Note 133 — IL DECENNIO DELL’OPEROSITÀ POETICA DI ALESSANDRO MANZONI (continued 3)
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Conversando col Cousin, nell’aprile del 1825, il Goethe ebbe a dirgli (la conversazione fu riferita dallo stesso Cousin nel Globe, V, n.º 26): «Io pregio moltissimo il Carmagnola, lo pregio moltissimo. L’Adelchi è più grande per l’argomento, ma il Carmagnola è molto profondo. (Adelchi est un plus grand sujet, mais Le Comte de Carmagnola a bien de la profondeur). La parte lirica poi è così bella, che il critico maligno [della Quarterly Review, dicembre 1820] l’ha lodata e tradotta».—Codesto saccente sgarbato, mentre giudicava il dramma «mancante di poesia» e consigliava il Manzoni «a gratificare in avvenire il pubblico con splendide odi, piuttosto che disgustarlo con deboli tragedie», ne riproduceva, tradotto in inglese, il Coro, reputandolo «la più nobile lirica che la moderna poesia italiana abbia prodotta». Trovava anche, bontà sua, «molto affettuosa» la scena del Conte con la sua famiglia.