Note 172 — ATTO SECONDO
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L'appellativo di libera, ἐλευθέρα, corrispondente in questo caso al latino ingenua, designava in genere, quasi titolo nobiliare, la cittadina ateniese avente stato di famiglia, la donna onesta di libera nascita, e come tale circondata di rispetto, e sola ammessa alle sacre Tesmoforìe; per opposto alle cortigiane (ἑταίραι) e alle forestiere (ξέναι) che gli Ateniesi, scapoli e maritati, liberamente e pubblicamente corteggiavano, ma alle quali era proibito, sotto severissime pene, con cittadini ateniesi il matrimonio; ed erano interdette le feste delle Due Dee. — Vedi, p. e., nel passo sopra citato di Iperide: «Che folle temerità sarebbe stata la mia di non vergognarmi di rivolgere di tali discorsi a donna libera?» οὐκ ῂσχυνὀμῃν τοιούτους λόγους λέγων περὶ γυναικος ἐλεμθέρας; Framm., 155, 4. Cfr. per l'antitesi quel passo di Menandro: «È difficile, o Panfila, a donna di famiglia (ἐλεμθέρᾳ γυναικὶ) lottar con una meretrice (πόρνῃ)». Men., Framm. inc., 36. — All'ἐλεμθέρα, passata a nozze, corrisponde anche l'omerico e il tirtaico κουριδίη ἄλοχος indicante la moglie legittima, nata libera da liberi genitori, per contrapposto alle nate di condizione servile (παλλακαὶ). — Cfr. anche le note all'Alcibiade.