Note 280 — LIBRO SECONDO. [1494-1495.] (continued 2)
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«Avrebbe nel Consigli, ne’ quali non interveniva numero molto grande di cittadini, potuto più quella sentenza, che tendeva alla forma non tanto larga del governo, se nella deliberazione degli uomini non fosse stata mescolata l’autorità divina, per la bocca di Girolamo Savonarola da Ferrara, frate dell’ordine dei predicatori. Costui... in questo tempo, detestando pubblicamente la forma deliberata nel Parlamento, affermava, la volontà di Dio essere che e’ s’ordinasse un governo assolutamente popolare, e in modo che non avesse a essere in podestà di pochi cittadini alterare nè la securtà nè la libertà degli altri; talmente che, congiunta la riverenza di tanto nome al desiderio di molti, non potettero quegli che sentivano altrimenti resistere a tanta inclinazione.» Guicciardini, Storia d’Italia, lib. II, pag. 164-65, ediz. del Rosini. Nella Storia d’Italia, però, il Guicciardini non ardì esprimere tutte le sue idee intorno al Savonarola, perchè scriveva in tempi contrari alla sua memoria. Nella Storia inedita di Firenze, che egli forse non voleva pubblicare, si vedrà il grandissimo conto che faceva del frate come uomo politico. Ivi esso dice, che il Savonarola discorreva della politica non solo per principii generali, ma veniva ai particolari, e pareva allora che fosse nato e vissuto al reggimento degli Stati: dice anche che esso coll’ardire e la moderazione salvò il nuovo governo dal pericolo di rovinare in sul nascere.