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La storia di Girolamo Savonarola e de' suoi tempi, volume 1 (of 2)

Note 473 — LIBRO TERZO. [1495-97.] (continued 2)

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Questi Trattati sono inediti nella Magliabechiana, Cl. XXIX, cod. 207. Il meno importante di essi è il primo, che tratta del Cambio; il secondo spiega l’istituzione del Monte Comune, il quale era, come tutti sanno, il Monte dei prestiti volontarii o obbligatorii che la repubblica faceva in caso di guerra o di altri bisogni, obbligandosi alla restituzione. «Ben tosto, però,» così dice Frà Santi Rucellai, «si cominciò a non restituire il capitale, pagando, invece, l’interesse del 5 per cento; più tardi si pagò solo il 3; ed ora il 3, quando lo dànno e quando non lo dànno.» Le cose peggiorarono sempre. Sul principio, chi aveva un luogo di Monte di 100 fiorini, poteva venderlo per 80; poi si scese al 66, al 50; «e ne’ mia dì valeva 30, poi 25, poi 20; e ora in quest’ultima guerra vale solo 10 per cento!» Sembra quasi incredibile; ma pur tale era lo stato della repubblica fiorentina durante la guerra di cui parleremo nel capitolo seguente.

Il terzo Trattato discorre del Monte delle Fanciulle; istituzione assai ingegnosa della repubblica, e carissima ai Fiorentini. Essa ebbe origine in questo modo. Quando la repubblica si avvide di non poter più pagare i debiti contratti coi cittadini, cercò un modo di conciliare l’interesse pubblico col privato, e fondò il Monte delle Fanciulle. — Se chi ha un luogo di 100 fiorini, così ragionossi allora, non può venderlo più che 16 fiorini; il suo capitale evidentemente non è di 100 ma solo di 16 fiorini. Ora, chi porterà questo luogo dal Monte Comune al Monte delle Fanciulle, lasciandovelo 16 anni senza alcun interesse, riceverà alla fine del sedicesimo anno una dote di 100 fiorini. — Portando dieci luoghi di Monte, si poteva formare una dote di 1000 fiorini, e così via discorrendo. Volendo avere una dote di 100 fiorini dopo 12 anni, bisognava portare luoghi di Monte pel valore effettivo di 24 fiorini, invece di 16. Vi erano ufficiali del Comune, che determinavano il valore effettivo dei luoghi, perchè esso ogni giorno variava; e, saputo dopo quanti anni si voleva la dote, gli ufficiali determinavano quanto bisognava pagare. Chi non avesse avuto luoghi di Monte, poteva facilmente comprarli. In questo modo, i privati trovavano molto vantaggio, ed anche il Comune guadagnava assai; giacchè, morendo la fanciulla per cui s’era fatta la dote, esso rimaneva padrone di tutto; facendosi monaca, esso era in obbligo di restituire solo il valore effettivo che aveva nel principio ricevuto.

I luoghi di questo Monte delle fanciulle, furono sempre considerati come inviolabili, ed il Comune pagò scrupolosamente. Ma pure, tanto erano nell’ultima guerra (1496) rovinate le finanze della repubblica, che alla scadenza della dote, si dava in contanti solo il quarto del capitale promesso, meno anche le spese di contratto; si riteneva il resto, pagandone però l’interesse del 7 per cento. Ciò fece scapitare il prezzo anche dei luoghi di questo Monte; onde ora, per la prima volta, chi aveva un luogo di 100 fiorini sul Monte delle fanciulle, lo vendeva per 75.

Queste variazioni nel valore effettivo dei luoghi di Monte, fecero nascere una smania di speculazioni, simile a quelle che vediamo farsi oggi sul debito pubblico; e più volte gli storici ne lamentarono le funeste conseguenze.

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