Note 3 — IV. L’ITALIA E LA GUERRA EUROPEA (continued 2)
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«Certamente, tu colpiresti assai più giusto, se parlassi, quanto alla Germania odierna, della mia profonda ammirazione per la sua virtù politica ed etica. Ma non perciò mi coglieresti in fallo; perchè, chi non ammira questa Germania? L’ammirano persino coloro che l’aborrono o dicono di aborrirla; perchè in quell’aborrimento c’è invidia, gelosia, soggezione, e insomma rispetto e ammirazione; in quell’antipatia c’è il tentativo di reagire violentemente contro una spontanea simpatia, che sarebbe troppo piena di rimproveri per noi. Vedi: io ho palpitato un tempo pel socialismo parlamentare alla Marx, e poi pel socialismo sindacalistico alla Sorel: ho sperato dall’uno e dall’altro una rigenerazione della presente vita sociale. E tutte le due volte ho visto corrompersi e dileguare il mio ideale di lavoro e di giustizia. Ma ora mi si è accesa la speranza di un movimento proletario inquadrato e risoluto nella tradizione storica, di un socialismo di Stato e nazione; e penso che ciò che non faranno, o faranno assai male e con finale insuccesso, i demagoghi di Francia, d’Inghilterra e d’Italia (che aprono la via non al proletariato e ai lavoratori, ma, come dice il mio venerato amico Sorel, ai noceurs), lo farà forse la Germania, dandone l’esempio e il modello agli altri popoli. Perciò giudico assai diversamente dai socialisti italiani l’atto compiuto da quelli dì Germania; e credo che quei socialisti tedeschi, che si sono sentiti tutt’uno con lo Stato germanico e con la sua ferrea disciplina, saranno i veri promotori dell’avvenire della loro classe.
«Eppure, neanche questo mio giudizio sulla Germania odierna è il motivo che determina il mio presente atteggiamento politico e la mia adesione al gruppo Pro Italia nostra. Perchè, per alta, per sublime che sia la virtù della Germania, l’intreccio degli avvenimenti, come ci ha indotti dapprima alla neutralità, potrebbe, per gl’interessi italiani, costringerci a schierarci contro la Germania....»
(Da una lettera ad un amico, scritta da Benedetto Croce il 22 dicembre 1914, cinque mesi dopo l’inizio della guerra europea, e pubblicata come articolo nell’Italia nostra del 27 dicembre 1914, sotto il titolo: «Cultura tedesca e Politica italiana»).