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Lettere di molte valorose donne

BARTOLOMEUS PESTALOSSA RHETUS LECTORI.

Reading edition

En habes studiose lector Epistolas complures hetrusca lingua conscriptas, gravissimis sententijs, Illustribusque exemplis egregie refertas, quas ex varijs Italiæ locis, multo sudore, multa que impensa Hortensius Lando collegit: suadenteque Octaviano Raverta in volumen redegit (illo inquàm Octaviano) qui ob insignem animi pietatem Terracinæ Pontifex designatus est: ac paulo post acclamantibus his, qui fœminini sexus præ ceteris studiosi esse videntur, in apertum protulit. Vale lector fœmineamque dignitatem (ut par est) amato, colito, suspicito, & tandem adorato.

DI M. LODOVICO DOLCE ALLE STUDIOSE ET CHIARE DONNE.

Donne, per c'habbia voi cortese il cielo Prodotte in questo fosco empio soggiorno, Per far d'alte bellezze il mondo adorno, E l'alme accese d'honorato zelo: Perche sotto a gentil leggiadro velo Virtù, s'accolga: che puo far d'intorno, Quand'è turbato piu, sereno il giorno, E fiorir Maggio nel piu freddo gelo: A lui, per cui si ricche al mondo sete Di beltà, di valor, d'ingegno, & d'arte, Non tanto & cosi vivo obligo havete: Quanto al buon LANDO; ch'ogni rara parte Di voi consacra (onde chiare vivrete) Nel vago stil de le sue dotte carte.

DI M. GIROLAMO PARABOSCO.

Ecco chi mi torrà donne gentili Quel biasmo, che vi dan le false lingue Del vulgo sciocco, che mai non destingue: Ma ugualmente vi fa imperfette & vili. Lo stile, e i bei concetti alti, e virili Onde ogni servo a voi si nutre, e impingue, E d'ogni vostro honor la sete estingue; Vi faranno a i piu saggi esser simili. Onde il mondo vedrà, ch'attorto ogn'hora Vi biasma questo stuol, d'insania pieno Impotente a mirar vostro splendore. Et vedrà chiar, donne felici ancora, Ch'Apollo a voi non è cortese meno De duoni suoi, che sia Venere, e Amore.

DI M. PIETRO ARETINO.

Donne in le squille de la fama ascritte Con gratie, & note reverende, & sole Hortensio lampa a le piu dotte scole, Et chiaro Heroe de le scienze invitte. Le carte illustri l'una a l'altra scritte, Ha posto in luce del lor proprio sole; A ciò i gran sensi, & le gravi parole Sieno al scrivere altrui norme deritte. Ma perche voi non sareste immortali Se la nobil di lui pietosa cura Non raccoglieva de i vostri spiriti i sali; In dishonor de la sua stella dura, Dateli loda a quel sapere equali: Con cui hor alza l'arte, hor la natura.

DI M. FRANCESCO SANSOVINO ALLO HONORATO M. ORTENSIO.

Lando io non so, se piu vi deve Amore O le donne che volser da voi tanto, Quei che si pasce di dolor, di pianto Accenderà per quest'a mille il core: Quell'altre havran per voi perpetuo honore, Come cagion di si leggiadro e santo Pegno de la virtù, che hor mostra quanto Et quale è il feminil alto valore. So ben io questo, che benigna e cara Mano, apparecchia la honorata fronde Per far al degno crin vostro corona; E tra le dive a le castalide onde La vostra fama alteramente sona L'opra gentil, ove ogni ben s'impara.

DEL S. NICOLO DELLI ALBERTI DA BORMO.

Quanto i begliocchi prima Di voi donne, infiammar potean il core, Et renderlo soggetto al vostro amore, Tant'hor gli alti concetti De vostri animi eterni in queste carte, Mille amorosi affetti Destano in si leggiadra, & nobil arte, Ch'in voi ciascuno apprezza L'interna piu che la mortal bellezza.

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