ATTO TERZO.
Reading edition
Salotto nella casa di Andrea Campiani.
SCENA I.
Giulia e Costanzo.
Suono di campanello elettrico all'interno.
Giulia
a Costanzo che entra dalla porta del fondo
Ah! voi, avvocato? Solo? Così presto?
Costanzo
Come va?
Giulia
Benissimo. Solo?
Costanzo
Solo... per ora. Perdonate, mi sembrate molto agitata, in orgasmo.
Giulia
No, affatto.
Costanzo
Perchè, in tal caso, vi domanderei come un immenso favore, di essere calma e di volermi ascoltare.
Giulia
Che avete da dirmi? Non venite a pranzo? Velati non viene?
Costanzo
discreto
Un po' di calma, vi ò chiesta.
Giulia
Ma se sono calmissima!
Costanzo
Non pare. Vostro marito è fuori?
Giulia
Sì.
Costanzo
E...?
Giulia
Che cosa?
Costanzo
Non è... accaduto niente?
Giulia
Di che?
Costanzo
Dopo... quanto avvenne ieri?
Giulia
Che poteva accadere?
Costanzo
Non so... Un sospetto... un dubbio...
Giulia
Mio marito non à mai dubitato di me.
Costanzo
Perchè Gustavo era in grande apprensione...
Giulia
Oh! a torto. Il modo stesso come jeri si è comportato mio marito...
Costanzo
Appunto! Gli pareva molto preoccupato.
Giulia
Per l'imprudenza ch'io avevo commessa. Null'altro.
Costanzo
Ma Gustavo temeva che ripensandoci poi, a mente calma...
Giulia
Mio caro, sta alla moglie di ispirare e di guidare i pensieri del marito.
Costanzo
Ah!... Ma... sapete... temeva che il vostro contegno, dopo... Eravate così in orgasmo: temeva che non vi foste saputa dominare, per disgrazia...
Giulia
Mi conosce assai male il vostro amico.
Costanzo
Anzi, crede di conoscervi assai bene... Ma un avvenimento come quello d'jeri era un caso così nuovo...
Giulia
Non mi dimentico mai, nelle piccole come nelle grandi circostanze... E poi, amico mio, ci vuol altro che un incidente, sia pure serio, per distruggere una fiducia così grande quale io ò saputo acquistarmi. Ed è per questo che non temo, e che posso arrischiar molto quando occorre... o anche semplicemente quando ne ò voglia... Ma quanti timori, quanti timori, quel vostro buon amico! L'idea di una sciabolata lo spaventa dunque molto!
Costanzo
Non per lui, certamente!... È un gentiluomo, un uomo di cuore...
Giulia
Un uomo di cuore! Lo credete? Sul serio? Ma non perdiamoci in ciarle. Verrà? Avete ricevuto il mio biglietto? Glie lo avete comunicato?
Costanzo
Sì.
Giulia
Già, ò scritto a voi perchè ò immaginato ch'eravate a parte di tutto... Oh! non glie ne faccio un rimprovero d'essersi confidato a voi. È una fortuna — anzi — che avete voialtri uomini — e che non abbiamo noi donne — di potervi confidare ad un amico, di potergli chiedere aiuto e consiglio... E ne à tanto bisogno, lui, di consigli!... Dunque, verrà?
Costanzo
Se lo imporrete.
Giulia
Certamente, lo impongo. Mi preme troppo che non manchi. Mio marito l'à invitato a pranzo per oggi, con voi. Se non venisse, dopo quello che è accaduto jeri, allora sì che le cose prenderebbero un aspetto strano. Mio marito, non vedendolo... Oh! infine, ò bisogno che tutto cammini molto liscio, che nulla, nulla possa far ritornare il pensiero di mio marito sull'incidente di jeri. Che egli venga dunque, come se nulla fosse accaduto.
Costanzo
Oh, per questo si potrebbe inventare una buona scusa, ed evitare un incontro forse penoso.
Giulia
Penoso? Perchè?
Costanzo
E voi, d'altronde, avete tanto potere su vostro marito... L'avete detto voi stessa...
Giulia
Ah! debbo sempre essere io sola a lottare? io sola a cavarmi d'impiccio? No, no, venga lui, mi aiuti, ne à l'obbligo. Ah! lo capisco, egli ne farebbe a meno tanto volentieri di venire! Gli secca di trovarsi in faccia a me, oggi! L'avevo preveduto. Per questo vi ò scritto, stamane. E ò scritto a voi perchè so che avete qualche influenza su di lui, e potevate farlo ragionare. Dite a Velati che non manchi. E guai a lui se non venisse!
Costanzo
Guai a lui! Mi spaventate! Che fareste?
Giulia
Non so. Potrebbe accadere ch'io fossi così irritata, così disgustata, non pel suo disamore — no — ma pel suo egoismo, da non riuscire a nasconderlo a mio marito, da non essere con lui quale debbo e fui sempre. E allora? Le conseguenze? È disposto a sopportarle il vostro amico? D'altronde, a che non venire oggi? dovrebbe pur venire domani, posdomani. Perchè non sarà così ingenuo da credere che cessando di essere il... mio amante, cesserebbe anche di essere l'amico di casa nostra? Ò fatto tanto per non compromettermi durante questa relazione, non voglio mica compromettermi ora che è finita.
Costanzo
Ma...
Giulia
Eh! caro mio, quando si è stato l'amante di una donna come me bisogna sopportarne le conseguenze. Si sposerà: allora, vita nuova. Non ci presenterà sua moglie, non me ne importerà nulla... A poco a poco diraderà le sue visite, non verrà più, non ci vedremo più... Ma per ora no. Fateglielo ben entrare nella testa: per ora dovrà dividere le sue cure tra la fidanzata... e me! Anzi, e noi! Non c'è rimedio, mio caro...
Entra Andrea dalla porta del fondo
Oh, Andrea, è qui Monticelli...
SCENA II.
Giulia, Andrea, Costanzo
Andrea
Caro avvocato!
Giulia
... venuto anche da parte di Velati per scusarsi di non poter pranzare con noi.
Andrea
Oh! perchè?
Giulia
È arrivato un loro cliente da Torino, col quale ànno un abboccamento importante, alle nove. E pareva loro scortese di andarsene subito dopo pranzo. Ma io ò imposto che vengano ugualmente.
Andrea
Diavolo! Sarà sempre meglio per noi averli per poco che per nulla affatto.
Giulia
Oh! non insistere di più perchè ò già convinto Monticelli. E à promesso di andare a prendere Velati.
Andrea
Non si fanno complimenti con noi.
Giulia
E noi, allora, andiamo al Dal Verme?
Andrea
Al Dal Verme?
Giulia
Sì, l'abbiamo promesso a Giannino, lo sai.
Andrea
Come vuoi.
A Costanzo
Perdoni se la lascio. Ò qualche faccenda da sbrigare prima di pranzo, anche per conto di Velati. Gli dica anzi che quell'affare è aggiustato completamente. Si tranquillizzerà. A più tardi, dunque.
Esce a destra.
SCENA III
Giulia e Costanzo
Costanzo
congedandosi
Signora.
Giulia
Ve ne andate?
Costanzo
Da Gustavo... E poi da quel cliente di Torino che mi avete inventato così a proposito.
Giulia
Sapete, è quel tale dei rinvii.
Costanzo
Ah!
Giulia
Stasera poi, potrete mandar Velati solo al convegno. La vostra presenza forse è superflua, nevvero?
Costanzo
Oh, perfettamente inutile!
Giulia
E accompagnarci al Dal Verne.
Costanzo
A più tardi, dunque.
Giulia
E con lui!
Costanzo
Sì, ma... siate indulgente, generosa. Voi che avete capita così bene la vita, che l'avete presa così pel lato giusto... dovete concedere qualcosa alla natura umana.
Giulia
A quella mascolina, soprattutto. Gli uomini valgono ancor meno delle donne, credetelo.
Costanzo
E alleviategli il supplizio.
Giulia
Ma sì, ma sì.
Costanzo
Siete... calma, nevvero?
Giulia
Calmissima.
Costanzo
E poi... vostro marito è in casa.
Giulia
Già!... Mio marito è in casa.
Costanzo
Infine, quello che è stato è stato... Il passato... non se ne parli più...
Giulia
E amici come prima!
Lo fissa un momento
Che ottimo amico à Velati, in voi! E come, per amor suo, vi fate meno buono di quello che forse siete in realtà...
Costanzo
Meno buono? Perchè? Io vi seguo sulla vostra strada. Voi avete preso il vostro partito; il migliore, dopo tutto...
Giulia
Già!... E... forse... mi giudicate male Vedendomi così... come dire?... così rassegnata, voi pensate: questa donna non à mai amato veramente, e si acconcia ad essere abbandonata con tanta indifferenza perchè...
Costanzo
No, non lo penso, ve lo giuro. Penso invece che voi siete la donna moderna, che ragiona. Ed è in voi uno strano ma benefico equilibrio tra l'amore per un uomo e l'affetto per la vostra casa. E in questa parola «casa» metto tutto quel complesso di persone, di affetti, di soddisfazioni, di doveri, di diritti, che la fanciulla acquista diventando moglie e madre. All'amore per un uomo che non è vostro marito, voi sacrificate tutto, per esso voi arrischiate tutto, sì, ma sino a quel punto in cui non è compromesso e non corre pericolo l'affetto per la vostra casa. Il giorno in cui il pericolo si affaccia, vi ritraete. Finchè potete essere contemporaneamente la moglie e l'amante, lo siete con tutta la passione, con tutto l'entusiasmo. Quando bisogna essere o l'una soltanto, o l'altra, sacrificate l'amante. Voi recitate nella commedia dell'amore: commedia appassionata, se volete, ma commedia a lieto fine. Il dramma che si chiude violentemente, non è fatto per voi. Al punto in cui ora siete giunta della vostra relazione con Gustavo, vi siete accorta, che, insistendovi, il dramma poteva scoppiare. Quel tale equilibrio benefico che è in voi, vi fa ritrarre dalla scena. Ecco tutto!
Giulia
E vi pare di giudicarmi bene? Mi negate gli slanci, gli entusiasmi...
Costanzo
Fatali, sempre!
Parlandole quasi all'orecchio
Avevate un amante, e ciò malgrado vostro marito era il più felice degli uomini... e per merito vostro! — Ci sono delle donne oneste — quelle che la folla chiama oneste — che rendono la vita al marito meno lieta, meno tranquilla che voi non facciate.
Giulia
fissandolo
Vorreste avere una moglie come me?
Costanzo
Questa è un'altra quistione! Ma gli è ben certo codesto: che la botte dà del vino che à, e la società le mogli che può. Voi, non siete delle peggiori!... Vi pare che vi giudichi male?
Giulia
Pessimista!
Costanzo
Pessimista? Perchè? Anzi, io ò questo merito: che so sempre trovare un lato buono, in tutte le cose... Dunque, arrivederci più tardi.
Le stringe la mano ed esce dal fondo accompagnato da Giulia.
SCENA IV.
Giulia e Andrea
Giulia
ad Andrea, che entrato dalla porta di destra si è messo a cercar qualcosa per la stanza
Che cerchi?
Andrea
Non ò lasciato qui delle carte, dianzi?
Giulia
Non so.
Andrea
Ah, eccole.
Giulia
Che fai?
Andrea
Vado nel mio studio.
Giulia
A lavorare? Anche di festa? Non esci più oggi?
Andrea
No.
Giulia
E Giannino non si è mosso tutto il giorno, dovresti portarlo a fare una passeggiata.
Andrea
Non esci, tu?
Giulia
No. Sai che quando si à gente a pranzo bisogna sorvegliare. Di Teresa e di Antonietta ci si può fidar poco. Dovresti fare una corsa sino al Dal Verme, con Giannino, per prendere il palco.
Andrea
Ma sono le cinque e mezzo.
Giulia
Ài tutto il tempo.
Andrea
Si avvia.
Be', fai vestire Giannino.
Giulia
Andrea, che ài?
Andrea
Io? Nulla.
Giulia
Sei ancora in collera?
Andrea
Non lo sono stato mai. Ti ò detto ciò che stimavo giusto di dirti: ecco tutto.
Giulia
E dunque?
Andrea
Devi comprendere però che io sia sempre un po' preoccupato.
Giulia
Ma perchè?
Andrea
Perchè mi dà pensiero la tua leggerezza: una leggerezza che non ti conoscevo. Non ti ò mai fatte delle prediche, non ò mai imposto nè desiderato che tu fossi una di quelle donne di una pruderie ridicola che tutto sottomettono alle apparenze, e che anzi, molte volte, fanno consistere l'onestà solo nel salvar le apparenze. Ma da questa scioltezza, da questa sicurezza di te che non mi è mai dispiaciuta, all'eccesso d'ieri ci corre.
Giulia
E allora, per una sciocchezza, per uno sbaglio, su, su, su, la testa vola, e almanacchi, e ti preoccupi... e fors'anco dubiti di me! Di che cosa non siete capaci voialtri mariti?!
Andrea
Come ài torto, come ài torto, Giulia, di parlare così! Parli come qualche volta agisci: senza riflettere. E dici delle cose che, se ne comprendessi il significato, arrossiresti di dire.
Giulia
E perchè le provochi?
Andrea
Io?
Giulia
Sì, tu. Sai come bisogna pigliarmi, io. Jeri mi ài fatta una paternale, mi ài convinta dell'errore che avevo commesso. Te ne ò chiesto perdono. Doveva essere finita! No, mi tieni il broncio.
Andrea
No, mia cara. Ma mi rimane il dubbio che domani, dimenticandoti di nuovo, tu faccia qualcos'altro, di meno grave, anche, ma che sia poco corretto.
Giulia
Forse che ero andata da Velati per il gusto di vederlo? C'era una ragione o no? Il movente era buono: quello di avvertirlo tuo malgrado, perchè tu per un falso riguardo non lo volevi fare. E non volevo che avessi degli impicci tu per conto d'altri. Capisci?
Andrea
E se io non ti avessi incontrata, là, tu, forse, non mi avresti neppur avvertito di quanto avevi fatto.
Giulia
Oh! no, te lo avrei detto sùbito. Ti ò mai nascosto nulla?
Andrea
Non lo so...
moto di Giulia
Non lo credo. Ma vedi, Giulia, dovevi scrivergli che venisse qui. Invece! Velati vive solo, abita nel centro della città, lo sanno nostro amico...
Giulia
E dagli! Ò capito! Ò sbagliato, sì. Si direbbe, tanto insisti, che dubiti... Per fortuna che è fidanzato!...
Andrea
Oh! Giulia! Poveretto me se avessi bisogno di una tale considerazione per acquietare il mio cuore! Decisamente non rifletti!
Si avvia.
Giulia
Andrea!
Gli si avvicina affettuosa
Ti chiedo perdono ancora un'altra volta... Ma non insistere più.
Andrea
Gli è che ti voglio bene, Giulia, gli è che sono geloso della tua riputazione. So che spesso una piccola imprudenza fu causa di grandi sventure. Vedi: io avrei voluto che ieri quando sei uscita al mio braccio da quella casa, tutti quelli che ti conoscono, tutta la città fosse là per vederti al mio braccio... Suvvia! non parliamone più, non parliamone più. Vesti Giannino. Vado a riporre queste carte e torno.
Esce a destra.
SCENA V.
Giulia, poi Giannino e Teresa, poi Andrea
Giulia
Alla porta del fondo, chiamando
Teresa, Teresa? Dammi il soprabito di Giannino e il suo berretto bleu. Ài capito?
Va alla porta di sinistra
Giannino, Giannino?
Giannino entra dalla sinistra, Teresa dal fondo e dà a Giulia il soprabito e il berretto del bimbo.
Giulia
Vieni tesoro; papà ti conduce a passeggio.
Giannino
Dove?
Giulia
si accovaccia, lo bacia e gli fa indossare il soprabito
A comperare il palco per andare a teatro, stasera, a vedere il ballo. Sei contento?... Tesoro mio, come ti insùdici! Guarda, guarda che mani nere! Le copriremo coi guanti per non far aspettare papà.
Gli ravvia i capelli
Così. Dove sono i guanti? Qui in tasca?
Entra Andrea e indossa la pelliccia.
L'altra mano; su, su... Vedi, papà è già all'ordine. Diritte, diritte le dita. Così. Quand'è che imparerai a vestirti da solo? Un ometto di sette anni! Ecco fatto. Vai, tesoro.
Andrea
Avanti, granatiere!
Giulia
Vai e torni. Arrivederci. Giannino, sii savio.
Andrea e Giannino escono: Giulia li accompagna sin sulla soglia.
Giulia
Teresa? Teresa?
Teresa
entra dalla porta del fondo
Signora?
Giulia
Per le sette, nevvero? Di' all'Antonietta che ci metta un po' di cura; mi raccomando. Apri l'armadio, abbasso, in guardarobe, e ne togli il servizio di porcellana a fiorellini. Adagio, per non rompere.
Teresa esce dal fondo. Dopo un momento s'ode il suono interno del campanello elettrico. Giulia va davanti allo specchio, vi si osserva, si ravvia i capelli. Entrano Gustavo e Costanzo.
SCENA VI.
Giulia, Gustavo e Costanzo
Giulia
Buon giorno!
Costanzo le stringe la mano. Gustavo fa un lieve inchino, corretto: poi rimane al fondo, in piedi, a disagio.
Giulia
Siede sul divano e invita Costanzo a sederle accanto
Avete incontrato mio marito?
Costanzo
L'abbiamo veduto uscire con Giannino; ma volse verso la piazza. Credo non ci abbia scorti. Nevvero Gustavo?
Gustavo
Mi pare.
Giulia
È andato al Dal Verme a prendere un palco per stasera. È una vecchia promessa che adempiamo verso Giannino.
Un silenzio.
Era tanto desideroso d'andarci.
Costanzo
Chi?
Giulia
Giannino.
Un silenzio.
Costanzo
Ah! il ballo.
Giulia
Il Sieba.
Costanzo
Il Sieba di Manzotti.
Un silenzio.
È rappresentato bene, con lusso.
Giulia
Sì? Non lo ricordo quel ballo. L'ò veduto alla Scala, la prima volta. Ma è un pezzo.
Costanzo
Oh! sì, dieci anni, almeno.
Un silenzio. Piano a Giulia
(Mi pare che la conversazione langua!)
Un silenzio.
E poi c'è la musica tanto bella...
Giulia
Di che?
Costanzo
Del Sieba. Non si parlava del Sieba?
Giulia
Ah! sì.
Un silenzio.
Costanzo
È di Marenco la musica, nevvero?
Giulia
Non so...
Costanzo
Gustavo, è di Marenco?
Gustavo
Di Marenco.
Un silenzio.
Giulia
Venite anche voi, Monticelli, al Dal Verme?
Costanzo
piano a Giulia
(Siete crudele!)
Giulia
(Perchè?)
Un silenzio.
Velati, non avete nulla da dire?
Gustavo, impacciato, fa un passo innanzi accennando di no. Giulia si alza, va al fondo, dove è un piccolo stipo. Lo apre, fa scattare una molla, e, da un segreto che s'apre, toglie un pacco di lettere legate con un nastro azzurro. Poi richiude lo stipo e ridiscende la scena.
Giulia
a Velati senza guardarlo e porgendogli le lettere.
Velati, sono le vostre lettere.
Egli fa l'atto di prenderle, ed essa, ritirando impercettibilmente la mano
Le prendete?
Gustavo
Poichè... me le date...
Giulia
A voi.
Glie le dà.
Allora... tutto è finito, definitivamente finito?
Pausa
Rispondete ancòra: «poichè siete voi che lo volete!...» Nevvero? Perchè sono io che vi congeda. Vi ò fatto venire per questo.
Gustavo
dopo una pausa, tanto per dire, senza guardare mai Giulia.
Amica mia... al punto in cui sono giunte le cose... io penso...
Costanzo intanto si è alzato, è andato verso la porta come tentasse uscirne alla chetichella.
Giulia
Monticelli, andate via?
Siede sul divano.
Costanzo
No... guardavo...
Giulia
Ah! Non andate via.
A Gustavo
Dicevate?
Gustavo
Al punto in cui le cose sono giunte... dopo quanto è accaduto jeri... Non che sia la verità... Vi prometto che quanto credete sul conto mio...
Costanzo
a parte
(Dio bonino, che figura ci si fa!)
Gustavo
Ma infine, nel vostro interesse, per la vostra tranquillità... forse è meglio... è meglio così... Vi parlo francamente, a parte qualunque considerazione mia personale... Non è certamente il mio desiderio... nè che io... Vi potrei dimostrare che sono fandonie tutto quanto si dice del mio matrimonio... Ma lo stato d'animo... dirò meglio, le condizioni fatteci ad entrambi... Non so...
Si interrompe.
Costanzo
(Bel discorso!)
Giulia
a Gustavo
Avete finito? Volete che ve la dica io la verità?
Si alza, gli vien dappresso.
Non valete meglio di un altro. Mi avete tenuta due anni, sinchè vi à fatto comodo: poi vi siete stancato, e per abitudine, o per inerzia, o per paura, trascinavate questo amore come una catena che non vi riusciva di spezzare. Non valete meglio di un altro! Uno che fosse un uomo, veramente, non un fantoccio, avrebbe trovato il coraggio di dirmelo. E con una donna come me avreste potuto farlo, senza paure. Sapete bene che se anche vi amassi ancòra — e non vi amo più, ve lo giuro — non farei nulla per trattenervi, per attaccarmi a voi, perchè c'è sempre qualcosa che mi preme più di voi. Così siete venuto a questo bel risultato: che sono io che vi congedo. Io, sì, perchè se volessi, potrei vendicarmi, e tenervi, per forza: e ci stareste, perchè avreste paura. Potrei tenervi, divertendomi anche, ora che non vi amo più: un fantoccio come te non si ribella. Ma trovo che non ne vale proprio la pena. Tranquillizzatevi: vedete come sono tranquilla io! Però, badate: vi ripeto quanto dissi testè a Monticelli: badate a quello che fate. Prendete moglie o no, non me ne importa: ma salvate le apparenze di fronte a mio marito. Non vi allontanate da noi bruscamente talchè egli non possa spiegarsi il vostro contegno. Potrebbe... non dubitare, no... ma stupirsi, ricordare il passato, quello che avvenne jeri, ricostruire tanti piccoli fatti... e perdere quella completa, quella cieca fiducia che à in me, a cui tengo tanto, e di cui ò tanto bisogno!... Ah! ah! voglio poter fare quello che voglio, aver anche un altro amante se mi talenta, senza ch'io debba fingere più meglio di quello che ò finto continuamente sinora. E poi, lo sapete, voglio bene a mio marito... A mio modo, si capisce, ma gli voglio bene, e non debbo causargli neppure una preoccupazione. Siamo intesi? Venite dunque quando vi aggrada, cioè quando quel poco d'onestà di buon senso che vi rimangono ve lo faranno credere opportuno. E non temete di causarmi un dolore colla vostra vista, non crediate che il ricordo di voi mi debba togliere il sonno e l'appetito. No! Sarà tanto seccante per me il ricevervi, quanto per voi il venirci: ma è necessario! Perchè, proprio, potete vantarvi di cavarvela bene, ma la presunzione di lasciar dei rimpianti levatevela dalla testa. Non vi amo più... non so neppure se vi ò amato mai... mi par fino impossibile di aver amato un uomo come voi. Ieri, vi ò lasciato dicendovi: «non crediate di sposarla!» Era l'eccitazione del momento. Ci ò ripensato; ora vi dico: «sposatela pure!» Poveretta! come la compiango! E non crediate che vi amerà come vi ò amato io... Già, io spero che sarà più intelligente di me, e capirà subito che non val la pena di amarvi: è tempo perso!... Oh! un'ultima cosa. Abbiate la cortesia di rimandarmi tutto quanto avete di me: lettere, ritratti, biglietti... Badate di rimandarmi tutto, che non manchi nulla. Non commettete quest'ultima vigliaccheria di tenervi qualcosa. Già, d'essere stato mio amante non vi converrà di vantarvi mai, nè potreste compiacervene mai... Manderò io a prendere tutto, domani.
S'ode all'interno il suono del campanello elettrico. Costanzo corre alla porta del fondo e guarda chi arriva.
Giulia
Siamo intesi?
Costanzo
Signora, vostro marito!
Giulia
Siamo intesi?
Costanzo
concitato
Vostro marito è in anticamera.
Giulia
volgendosi a Costanzo
Ò finito!
Entra Andrea.
SCENA VII.
Giulia, Andrea, Gustavo, Costanzo
Giulia
va incontro ad Andrea.
Ài trovato il palco?
Andrea
Sì.
A Gustavo, salutandolo
Avvocato. Glie lo à detto Monticelli? Quell'affare, siamo a posto, completamente.
Costanzo
a parte
(Oh! questo sì. Non lo saprai forse mai, come e quanto sei a posto da questo momento.)
Giulia
ad Andrea
Perchè ò pensato dopo che essendo di domenica e tardi, forse palchi non ne avresti trovati.
Andrea
Invece...
Giulia
E Giannino?
Andrea
L'ò affidato a Teresa, che gli faccia un po' di toilette.
Giulia
Che bravo papà!
a Costanzo
Le offro il vermouth?
Costanzo
Grazie, non ne prendo mai.
Teresa
dal fondo
La signora è servita.
Giulia
a Costanzo
Ed era troppo tardi.
a Gustavo
Velati, il vostro braccio?
Tutti si avviano alla sala da pranzo. Cala la tela.
FINE.
Opere di Marco Praga (Edizioni Treves).
La moglie ideale, comm. in 3 atti, L. 3 —
Alleluja, dramma in 3 atti, L. 4 —
La crisi, commedia in 3 atti, L. 4 —
L'amico, dramma; La morale della favola, commedia, L. 4 —
Le vergini, commedia in 4 atti, L. 4 —
La porta chiusa; L'erede, commedie, L. 4 —
La biondina, romanzo, L. 2 —
Fratelli Treves EDITORI