Note 209 — LIBRO QUARTO. [1497-1498.] (continued 2)
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Il Burlamacchi, pag. 133, parla di queste assicurazioni date ai Frati Minori: «Ed era, in fatti, stato promesso loro che in niun modo v’entrerebbono. Imperocchè pochi giorni innanzi s’era fatta una cena nel palazzo de’ Pitti, dove i più capitali nemici del Frate si erano trovati; e quivi fu concluso che i frati Minori non entrerebbero nel fuoco, e che sol bastava loro che i frati di San Marco si conducessino in Piazza, che frà Domenico solo v’entrasse, il quale era da loro chiamato il Fattoroccio!» Il Violi dice: «Messon su frà Giuliano Rondinelli nobile fiorentino, uomo più presto di poco giudizio che di prudenza assai; del quale questi nostri fiorentini maligni ne possettono meglio disporre che del Pugliese predetto, e feciongli dire che entrerebbe nel fuoco con frà Domenico.... E questa fu la trappola e ultimo tradimento che questi fraudolenti usorno, come qui di sopra io ti ho detto, che per venire all’intento loro fintamente e fraudolentemente facevan dire a un lor frate, di voler fare quello che lui non voleva fare. E da’ Compagnacci e da Doffo Spini capo loro, era stato promesso che lo esperimento del fuoco non si farebbe, che non faceva per loro a venire a simil prova; ma li promessono che al Frate loro non sarebbe fatto nocumento alcuno, e che metterebbono tante dispute e cavillazioni a campo, che al cimento del fuoco non si avrebbe a venire: e bastava loro che quel Frate dei Rondinelli dicesse a parole di volerci entrare, ma non in fatto nè in verità.» (MS. del Violi, come sopra.)