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La sposa di Mènecle

Note 155 — ATTO SECONDO

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Cfr. Platone, dial. Parmenide, Eutidemo, Sofista. — Già abbiamo visto i sofisti in Atene fatti segno alla satira della commedia antica, nelle Nubi di Aristofane, che ebbe il torto di confondere tra i sofisti Socrate, il loro grande derisore. Era però una satira e una celia che volgeva al serio, perchè in fondo era una reazione dello spirito conservatore contro le nuove idee filosofiche, e mirava alla sostanza di queste, attaccandole come novatrici, pericolose e sovvertitrici della religione e de' costumi; onde lasciava tale solco dietro di sè, che a distanza di anni potea tradursi nella accusa di Melito. Al tempo della commedia di mezzo, specialmente rappresentata dal comico Antifane, (e che comincia a fiorire giusto intorno all'epoca dei personaggi della mia Sposa) sofisti e filosofi hanno nella vita e nella società ateniese un posto e un'importanza anche maggiori; e la satira contro di essi sul teatro continua — e i sofisti nella commedia ne fan larghe spese — è però divenuta una celia innocua che si prende spasso delle loro arie d'importanza, delle lor sottigliezze e distinzioni cavillose, come di un tema qualunque di scherzo: e pur non senza riflettere la segreta lenta influenza che le nuove dottrine filosofiche dagli orti di Academo vanno irradiando sui costumi. Di queste satire sui sofisti hai esempio in un frammento del Pitagorico di Aristofane (fr. 3. Mein., Frag. com. græc., III, 362) e in un altro frammento di Antifane, in un dialogo tra padre e figlio — quegli non dotto e questi discorrente nel gergo sofistico — dialogo che ricorda le scene comiche delle Nubi tra Strepsìade e Filippide tornato dalla scuola di Socrate; e col quale hanno riscontro le goffaggini sofistiche di Blèpo in questa scena (cfr. Antifane, Κλεοφάνης; Mein., Fr. com. gr., III, 64). Più acre giudizio de' sofisti al tempo della mia commedia, e cioè non dei veri filosofi ma dei rètori spacciatori di vuote e presuntuose ciancie filosofiche, hai nell'arringa contro i medesimi, del contemporaneo oratore Isocrate. — Vedi poi, circa i sofisti in Atene, anche le mie note all'Alcibiade, att. II, n. 35, 36, 37.

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