—Dans la Cronica dos Vicentes, monument de la langue portugaise au XV siècle, on rencontre, dit Braga, des traditions relatives aux Français, qui virrent aider à conquérir Lisbonne. Telle est la légende du chevalier Henrique et de son page fidèle. Sur la tombe d'Enrique poussa un palmier.—Au chant VIII des Lusiades, nous voyons que Camoens a rappelé ce prodige:

“Olha Henrique famoso cavalleiro a palma, que le nasce junto a cova.„

Puymaigre, Romanceiro, p. 189-90.

Un canto brettone: “Ce fut merveille de voir la nuit qui suivit le jour où on enterra la dame dans la même tombe que son mari,—de voir deux chênes s'élever de leur tombe nouvelle dans les airs;—et sur leurs branches, deux colombes blanches sautillantes et gaies,—qui chantèrent au lever de l'aurore et prirent ensuite leur volée vers les cieux.„ H. de la Villemarqué, Barzaz-Breiz, Paris, 1846, I, p. 45. “Le couplet de la chanson de Malborough,„ dice l'Arbaud, I. p. IX, in nota: “On vit voler son âme—à travers des lauriers,—ne parait pas avoir eu une autre origine.„ Sarà o non sarà; poco importa. Concluderemo piuttosto col De Gubernatis, op. e t. cit., p. 160, in nota: “On veut absolument revivre après la mort, et l'arbre est le symbole le plus vivant de la vie.„

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