ATTO TERZO.
Reading edition
SCENA PRIMA.
Nicoletta, Piero.
L'azione riprende al punto in cui fu interrotta alla fine del secondo atto.
PIERO.
Che ha socchiuso l'uscio di sinistra, ripete.
Nicoletta?
NICOLETTA di dentro.
Vengo.
PIERO si allontana e siede a destra.
NICOLETTA.
Entra. Il suo viso esprime una curiosità ansiosa che tenta dissimulare. Osserva per un istante PIERO, che sedendosi ha voltato le spalle.
Son qua.
PIERO.
Volgendosi appena, e con voce molle, incerta.
Perchè sei uscita?
NICOLETTA.
Te l'ho scritto il perchè. Hai desiderato che tornassi; eccomi. Tuo fratello è andato via?
PIERO.
Nella sua voce non c'è ira od asprezza, ma un dolore profondo e rassegnato.
Sì. Sai perchè si batte?
NICOLETTA.
Per un alterco, m'ha detto,
PIERO.
E sai con chi?
NICOLETTA.
Non è col Pucci?
PIERO.
Te l'ha detto lui?
NICOLETTA.
Poichè lo so e non me l'hai detto tu….
PIERO.
Pare che neppur lui te ho abbia detto, ma che tu lo abbia indovinato.
NICOLETTA.
Io? Ma, scusa, perchè quest'interrogatorio?
PIERO.
E ci credi tu a quell'alterco?
NICOLETTA.
Dopo un attimo d'indecisione, audacemente.
No.
PIERO.
Volge il capo e la guarda.
Nicoletta, hai detto "no"? E che cosa credi?
NICOLETTA.
Ti ho già chiesto la ragione di questo strano interrogatorio. Sii sincero, di' tutto, di' quello che hai dentro. Sarà molto meglio….
Un breve silenzio.
Non parli più?…
Fa un passo verso di lui.
Tuo fratello crede che io abbia un amante. Lo credi anche tu? Lo ha fatto credere anche a te?
PIERO.
Si alza, e susurra, con accasciamento profondo.
Sì.
NICOLETTA.
Ah!
Gli volge le spalle e susurra, con ira e disprezzo.
Che bel mestiere!
PIERO doloroso.
Ti prego!
NICOLETTA.
Scusa, mi è sfuggita.
Ironica.
Egli ha fatto il suo dovere!
Un silenzio. Ella va sino al fondo, concitata, poi esce sul terrazzo, poi rientra, attraversa la scena, torcendo il fazzoletto tra le dita. Poi si ferma e fissa il marito.
Allora?… Che fai? Che decidi? Quali sono le tue intenzioni?
PIERO.
È questo ciò che trovi da dirmi?
NICOLETTA.
Che trovo? Ma io non cerco. Ti chiedo, soltanto, quali siano le tue intenzioni, poichè, qualunque sia la verità, ho il diritto di saperlo, o almeno di chiederlo. Che vuoi fare di me? contro di me?
PIERO.
Sforzandosi di essere fiero e fermo.
Ciò che fa un marito ingannato!…
NICOLETTA.
O che crede di esserlo!…
PIERO.
Con slancio, suo malgrado.
Non lo sono?… Non è vero?… Di', non è vero?…
NICOLETTA.
Scusa, amico mio, la tua domanda fatta a me, è ingenua. Una donna ha sempre il diritto e il dovere di negare, anche se è colpevole. Che valore ha il suo diniego? Tu, o hai delle prove, o un convincimento. Nell'un caso o nell'altro, il negare, qui dinnanzi a te, sarebbe inutile. Mi difenderò a suo tempo.
PIERO disilluso.
Già. Ti dirò, dunque, che poichè non ho il coraggio di ucciderti, tutto ciò che posso fare è di separarmi da te.
NICOLETTA.
Debbo dunque andarmene?
PIERO.
Istintivamente, suo malgrado.
Dove?
NICOLETTA.
Dove? Non so. In qualunque luogo. Sono e rimarrò sempre tua moglie, per tua disgrazia. Potrò vivere ovunque, con ciò che tu vorrai darmi per vivere. Fulvia mi accoglierà per il momento. Poi vedrò….
PIERO.
Vuoi andartene subito?
NICOLETTA.
Subito. Può tornar tuo fratello, e non garantirei di saper evitare uno scandalo. Poichè hai saputo evitarlo tu, e pare tu voglia evitarlo, ti debbo questo, di evitarlo alla mia volta.
Si avvia per rientrare nella sua camera.
PIERO.
La raggiunge di furia, quasi all'uscio, l'afferra alle braccia, pazzo d'ira e d'amore, e concitatamente, malmenandola, mentre vorrebbe baciarla ed abbracciarla.
Ma no, ma no, non devi andartene così, devi dirmi qualcosa ancora, devi aver qualcosa da dirmi…. Perchè, infine, infine, son tuo marito e ti ho amata come un pazzo, e non ti ho fatto che del bene, ti ho tenuta come una madonna sull'altare, adorandoti…. E se mi hai voluto un po' di bene…. tanto così…. almeno per un giorno o per un'ora, se rammenti quello che ho fatto per te, quel poco che ho fatto…. una parola me la devi, una, una sola…. e la devi trovare…. non so quale, ma la devi trovare…. Almeno…. almeno devi dirmi perchè hai fatto quello che hai fatto…. almeno questo. Io debbo morire, adesso, perchè ti ho amata troppo e non potrò vivere senza di te, senza il tuo amore…. senza l'illusione del tuo amore…. ma prima di morire ho il diritto di udire ancora una parola da te…. una giustificazione, una scusa, un pretesto, un insulto…. non so…. una parola buona o cattiva…. non so…. ma una parola, una….
Violento, disperato.
Di', parla….
NICOLETTA.
Calma in apparenza; ma in evidente disagio.
Tuo fratello ti ha fornito delle prove? Ne hai tu?… No?… E allora, amico mio, meglio era che non ti montassi la testa anche tu, che non ti affidassi alle apparenze….
PIERO.
Dunque neghi?
NICOLETTA.
Non nego…. e non mi difendo, per orgoglio.
PIERO.
Perchè non mi ami e non mi hai amato mai. Ma che dico "amato"? Neppure un po' di bene tu mi vuoi. per parlarmi così, in questo momento terribile, per parlarmi del tuo orgoglio, mentre io sto morendo d'angoscia.
NICOLETTA.
Ti ho voluto e ti voglio bene. Ma il mio orgoglio, tu lo sai, è più forte di tutto. E poi, siamo pratici e cerchiamo di ragionare. Tu non hai delle prove, nevvero? Tuo fratello mi ha veduta uscir dalla casa del Pucci.
PIERO.
Ah! ci sei stata?! Lo ammetti?
NICOLETTA.
È la verità; perchè dovrei negarla? Ma poi? Vuol dire che sono la sua amante? Vuol dire che mi son data? No. Ma posso provartelo, io? E negarlo, semplicemente, a che serve? Te l'ho già detto: se anche fosse, avrei il diritto e il dovere di negarlo, ne avrei il dovere più per te che per me, più per la tua salvezza, che per la mia!
PIERO.
Ma ci sei stata in casa sua!
NICOLETTA.
Sì. Ed è molto, e può essere un errore, una leggerezza, un capriccio, una cosa mal fatta, sia pure. Chi ti leverà dalla testa che nel mio atto ci sia una colpa? Quando avrò negato e avrò giurato che non fui l'amante di quell'uomo, e tu mi avrai creduto—perchè, forse, non cerchi di meglio che di credermi e di perdonarmi—ti rimarrà sempre un dubbio nell'anima, una spina nel cuore; e io non sarò più quella di prima. Ora, l'idea soltanto d'essere sospettata e tollerata, mi è insopportabile. Qui, in questa casa, nel tuo cuore, dovevo essere signora e padrona. Tollerata, sospettata, non un giorno nè un'ora di più. È impossibile. Meglio che me ne vada. Meglio separarci. Anzi è indispensabile. Io sconto il mio errore e mi rassegno. Lo sconterò acerbamente, perchè ti voglio bene e perchè in nessun luogo potrò vivere felice come vivevo qui con te. Se tu ne proverai un dolore, lo dovrai a tuo fratello, che poteva risparmiarti un'inutile pena.
Brevissima pausa.
Là, ho detto tutto ciò che potevo e dovevo dire, che avevo il diritto e il dovere di dire.
PIERO.
Tu mi parli di prove, Nicoletta, e non capisci che con un uomo come me vale assai più una parola calda, amorevole, affettuosa; vale più un bacio che un giuramento, vale più una carezza che una prova, vale più un abbraccio che una promessa?
NICOLETTA.
Ah, del sentimento! No, non so farne, lo sai. Ho avuto una giovinezza troppo triste nella sua apparente gaiezza; ho avuto esempi troppo dolorosi dinanzi agli occhi, e spettacoli troppo incresciosi, che mi hanno inaridita; ogni sentimentalismo fu ucciso in me da bambina; fanciulla, ero già una donna, con tanto amaro nell'anima. No. Amo l'amore, come te; in certe ore della nostra esistenza hai trovato in me l'innamorata che desideravi, che volevi, che ti piaceva: ma del sentimento non ho saputo farne mai. In questo momento poi sarebbe una cosa abbietta, perchè suggerita dall'interesse. Credimi, Piero, ora dobbiamo lasciarci.
PIERO.
Con supremo sconforto.
E sia. Sei tu stessa che lo chiedi, e io debbo ritenere che ciò equivalga ad una confessione.
Moto di NICOLETTA, che è di vaga protesta.
Sì, perchè il fondo del tuo carattere è fatto di bontà e di sincerità…. Sia dunque. E poichè ti amo—la mia dichiarazione ti stupirà, ma, che vuoi, è così, e neppur io so mentire o nascondere i miei sentimenti—così non ho vendette da trarre contro di te, e sarebbe inutile che ne cercassi contro chi hai potuto amare o preferirmi. Non ti farò del male. Andrai dove vorrai, ed io provvederò a te con tutta la larghezza che mi è consentita…. Per me poco avrò di bisogno. Perdendo te, perdo ogni ragione e ogni desiderio di vivere. E se morrò….
Moto di NICOLETTA.
Lasciami dire. Se morrò, la tua esistenza sarà assicurata. Anch'io non ho altro a dirti. Ti lascio padrona qui, sino al giorno in cui ti parrà di dovertene andar via. E non temere neppure da parte di mio fratello. Egli non mi ha detto nulla, nemmeno che ti avesse veduta uscire da quella casa….
NICOLETTA non può frenare un atto di sorpresa.
L'ho saputo da te. Raimondo ha insistito sino all'ultimo per farmi credere che nulla sapeva, che di nulla dubitava, e che il suo duello aveva tutt'altro motivo. Gli è che io sapevo già….
NICOLETTA.
Che cosa?
PIERO.
Tutto e niente. Vedi: non vorresti vivere qui sospettata. Or che tutto è finito tra noi, e non m'importa d'avvilirmi ai tuoi occhi, posso dirti che ci hai già vissuto senza saperlo.
NICOLETTA, lo ascolta attenta, e uno stupore doloroso si dipinge sempre più vivo sulla sua faccia.
PIERO.
Da mesi e mesi, un ignoto s'incaricava di ferirmi nel mio amore, di colpirmi nella mia fede. Non avrei avuto, forse, che da muovere un dito, che da fare un passo per…. scoprire. Avrei potuto io stesso, forse, vederti uscire da quella casa. Ma ti amavo tanto, e così male, che non volli. Preferii sempre di nascondermi il pericolo ed illudermi. E l'illusione non mi era difficile, in fondo, poichè quella che mi sarebbe parsa la prova vera, evidente, assoluta, io la cercavo in te, e…. non la trovavo. Tu….
Con un singulto.
Lo hai detto, tu ami l'amore!….
Si copre la faccia con un senso di disgusto disperato.
Ah! in questo momento io mi disprezzo, ti giuro, come non avrei creduto che un uomo potesse disprezzare se stesso.
Con uno sforzo supremo si scuote e susurra con un singhiozzo
Addio, Nicoletta!
E fugge pel fondo. NICOLETTA, in piedi, appoggiata con la schiena al pianoforte, vorrebbe richiamarlo con un grido, ma la voce le muore nella strozza, e rimane intontita, con gli occhi imbambolati. Dopo un momento, entra FULVIA., nella sala da pranzo.
SCENA SECONDA.
Nicoletta, Fulvia.
FULVIA.
Entra affrettata, vede NICOLETTA in quell'atteggiamento, e la chiama.
Nicoletta?
NICOLETTA.
Ah! Sei tu?
FULVIA..
Che è stato? Ho incontrato Piero, in anticamera, e mi ha appena salutata. Che cosa è accaduto? I tuoi sospetti erano fondati? Sa? Hai confessato?
NICOLETTA.
No.
FULVIA..
Hai negato?
NICOLETTA.
Neppure….
Agitata, nervosa.
niente, mi gira la testa…. ho paura….
FULVIA..
Ma insomma, tra voi due ci furono delle spiegazioni? Una scenata?
NICOLETTA.
No…. non so, non so, ti dico che non so.
FULVIA..
Se è che non vuoi dire….
NICOLETTA.
Ma no…. siediti….
Siedono.
Lasciami raccogliere le idee…. È la prima volta in mia vita che mi sento sbalordita…. E sì che ne ho veduto di quelle…. Mi sembra d'impazzire.
FULVIA..
Per carità! Hai bisogno di tutto il tuo sangue freddo, oggi…. Dimmi, posso aiutarti?
NICOLETTA.
Come ricordasse a un tratto.
Egli sapeva, da mesi.
FULVIA..
Che cosa?
NICOLETTA.
No, niente. Ma dubitava, aveva dei sospetti…. riceveva delle lettere anonime, se ho ben compreso…. e taceva, per paura di scoprire, di avere le prove…. e non voleva averle, per non perdermi, perchè mi ama a tal punto…. No, è inconcepibile, è assurdo…. è mostruoso!
FULVIA..
Cara! Io trovo che è delizioso!
NICOLETTA.
Oh!
FULVIA..
Non si può amare più di così…. Ma, insomma tu avrai negato!
NICOLETTA.
No, non ne ho avuto il coraggio, non ho potuto.
FULVIA..
Cosicchè, ora egli è convinto?…
NICOLETTA.
Non lo so. Se ti dico che non so, che non capisco più niente! Ho durata, per una mezz'ora, la lotta più acerba della mia vita. Quando ho capito che sospettava, il mio primo impulso fu di confessar tutto, di accusarmi. Ma ho sentito, subito, che avevo il dovere di tacere.
FULVIA..
Diamine!
NICOLETTA.
No, non un dovere come lo intendi tu. Un altro.
FULVIA..
Quale, cara?
NICOLETTA.
Eh! Non posso spiegarti. Non capiresti.
FULVIA..
Son tanto bestia?
NICOLETTA.
Tutt'altro, ma non capiresti. Abbiamo due indoli tanto diverse!… Vedi, tu avresti negato….
FULVIA..
Certo.
NICOLETTA.
Avresti giurato ch'eri innocente. Che si trattava di false apparenze!
FULVIA..
Cara! Ma sicuro!
NICOLETTA.
Le lettere anonime poi….
FULVIA..
Oh! quelle! Chi ci crede?
NICOLETTA
guardandola con la coda dell'occhio.
Neppur quelli che le scrivono! Ebbene, io non ho confessato, ma non son giunta sino a negare.
FULVIA..
Che è peggio!
NICOLETTA.
Forse! Ma che vuoi, fu più forte di me!
FULVIA..
E sei, o ti dici, una donna forte.
NICOLETTA.
Forse per questo!
FULVIA..
Storie! La donna forte, nega! "Provatelo!" ella dice. E siccome son cose che non si provano, o che è molto difficile provare…. E adesso?
NICOLETTA.
Adesso ci separiamo.
FULVIA..
No?!
NICOLETTA.
È così.
FULVIA..
Ma è stupido, cara! Vedova, lo capisco; separata, no.
Si alza.
E notizie del duello?
NICOLETTA.
Non so niente.
FULVIA..
Oh, a proposito, dimenticavo il primo perchè della mia visita.
Toglie da una borsetta di seta un pacchetto di lettere, sigillate e legate con una fettuccia.
Le tue lettere.
NICOLETTA.
Afferrando il pacchetto.
Che lettere?
FULVIA..
Le tue a Ugo.
NICOLETTA.
Ah! E come le hai tu?
FULVIA..
Ugo è venuto a portarmele.
NICOLETTA.
Quando?
Le pone in tasca.
FULVIA..
Un'ora fa, appena eri uscita. Se veniva cinque minuti prima v'incontravate. Povero ragazzo! Non potendo vederti, non sapendo come fare, le ha portate a me, perchè te le dessi. Si è trattenuto due minuti; credo che i padrini lo attendessero abbasso. "Non si sa mai—disse—quello che può accadere. Voglio che ella sia tranquilla". Un pensiero gentile, no?
NICOLETTA.
Era intesa che me le dovesse restituire.
FULVIA..
Come?!
NICOLETTA.
Già, perchè c'è anche questo di molto stupido nella mia avventura; che era finita.
FULVIA.
le si siede vicinissima.
No?!
NICOLETTA.
Sì, ed è proprio quand'è finita che mi capita…. quello che mi capita…. Ah! Il nemico! Come lo intuii, che in quell'uomo entrava un nemico, qui dentro.
FULVIA..
Chi?
NICOLETTA.
Mio cognato. Ci sono delle cose che si sentono.
FULVIA..
Ma dimmi, cara, era finita con Ugo?
NICOLETTA.
Sì. E se vuoi…. Ieri, ero andata da lui per l'ultima volta.
FULVIA..
Così presto? E perchè?
NICOLETTA.
Perchè? Non so. Perchè era incominciata? Non so.
FULVIA..
Per un capriccio, perchè ti piaceva….
NICOLETTA.
E perchè moriva d'amore per me…. e perchè siamo fabbricati male, uomini e donne; e come un uomo non può passare tutta la vita con una donna sola, così la donna…. a meno di…. A meno di che, non lo so neppur io.
Si alza nervosa.
L'onestà della donna, nei paesi civili, consiste in questo: d'essere per tutta la vita di un unico uomo! Ed è un'onestà sola, per tutte, senza distinzioni e senza eccezioni! E non si capisce che ci sono delle nature per le quali è troppo pretendere e che quell'onestà lì non è possibile!… Io, mi reputo più onesta, in fondo, di tante donne oneste. Ne ho dato una prova anche oggi.
FULVIA..
Come hai ragione, cara!
NICOLETTA.
Il Pucci ti ha detto quando parte?
FULVIA..
No. Perchè? Deve partire?
NICOLETTA.
Sì, torna ad abitare Firenze.
FULVIA..
Davvero?
NICOLETTA.
Ha uno zio da tenere da conto.
FULVIA..
Ora capisco la fine della vostra….
NICOLETTA.
No, sarebbe finita ugualmente.
FULVIA..
Le jeu ne valait pas la chandelle? È così?
NICOLETTA.
Dopo un breve silenzio.
Comincio a credere, Fulvia, che quando si ha un marito le jeu non valga mai la chandelle.
FULVIA..
Secondo i mariti. Ma, certo, alle volte son certi spaventi!!
Entra RAIMONDO dal fondo, affrettato.
SCENA TERZA.
Nicoletta, Fulvia, Raimondo.
FULVIA..
Che lo vede per la prima.
Oh! Raimondo!
NICOLETTA si ritrae in disparte, diffidente, quasi paurosa.
RAIMONDO.
Asciutto, quasi sgarbato.
Buongiorno, signora.
A NICOLETTA.
Piero è uscito?
NICOLETTA.
Non so.
RAIMONDO.
Giulia mi disse di averlo veduto uscire. È uscito senza avvertirti?
NICOLETTA.
Sì.
RAIMONDO.
Però lo hai veduto? Gli hai parlato?
NICOLETTA.
Sì.
Breve silenzio.
RAIMONDO.
Forse è andato in cerca di me.
Ancora un silenzio. C'è un po' d'imbarazzo in tutti e tre.
FULVIA..
Scusate, Raimondo…. La curiosità è troppo forte. Il duello?
RAIMONDO seccato.
Che duello?
FULVIA..
Caro, il vostro, è avvenuto?
RAIMONDO.
Dopo un istante d'incertezza.
No.
FULVIA..
Non era per le undici?
RAIMONDO.
Non so.
FULVIA..
Fu rimandato?
RAIMONDO.
Pare!
Dopo un silenzio, a FULVIA..
Scusi, signora, se la faccio da padrone, ma la congedo. Debbo parlare a mia cognata.
FULVIA..
E ci voleva tanto a dirlo? Tra noi non si fanno complimenti, caro. Arrivederci, Nicoletta. Arrivederci, amico mio. Ricordatevi, attendo sempre l'invito per la visita al museo…. E badate, bisogna non far complimenti con me: sono la migliore delle camarades.
Esce di fondo.
SCENA QUARTA.
Raimondo, Nicoletta.
RAIMONDO.
Non appena è assicurato che FULVIA. è uscita, si avvicina rapidamente a NICOLETTA.
Presto, non c'è un minuto da perdere. Piero, certamente, è andato in cerca di me, e, non trovandomi, tornerà. Che cosa è avvenuto tra voi? Dimmi, in due parole.
NICOLETTA, spossata, si lascia cadere su una sedia.
RAIMONDO.
Parla, in nome di Dio! Una scena violenta?
NICOLETTA.
No….
RAIMONDO.
Hai confessato?
NICOLETTA.
No. Fui lì lì per farlo….
RAIMONDO.
È quello che temevo! Ah, che terribile ora ho passata! Non poter star qui, a dominarti, a impedire una catastrofe! Doverti lasciar sola con lui, per andarmi a battere!
NICOLETTA.
Ti…. vi siete battuto?
RAIMONDO.
Sì. Ci sbrigammo in mezz'ora, fortunatamente. In una sala privata, poco lungi da qui…. e son corso subito qui, con la paura di non giungere in tempo.
NICOLETTA.
È…. grave?
RAIMONDO.
No. Al braccio. Avrebbe potuto continuare. Ho consentito a smettere per togliere ogni apparenza di gravità al duello. Così sarà più facile far credere a Piero ciò che è indispensabile egli creda…. Ah, poveretto!… Orsù, ora tocca a me e a te di rimediare, d'impedire ch'egli s'ammazzi.
Moto di NICOLETTA.
Sì, sì, se non lo salviamo, egli si uccide. L'unica ragione di vivere, per lui, era il suo amore. Se il suo amore muore, non gli sopravviverà.
NICOLETTA.
È tardi, Raimondo.
RAIMONDO.
Tardi? Che avvenne tra voi?
NICOLETTA.
Egli dubita, e dubitava da tempo.
RAIMONDO.
Lo so. Ma non ha delle prove, e non ne avrà.
NICOLETTA.
Che importa? Noi ci separiamo. È deciso.
RAIMONDO.
Deciso? da chi?
NICOLETTA.
Da me.
RAIMONDO.
Da te?
NICOLETTA.
Non potrei più vivere con lui. Per me è come se sapesse, se avesse delle prove.
RAIMONDO.
No. Devi salvare un uomo che ti ama, che vive di te e per te, che per amore divenne vile, e povero, e sventurato. Gli devi ridare la fede. Oh, non ti sarà difficile. Egli non cerca che di credere e di amare. Lo farai? Stamane mi hai offerto di mettere la tua vita nelle mie mani. Era uno dei tuoi momenti buoni, di quelli in cui tace il tuo orgoglio….
NICOLETTA.
Io non sapevo ch'egli dubitasse di me….
RAIMONDO.
Ebbene, si tratta di distruggere il dubbio. Rimedierò, per la parte che mi spetta. Rimedierò, a qualunque costo, a costo, guarda, di una menzogna e di un giuramento falso. Ma tu devi aiutarmi, devi essere la mia complice. Ho un disegno e tu devi secondarlo. Lo farai?
NICOLETTA rimane immobile, cogli occhi fissi, come se perseguisse un'idea vaga e lontana.
Dimmi, lo farai?
NICOLETTA c. s.
Mi chiedete una cosa senza scopo. Non capite che sarà una vita impossibile la nostra?
RAIMONDO.
Se già sospettava?!
NICOLETTA.
Ma io non sapevo…. e potevo concedermi a lui, dargli l'illusione dell'amore…. Ora, ora!
RAIMONDO.
Ma….
È interrotto del trillo del campanello elettrico interno.
NICOLETTA.
È lui!…
Istintivamente fa per rifugiarsi nella sua camera.
RAIMONDO.
Trattenendola, in tono di comando, dominandola.
Rimani!…
Entra PIERO dal fondo affrettato.
Ti chiedo una cosa sola: di tacere!
SCENA QUINTA.
Nicoletta, Piero, Raimondo.
PIERO.
Ah! sei qui, Raimondo. Ti ho cercato….
RAIMONDO.
Con uno sforzo si mostra calmo, quasi gaio.
Son qui…. e come vedi, sano e salvo! Quell'altro se l'è cavata con una lieve ferita al braccio. Ci siamo stretta la mano, e non se ne parla più.
PIERO.
Vi siete stretta la mano?
RAIMONDO.
Ma sì, poichè le cose stavano com'io supponevo e come te le ho dette. Non era proprio il caso di ammazzarlo.
PIERO.
Stupito, guarda un po' lui, Un po' NICOLETTA, pare li interroghi entrambi con gli occhi.
RAIMONDO.
È inutile che tu mi guardi e guardi Nicoletta con quegli occhi stralunati. La verità è una sola, e non si cambia.
PIERO.
La verità?…
RAIMONDO.
La verità, sì. Oh non chiederla a tua moglie. Quella è una certa testolina! Non ti ha negato il suo fallo, nevvero? C'è da ringraziare Iddio che non lo abbia ingrandito, così, per…. non si sa perchè. Accusata e sospettata, ha sdegnato di difendersi. Doveva essere il ricordo di qualche romanzo, o di qualche commedia. Ma non l'ha negata a me la verità, dianzi, prima che tu entrassi, quando si è convinta che la conoscevo intera.
PIERO prorompendo.
La verità, la verità?! Quale, dunque, Nicoletta?
Fa un passo verso di lei. Ella rimane immobile, ritta, con gli occhi fissi che non guardano.
RAIMONDO.
Intervenendo e mettendosi in mezzo, con naturalezza,
Ella ha commessa una stupida leggerezza che le ripugnava di confessare. È fatta così! Che vuoi! Un grosso fallo forse, lo avrebbe confessato. Una leggerezza, che aveva apparenze grosse, no. Si è recata in casa di quell'uomo. Ed è tutto.
PIERO.
Dolorosamente, incredulo.
Oh!
RAIMONDO.
Con un ultimo sforzo disperato, lo prende per un braccio e lo spinge un poco più lontano da NICOLETTA. Poi, concitato, affrettato, come se gli premesse di finire.
Quando la sua ferita fu fasciata, il duello avrebbe potuto continuare. Egli mi fece dire che desiderava parlarmi. Mi accostai. "Mi son battuto, mi disse, e son pronto a continuare. Prima però, ed ora che non può più sembrare una vigliaccheria, voglio darle la mia parola d'onore, che non fui l'amante di quella signora." Ho ripetuto queste parole a tua moglie, e mi ha confessato che è la verità. Ella non sa mentire.
Questo fu detto in tono di voce più bassa, ma non tanto che NICOLETTA non potesse udire. E l'ha udito. PIERO, affranto, si è lasciato cadere su una poltrona, e si nasconde il volto con le mani. Un silenzio. RAIMONDO è a disagio. Si ritrae verso il fondo. La sua faccia dinota lo spasimo d'un uomo d'onore che ha dovuto mentire. Ma tosto si riprende e si ricompone. Si riavvicina a PIERO, ponendogli una mano sulla spalla.
RAIMONDO.
Piero, non sono io, lo comprendo, che può convincerti e ridarti la fede. È tua moglie.
Guardando NICOLETTA.
E saprà farlo, e le sarà tanto facile il farlo. Vedrai, è questione di tempo, la pace e l'amore torneranno a regnare qui dentro, e nei vostri cuori…. E ora ti lascio….
PIERO.
Afferrandogli la mano.
Ah, no, Raimondo, non lasciarmi in questo momento, te ne scongiuro!
RAIMONDO.
Sforzandosi d'essere disinvolto.
Ma, mio caro, ho i miei padrini che mi aspettano. Li ho invitati a colazione, ed è il meno che si può fare in queste circostanze. Poi, alle quattro parto….
PIERO alzandosi.
Parti?
RAIMONDO.
Sì. Non te lo avevo detto…. eh, sfido, con questo po' po' di roba…. Vado a Torino. Ebbi un telegramma da un inglese, mio amico, col quale ho viaggiato nel Congo. Viene da Londra ed ha bisogno urgente di parlarmi. Si tratta di un disegno di cui mi parlava laggiù, un'impresa alla quale voleva che mi associassi…. A Londra doveva raccogliere certe adesioni. La cosa m'interessa abbastanza e voglio andare.
PIERO.
Starai molto?
RAIMONDO.
Non so. Dipende…. tre o quattro giorni, forse una settimana….
Va a NICOLETTA e le porge la mano.
Arrivederci, Nicoletta.
Ella gli dà la mano macchinalmente.
RAIMONDO s'avvia, accompagnato da PIERO.
NICOLETTA.
Sempre con gli occhi fissi, imbambolati, susurra.
Che vita sarà questa? Che vita? Che pena, che tormento?
I due, che erano giunti al fondo, odono il susurro delle parole di NICOLETTA, senza distinguerle; si fermano, si volgono. NICOLETTA si volge anche lei verso di loro, li fissa per un istante; poi prorompe.
NICOLETTA.
No, Raimondo, no! La verità, la verità!
RAIMONDO.
Accorre a lei per interromperla, mentre PIERO rimane al fondo, allibito.
Nicoletta?!
NICOLETTA.
La verità, lasciamela dire! Non è orgoglio, no, è bisogno prepotente dell'anima, è desiderio di bene. Dopo, dopo, sarà quello che Dio vorrà! ma non più la menzogna. Piero, Raimondo ha mentito, per amor tuo, e per amor mio. Sono stata l'amante di quell'uomo…. Ma non lo amavo, non l'ho amato, no, te lo giuro. E ieri era la fine, ieri, quando Raimondo mi ha veduta. Egli mi ha reso le mie lettere; eccole!
PIERO.
Fa un passo per afferrarle, ma RAIMONDO le ghermisce e se le pone in tasca.
NICOLETTA.
Ti ho detto tutto, adesso, tutto, tutta la verità, perchè dovevo dirtela, perchè ho capito che non avevamo il diritto di mentire e d'ingannarti; te l'ho detta perchè…. ti voglio bene, e non ne ho voluto che a te, e non mai come oggi ho sentito di volertene…. e che te ne vorrò sempre e che ti sarò fedele, e che sarò tua checchè tu faccia di me, in qualunque modo tu voglia punirmi. Te l'ho detta perchè ho mentito con te per la prima volta in vita mia, e non potevo più durare nella menzogna, e non avrei potuto viverci…. Ero già disillusa e pentita…. e avrei taciuto per amor tuo, se ti avessi creduto ignaro e fidente…. ma poichè tu dubitavi, io non avrei potuto più vivere così, sospettata da te…. Ora, ora fa' ciò che vuoi, puniscimi come vuoi…. sarà sempre meglio di ciò che Raimondo voleva….
Esausta, cade sul divano come morta. PIERO, che ha ascoltato allibendo, ma insieme agitato da una commozione profonda, ora ha un impeto selvaggio di disperazione, e scoppia in un pianto muto e convulso. RAIMONDO lo sorregge e lo circonda, lasciando che si sfoghi. Poi gli afferra le mani, con cui egli si copriva il volto, lo costringe a guardarlo.
RAIMONDO.
Piero, Piero! Guardami, e ascoltami bene. Quella donna tu la possiedi oggi intera per la prima volta. Finora ne hai posseduto il corpo; oggi ne possiedi anche l'anima e il cuore. Oggi soltanto ella è veramente tua moglie…. Non dir nulla, adesso. Tu le perdonerai, e dimenticherai. E sarà nobile e giusto.
Lo lascia e si avvicina adagio, a NICOLETTA, che è immobile, come svenuta. La osserva un momento, poi:
Piero, guarda.
Si curva, e posa le labbra sui capelli di NICOLETTA. Poi torna vicino a PIERO, gli prende la testa tra le mani e lo bacia e ribacia teneramente sui capelli e sugli occhi, come un padre. Ha le lagrime negli occhi. Cerca il suo cappello, e lo trova su una sedia.
Ora me ne vado tranquillo. Prima no. E non parto, sai? Era una frottola anche l'inglese del Congo. Ora posso rimanere. Sarò qui, sempre, con voi due, e tra voi due. A fra poco….
Esce dal fondo.
PIERO, che ha accompagnato RAIMONDO, strascinandosi appena sino sulla soglia della sala da pranzo, rimane a fissar NICOLETTA che è sempre immobile, stesa sul divano. Poi, a passi lenti, discende verso di lei. Prende una sediolina bassa, la pone a lato del divano, dov'ella ha il capo. Vi si siede, curvo verso di lei, muto, in attesa, come una madre che vegli il suo bambino ammalato. Sipario.