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La sposa di Mènecle

Note 194 — ATTO SECONDO

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Superfluo qui osservare, intanto che me ne ricordo, una volta per tutte, con l'autore dell'Anacarsi (v. 28) che la vita ritirata delle donne ateniesi nel gineceo non deve poi intendersi per quella completa clausura che hanno creduto taluni: e non impediva loro di ricevere in casa i parenti e quegli amici del marito ed estranei che dal marito ne aveano il consenso. — Nella Lisistrata di Aristofane c'è anche di meglio: e il provveditore si lamenta che sian gli stessi mariti che procacciano alle mogli certe distrazioni: «Noi uomini abbiamo aiutato le donne a diventar malvagie. Noi andiamo alle botteghe degli artieri e diciamo: orefice, della collana che mi avevi fabbricata, ballando ier sera la mia donna, cadde la ghianda del fermaglio. Io devo navigar per Salamina. Tu se hai tempo fa in ogni modo di recarti da lei verso sera, e riponle la ghianda al luogo suo. Un altro ad un calzolaio giovine... così parla: o calzolaio, la correggia preme alla mia donna il dito mignolo del piede che è tenero assai. Tu va a lei sul mezzogiorno, e rilassala alquanto, sicchè si faccia più larga. E così, da queste cose hanno origine quell'altre somiglianti...» Lisistr., v. 404-420.

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