Note 345 — LIBRO SECONDO. [1494-1495.] (continued 2)
Reading edition
Fu pubblicato quasi contemporaneamente in latino ed in italiano: Compendium revelationum Impressit Florentiæ ser Franc. Bonaccorsius, 1495; V nonas mensis octobris. Lo stesso stampatore lo aveva pubblicato in italiano il 18 agosto 1495, e dopo dodici giorni veniva ristampato da ser Lorenzo Morgianni. Nel 1498 fu ristampato in latino, a Parigi ed a Firenze; nel 1537 a Venezia, e nel 1674 di nuovo a Parigi, per cura del Quetif.
Non solamente il Savonarola, ma la più parte de’ suoi seguaci hanno lasciato dei trattati intorno alle sue profezie. Principali fra questi furono il Benivieni nella Lettera a Clemente VII, nei vari Trattati in cui espone la dottrina del suo maestro; il Violi nelle sue Giornate, di cui ci restano solo dei brani ed il compendio fattone dal Razzi; Frà Benedetto ne parla in quasi tutte le sue opere, ma più espressamente nel sopracitato MS. magliabechiano: Secunda parte delle profezie di Fra Girolamo; e per non citarne un numero infinito, Pico il giovane e tutti i biografi ne parlano distesamente. A questo proposito, non vogliamo tralasciare un’osservazione, che può dare maggiore conferma a tutto ciò che abbiamo detto in questo capitolo. Frà Benedetto scrisse un’opera intitolata: Fons vitæ (MS. magl., XXXV, 96), nella quale racconta una lunga serie di rivelazioni o visioni da lui avute, che sono circa diciassette. Fra la quindicesima e la sedicesima di esse, v’è un paragrafo intitolato: Humilis excusatio prophetæ, nel quale dice: «Hæc autem scripsimus, non quia firmiter vera esse credamus et quia sopniis fidem aliquam adhibeamus, sed quia sopnia aliquando non sunt spernenda; quum, sicut patet clarum in Scripturis, mulla sopnia revelationes fuerunt. Scripsimus, etiam, ut cognoscamus an sint a naturâ an a Diabolo an a Deo; ut facta naturæ adiscamus, et illusiones Demonum vitemus, et ut Divinam Bonitatem cognoscamus et annumeremus. Obsecro omnes legentes, ut fidem certam hiis do (forse deve dire nec do) nec dare decrevi, et sic protestor ante Deum et homines, et sunt sicut si ista non sopniassem. Solus Deus est, qui ab æterno novit, qui futura predicere possit. Et si aliqua ista significare inveneris, non mireris quia ego peccator sim; quum donum prophetis (teste sancto Thomâ) stat cum peccato mortali. Hac etiam ratione non me justum et bonum existimes, quum ego infelix peccator sum, et multorum sum conscius peccatorum.» — Certamente è assai notevole che Frà Benedetto, dopo essersi chiamato profeta, ci confessi ingenuamente di non saper dire se queste visioni siano puramente sogni o rivelazioni, operazioni di natura o del diavolo. Tanto è vero che nè il Savonarola nè i suoi seguaci s’erano fatto su questa materia un concetto chiaro; e che essi erano assai inclinati a pigliare per rivelazione tutte le illusioni e i sogni che avevano un carattere religioso.