Note 45 — CONTE NILLO
Reading edition
“Erguei-vos, bella Infanta; vindo ouvir lindo cantar: ou são os anjos no céu, ou as sereias no mar.„
“Pois não são anjos no céu, nem as sereias no mar; é um triste prisioneiro, que meu pae manda matar.„
Romances de Gerinaldo [lezione dell'isola di San Giorgio], Hardung, I, p. 108. E nella lezione Almeida-Garrett, ivi, p. 115:
“Anda ouvir, oh minha filha, este tam lindo cantar, que ou são os anjos no céo, ou as serejas no mar.„
“Não são os anjos no céo, nem as sereias no mar; mas o triste sem ventura a quem mandais degollar.„
Una lezione della romanza castigliana Conte Arnaldos, edita dal Delius e riferita dal Nigra, Canzoni ecc. Riv. Contemp., fasc. gennaio 1860, p. 82:
“O idolo ha la princesa en los palacios do está: —si saliredes, mi madre, si saliredes de mirar; y veredes como canta la sirena de la mar.—
—Que non era la sirena, la sirena de la mar; Que non era sino Arnaldos ecc.„
Accenna pure alle sirene una canzone canavese edita dallo stesso Nigra, fasc. cit., p. 78:
“La serena ch'a cantava s'a n'in chita [smette] de canté.„
Dove l'illustre uomo annota opportunamente:
“Il mito delle sirene, popolarissimo nella poesia greca e latina (V. Omero, Odiss. μ, 39-53; 158-209; φ, 306; Virgilio, Eneid. V ecc.) si perpetuò nelle tradizioni del medio evo, e nei numerosi canti e racconti intorno alle Nisse, alle Elfine, alle Ondine, alle Korrigan e alle Fate, fra cui fu lungamente popolare la celebre Melusina. V. Kastner, Les Sirènes. Paris, 1859; Roman de la rose; Roman de Brut, passim; i poemi italiani di cavalleria; Les pays basque, par Francisque Michel. Paris 1859, 334.—Il canto della sirena è spesso mentovato nella poesia popolare italiana. V. la raccolta di Tommaseo, Tigri, Marcoaldi, Pasqualigo ecc.„
Ecco in fine il ritratto che della sirena ci dà un bestiario pubblicato da P. Meyer, in Romania, 1872, p. 430; ritratto, come si vede, al tutto identico a quelli che ce ne lasciarono i classici:
“Sereine est de mer. j. peril: feme est part desus le lonbril, et poisons desoz la ce[i]nture. Tant chante bel que creature ne s'e[n] porroit pas sooler ne d'oïr le dòuz chant chanter ecc.„
In secolo assai piú vicino al nostro, quella gran testa quadra di Don Ferrante “sapeva a tempo trattenere una conversazione.... descrivendo esattamente la forma e l'abitudini delle sirene.„ V. Promessi Sposi, cap. XXVII.
Quando i portenti erano cosa piú che ordinaria, anche i pesci (gli uccelli è inutile dire) fecero mirabilia come virtuosi di canto. “E poi videro una fontana lunga e larga per spazio di miglia cinque, piena di molti pesci, li quali cantavano dí e notte... e era sí dolce canto, che lingua umana non potrebbe narrare. E poi videro l'arbore della gloria... lo quale arbore era pieno di uccelli piccoli; e aveano penne rosse come carbone di foco acceso, e parevano lucerne appese, e cantavano tutti ad una voce sí che parevano angeli del Paradiso celestiale. E cosí facevano a tutte ore del dí, e tanto era dolce e soave quello canto, che ogni mente umana si sarebbe addormentata;...„ V. Leggende del sec. XIV (Del paradiso terrestre), Firenze, 1863, I, p. 496-97.