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La storia di Girolamo Savonarola e de' suoi tempi, volume 1 (of 2)

Note 330 — LIBRO SECONDO. [1494-1495.] (continued 2)

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Ecco in qual modo, il 1º di aprile 1495, il Savonarola stesso parlava della mutazione del nuovo governo, e delle principali leggi da lui ordinate: «Vedendo appropinquare la mutazione del nuovo governo, e considerando che non poteva essere senza scandalo e grande effusione di sangue;... deliberai, inspirato da Dio, di cominciare a predicare ed esortare il popolo a penitenzia, acciocchè conseguissi da Dio misericordia. Ed il dì di San Matteo Apostolo, cioè a dì 21 settembre 94, cominciai; e, con quante forze mi dette Iddio, esortai il popolo a confessarsi, e digiunare, ed orare. Le quali cose avendo fatte volentieri, la bontà di Dio commutò la giustizia in misericordia; ed a dì 11 novembre, mutossi lo Stato e governo, miracolosamente, senza sangue e senza alcun altro scandalo nella vostra città. Avendo, dunque, tu, popolo fiorentino, a pigliare nuovo governo; ti convocai, escluse le donne, nella chiesa maggiore, presenti i Magnifici Signori e gli altri magistrati della tua città: e dopo molte cose dette del buon governo delle cittade secondo la dottrina delli filosofi e delli sacri teologi, ti dimostrai quale era il governo naturale del popolo fiorentino; e, dipoi, continuando la predicazione, ti proposi quattro cose che tu dovevi fare. — La prima: temere Iddio. — La seconda: amare il ben comune della città, e quello cercare più che il proprio. — La terza: far pace universale tra te e quelli che ti avevano governato pel passato; aggiungendo a questo, lo appello delle sei fave.» Predica 29, di quelle sopra Giobbe. Nota che questa predica veniva fatta quando già la nuova legge dell’appello era decretata; e che tanto qui come altrove, il Savonarola dice sempre di aver consigliato l’appello delle sei fave; non mai quello delle sei fave al Consiglio Maggiore.

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