Note 117 — IL DECENNIO DELL’OPEROSITÀ POETICA DI ALESSANDRO MANZONI (continued 3)
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Cfr. p. 410 di questo volume. Il Tiberio fu concepito in un’esaltazione tirannicida, destata nel poeta da una concitata lettura di Tacito; e, come si vede, esso non dispiaceva al poeta del Cinque maggio! Il quale poi, riferisce il Bonghi (Pensieri inediti, pag. 62), «raccontava assai spesso che non so chi domandasse a un redattore dei Débats perchè il giornale continuasse a dire che il fratello di Andrea Chénier gli avesse fatto la spia, e cagionato così la di lui morte, pur sapendo che ciò era falso; e il redattore rispondesse: Parce qu’il le faut! Così, stupiva di questa persuasione della necessità e dell’utilità della bugia, e gli pareva segno di una corruttela estrema».—Ai nostri giorni abbiamo sentito affermare qualcosa di simile a proposito del Dreyfus; e ci siamo, ancora una volta, accorati «pour cette France illustrée par tant de génie et par tant de vertus», come la chiamava lo stesso Manzoni (cfr. più avanti, p. 384).