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La storia di Girolamo Savonarola e de' suoi tempi, volume 1 (of 2)

Note 549 — LIBRO TERZO. [1495-97.] (continued 3)

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Rio, Art Chrétien. — A questo proposito, non sarà fuori di luogo il fare alcune osservazioni sopra ciò che nel suo libro dice il signor Rio, intorno al Savonarola. Egli divide la storia della pittura italiana in due grandi scuole: la pittura cristiana, o, come altri dissero, il purismo; e la pittura naturalista, nella quale include tanto coloro che si restrinsero troppo nella semplice imitazione del vero, come quelli che andarono solo dietro allo studio dell’antico. Questa seconda scuola non è altro, pel Rio, che una degradazione dell’arte cristiana. Avendo, poi, trovato che nel secolo XV le due scuole fiorivano l’una accanto dell’altra, ha voluto attribuire tutto il progresso del naturalismo ai Medici, favoreggiatori delle idee classiche e pagane; mentre del risorgere dell’arte cristiana ha fatto unico autore il Savonarola. Sebbene sia verissimo che il Savonarola propugnasse le idee cristiane, in opposizione ai Medici che volevano fare della erudizione classica uno strumento di corruzione morale, o almeno restringere con essa il più libero corso delle nuove idee; è però certo, almeno quanto alla pittura, che la teoria del signor Rio non regge all’analisi dei fatti. Se noi rivolgiamo lo sguardo a quei pittori che circondavano il Frate, troveremo che niuno di essi fu seguace di quell’arte cristiana, di cui il signor Rio vorrebbe chiamarlo rinnovatore. Innanzi a tutti si presenta Frà Bartolommeo: ora, non fu egli dei primi, e forse il primo che spinse decisamente la pittura nel classicismo, e cominciò la scuola del cinquecento? E Michelangiolo Buonarroti non fu quegli che lo portò ai suoi ultimi confini? Tra gli ammiratori del Savonarola noi troviamo, è vero, i Della Robbia; ma quel Luca che fu scultore immortale delle sante Madonne, era già morto: egli era vissuto, con Beato Angelico, ai tempi di Cosimo dei Medici. Un altro seguace del Savonarola era il Cronaca, che fu dei primi a cominciare l’architettura classica, come ne è testimonio la sala stessa del Consiglio Maggiore: Lorenzo di Credi è noto a tutti come un discepolo, anzi un imitatore di Leonardo da Vinci; e Sandro Botticelli viene dal signor Rio chiamato «infetto di paganesimo.» Ove è, dunque, la scuola di arte cristiana, fondata dal Savonarola, se i suoi seguaci vanno tutti per la opposta via del naturalismo? Ciò che ha indotto in errore il signor Rio, è stato il desiderio di attribuire ogni progresso dell’arte ad una causa unicamente religiosa. È questo un nobile desiderio, che però non sempre trova in suo favore la realtà dei fatti. E nel nostro caso, è fuori di dubbio che quella pittura la quale dal signor Rio vien chiamata cristiana, era assai più fiorente ai tempi di Cosimo de’ Medici; mentre in quelli del Savonarola, essa cedeva rapidamente il terreno ai progressi dell’arte classica, che venne ben tosto rappresentata da Raffaello, per cui il signor Rio sembra avere assai poca simpatia.

Prima di conchiudere queste osservazioni, dobbiamo però dire che il signor Rio ha capito mirabilmente la vera opposizione morale che passava tra il Savonarola ed i Medici; e che egli l’ha descritta, non solamente con calore, ma ancora con eloquenza.

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