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La sposa di Mènecle

Note 173 — ATTO SECONDO

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In questo ritratto della effeminata gioventù ateniese, troppo degenere dagli avi nei tempi che non per niente volgevano rapidamente alla decadenza della libertà e della Repubblica, piacque a parecchi ravvisare allusioni contemporanee. Naturalmente io non sono padrone delle interpretazioni altrui: e se v'ha chi crede si possano applicar le mie parole, si serva. Vuol dire che Clistene, lo svenevole bellimbusto satireggiato da Aristofane, in tutti i tempi ha fatto scuola: e se v'hanno giovani in Italia a cui paia di ravvisare nel ritratto sè medesimi, me ne rincresce e auguro alla mia patria gioventù migliore. Ma che le parole di Aglae siano a ogni modo un ritratto esattissimo di certa gioventù d'Atene de' tempi suoi, su questo non cade dubbio; e rimando chi voglia accertarsene ad Aristofane, specialmente alle Nubi, v. 961 eseguenti; a Isocrate, nell'Areopagitica, e a Teofrasto, Caratteri. — Cfr. Dione Crisost., Regno, pag. 167.

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