Note 216 — LIBRO SECONDO. [1494-1495.]
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Tutti gli storici sono unanimi nel dire, che il Savonarola era in quei giorni divenuto l’anima della moltitudine. Se molto a lui si deve, per avere negli anni trascorsi ridestato il popolo dal suo lungo sonno, assai più gli si deve ora per aver saputo mantenere la pace e la concordia. Noi lo dimostreremo più ampiamente nei Capitoli che seguono, e queste prediche sopra Aggeo ne saranno certissima prova. Il Guicciardini è uno di quelli che meglio compresero e giudicarono il Savonarola. Nel suo dialogo Sul reggimento di Firenze, p. 28, egli fa dire a Bernardo del Nero queste parole: «Io credo che voi abbiate un obbligo grande a questo frate, che per avere levato a buona ora il romore, è stato causa che e’ non si sia fatto esperienza di quello che arebbe partorito quella vostra forma di governo; perchè io non dubito che arebbe introdotto discordie civili di qualità, che si sarebbe presto venuti a qualche mutazione disordinata e tumultuosa.» Ma come il Savonarola fosse il solo a salvare la repubblica dai disordini, il Guicciardini lo descrive e ragiona assai distesamente nella sua Storia di Firenze.