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La storia di Girolamo Savonarola e de' suoi tempi, volume 2 (of 2)

Note 335 — LIBRO QUARTO. [1497-1498.] (continued 3)

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Infatti, del processo si trovano due edizioni del secolo XV: di una si può vedere qualche copia assai rara nelle biblioteche di Firenze; dell’altra non conosco che una copia sola, posseduta dal conte Carlo Capponi. Evidentemente questa è l’edizione fatta in fretta dalla Signoria, e poi ritirata con pubblico bando. Sul principio v’è scritto: «Questa è la examina et processo de frate Hieronymo da Ferrara Savonarola, facta di lui da li spectabili e prudenti homini, commissarii et examinatori de li signori Fiorentini, per commissione de la Santa Sedia Apostolica solenemente electi et deputati, come in esso fidelmente appare.» L’altra copia, invece, dice: «dalli spectabili et prudenti huomini commessari et examinatori delli excelsi Signori Fiorentini, dalle loro excelse Signorie solennemente electi et deputati.» Ora è da sapere che la Signoria voleva rimettere al Papa tutto il carico e la responsabilità del processo; onde in una lettera al re di Francia espressamente affermava che il Romolino ed il Turriano avevano, per autorità del Papa, pronunziata la sentenza; e che la Signoria non era di nulla responsabile: «Quo fit, ut nec mortis ejus nos auctores fuerimus etc.» Vedi Padre Marchese, Doc. XLI. La sentenza degli Otto diceva, presso a poco lo stesso. Ecco perchè, nel processo stampato dalla Signoria, si trova la frase, per commissione della S. Sede Apostolica, frase che manca nell’altro. Per la medesima ragione, ancora, in fine del processo venne stampata la lettera del papa a Francesco di Puglia, e l’altra ai Francescani. Chi poi avesse fatta la seconda edizione, è difficile affermarlo; ma nel Burlamacchi, pag. 148, si trovano queste parole: «Era nondimeno questo processo (falsificato) molto leggieri, nè conteneva cosa di momento alcuno. Onde non volevano pubblicarlo; ma comporne ancora un altro che avesse qualche apparenza. Con tutto ciò permesse Iddio che fusse divulgato; perciocchè ser Ceccone ne mandò una copia ad un suo amico che gli aveva data la fede di non mostrarlo a persona; dipoi s’ingannò, dando (l’amico) il detto processo alla stampa, acciò si divulgasse.» Questo passo, bene considerato, spiega molte cose: spiega il secondo processo che fu fatto dai Signori, scontenti del primo, e spiega la seconda edizione del primo.

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