Note 336 — LIBRO SECONDO. [1494-1495.] (continued 2)
Reading edition
Il Comines, come abbiamo più sopra notato e come diremo ancora più basso, erasi persuaso da ciò, che il Savonarola fosse un vero profeta; e nelle sue Memorie, piene d’una continua ammirazione per lui, ripete sempre «Egli ha predetto la venuta del re quando niuno vi pensava; gli ha, poi, scritto ed ha detto a me stesso cose che niuno ha credute, e che si sono tutte verificate.» Il Nardi, ed un numero infinito d’altri contemporanei, dettero al Savonarola il nome di profeta; ed il Machiavelli stesso, il quale, come abbiam visto, non era di quelli che meglio comprendessero o più imparzialmente giudicassero il Savonarola, non ardì mai di negare o anche mettere in dubbio le sue profezie, «perchè d’un tanto uomo se ne deve parlare con reverenza;» aggiungendo che infiniti vi credevano, «perchè la vita sua, la dottrina, il soggetto che prese, erano sufficienti a fargli prestar fede.» Discorsi sulle Deche, lib. I, cap. XI, pag. 52; Italia 1813. Il Guicciardini, che è forse quello che meglio di tutti lo ha giudicato, rimane incerto su questo punto della profezia, e dice: «Io aspetto dal tempo la risoluzione di questi dubbi; ma se il Savonarola fu sincero, come la sua vita tutta santa farebbe credere, noi abbiamo visto ai nostri tempi un profeta sommo; se egli non fu sincero, noi abbiamo veduto un uomo grandissimo. Non sarebbe stato possibile fare le cose che egli ha fatte, condurle con tanta arte, con tanta prudenza, senza avere qualità straordinarie.» Guicciardini, Storia inedita di Firenze. Quest’opera, non essendo ancora data alla luce, noi citiamo solo di memoria, dopo una scorsa che ci è stato permesso di dare al Ms. La sua pubblicazione, dai Conti Guicciardini affidata al signor Canestrini, sarà di grandissima importanza.