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La sposa di Mènecle

Note 95 — ATTO PRIMO

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Fu nell'anno 379 av. l'E. V. (2º della 100ma Olimp.) che lo spartano Febida, d'accordo cogli oligarchici tebani, si impadronì a tradimento della rocca di Tebe (Cadméa) e della città, rovesciandone il governo democratico e instaurandovi la tirannide spartana. I Tebani di parte democratica che poteron salvarsi — circa 400 — rifugiaronsi ad Atene: tra questi fuorusciti «Pelopida, e Ferenico, e Androclide, i quali fuggiti essendo, furono unitamente agli altri condannati in esilio. Ma Epaminonda sen restò nel paese, trascurato venendo come uomo che applicandosi alla filosofia, non si ingeriva punto nelle faccende, e ch'essendo povero non potea far cosa alcuna». (Plutarco, Pelop.) E di questa presunta innocuità avvantaggiandosi Epaminonda, da Tebe mantenea le segrete comunicazioni co' fuorusciti e attendea per il giorno della riscossa «a riempiere di sensi coraggiosi la gioventù tebana e ad addestrarla a lottar coi Lacedemoni». (Ibid.) — Cfr. Senof., Ellen.

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