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La storia di Girolamo Savonarola e de' suoi tempi, volume 2 (of 2)

Note 210 — LIBRO QUARTO. [1497-1498.] (continued 2)

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«Ad instantiam et requisitiones Dominorum Florentinorum.» Così è scritto nello strumento stesso della Signoria, che il Meyer pubblicò dall’Archivio delle Riformagioni; ma che pure era stato pubblicalo fin dal tempi del Savonarola. Il Padre Marchese (Doc. XXIV) ne dette una copia, alquanto diversa, che i Dieci mandarono a Roma: la firma del Francescano, però, è dappertutto la medesima.

Quanto alle istigazioni fatte, a fin di persuadere il Francescano, vedile in Frà Benedetto e nel Violi. Questi racconta ancora, che il Doffo Spini soleva radunarsi con molti scioperati nella bottega di Sandro Botticelli, e «quivi, ragionando più volte in su la morte del Frate, Doffo disse che non fu mai intenzione loro, mettere il frate di San Francesco nel fuoco, e che lo assicurarono di questo; ma che bastava loro che gli facessi giuoco tanto che, col dilungare la cosa, loro venissino a loro intento di spegnere queste cose del Frate.» Ciò il Violi aveva letto in una cronaca di Sandro Botticelli, ora smarrita. Anche fra Benedetto, come abbiam visto, affermava nella sua narrazione, che si trattava d’uccidere il Savonarola. Pico suppone che le prime istigazioni venissero da Roma; e certo allora vi fu grande intesa tra gli Arrabbiati ed il Papa.

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