Note 207 — PARTE QUINTA LA VITA SOCIALE E LE FESTE
Diego Valbusa translation
Sulle cognizioni musicali di Dante e sulle melodie che accompagnarono alcune poesie del Petrarca e del Boccaccio, veggasi il Trucchi, Poesie ital. ined. II, p. 139. — Sui teorici del secolo XIV V. Filippo Villani, Vite, p. 46, e Scardeonio, De urb. Patav. antiq. presso Grevio, Thesaur. VI, III, col. 297. — Sulla musica alla corte di Federigo da Urbino ha molti particolari Vespasiano fiorent. pag. 122. — Sulla cappella dei fanciulli di Ercole I, veggasi il Diario ferrarese, presso Murat. XXIV, col. 358. — Fuori d'Italia alle persone di rango elevato non era lecito d'occuparsi personalmente di musica; alla corte fiamminga del giovane Carlo V s'ebbe una volta una questione assai grave su questo argomento: cfr. Hubert. Leod. De vita Frid. II, Palat. L. III. — Enrico VIII d'Inghilterra costituisce una singolare eccezione in proposito.
Un passo importante ed esteso intorno alla musica trovasi dove meno lo si cercherebbe, nella Macaroneide, Phantas XX. È la descrizione comica di un quartetto a voci, dalla quale appare che si cantavano anche canzoni francesi e spagnuole, che la musica aveva omai i suoi avversari (intorno al 1520) e che la cappella di Leone X e il compositore Josquin des Près (di cui si nominano le opere principali) erano l'oggetto del maggiore entusiasmo. Lo stesso autore (Folengo) mostra per la musica un fanatismo affatto moderno anche nel suo Orlandino (pubblicato sotto il nome di Limerno Pitocco), III, 23 e segg.