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La sposa di Mènecle

Note 88 — ATTO PRIMO

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Su la parte grandissima che nella vita della donna di famiglia ateniese aveano le divozioni, le feste e le pratiche religiose d'ogni genere, e su quel che costavano, di occhi del capo, ai poveri mariti, abbondano i tratti nei comici e altrove. «Ogni Iddia di cui si celebra la festa è una maledizione pei mariti: i poveri uomini non ne conoscono neppure i nomi: le Coliadi, per es., e le Genetillidi, e la dea Frigia, e la processione d'infelice amore sul pastore (Adonie)». Luciano, Amori. E in Menandro: «Ahimè — sclama un marito — la mia donna spende dieci mine in profumerie: e le occorrono scatole d'oro per chiudervi i sandali... In casa la mi faceva cinque sacrifici al giorno: e ad ogni sacrificio, sette schiave in circolo, picchiavan ne' cimbali, mentre altre mandavano gli urli rituali. Son soprattutto gli dei che ci rovinano, noi altri mariti: sempre delle feste a cui far le spese!» Men., Mysogin., fr. 3. Cfr. i frammenti di un'altra commedia di Menandro, La sacerdotessa (‘Ιέρεια), ove un marito cerca distogliere la moglie dalla manìa delle pratiche religiose per il culto di Cibele.

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