Note 170 — ATTO SECONDO
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Dopo il primo banchetto nuziale in casa della sposa, questa veniva la sera condotta alla casa maritale in corteggio di gala tra canti d'imeneo e suon di flauti, seduta in cocchio tra un parente suo e un paraninfo o padrino dello sposo, ch'era di solito qualche intimo amico o parente dello stesso. Vedi la caratteristica descrizione di un corteggio nuziale, in un frammento di arringa di Iperide, in difesa di Licofrone, framm. 155, § 2-4. La sorella di Diossippo, il celebre atleta, viene data dal fratello in moglie a Carippo; e lungo il corteo, Licofrone, segreto amante, a quel che pare, della sposa, trova modo di appressarlesi e raccomandarle di non aver rapporti col marito e di non lasciarsi da lui toccare. Ma di ciò accusato, Licofrone nega, per bocca di Iperide, il fatto, cercando dimostrarne l'impossibilità: «E qual uomo saravvi in questa città così scempio da prestar fede a un simile racconto? Giacchè era necessario, o giudici, che prima venissero il mulattiere e il conduttor del corteggio innanzi al carro conducente la sposa: poi dietro il carro seguissero i fanciulli che la scortavano e Diossippo (fratello di lei): poichè anche costui (il fratello) la accompagnava, per averla egli collocata in matrimonio... E io sarei giunto a tale grado di pazzia, che in mezzo a tanti uomini che la scortavano, e fra questi Diossippo e il suo compagno negli esercizi di lotta Eufreo, uomini fortissimi, avrei osato far di tali discorsi a donna di lignaggio, e farmi udire da tutti, senza tema di perir lì subito strangolato?»