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La città italiana nell'alto Medio Evo

Note 234 — PARTE SECONDA La città langobarda-franca

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È nota la dotta discussione, a questo proposito, del Crivellucci (Le chiese cattoliche e i longobardi ariani in Italia in «Studi Storici» IV. pag. 385-423 — V. pag. 153-177 e 531-554 — VI. pag. 93-115 e 589- 604) e del Duchesne (Les évêchés d'Italie et l'invasion lombarde in «Mélanges d'archéologie et d'histoire». XXIII. 1-3. 1903 p. 83-116).

Nell'Italia settentrionale si è perduto — e per opera dei Bizantini, non dei Langobardi — il solo vescovado di Brescello: nell'Italia centrale quello di Populonia. Degli altri alcuni furono disorganizzati — due per più di un secolo — ma non distrutti. Cfr. Id. Rectification etc. ibid. a. 1906. XXVI. pag. 565-567.

Il vescovado di Roselle fu trasportato a Grosseto solo nel 1138 da Innocenzo II (Kehr P. Fr. Regesta Pontificum Romanorum. III. Etruria. Berlin. 1908 n. 8 pag. 260), ma non furono certamente i Langobardi a causarne la decadenza: in un documento della badia amiatina (inedito nel R. Archivio di Stato di Siena) dell'867 sono ricordati il gastaldo ed uno scabino della città di Roselle; ed il 14 settembre dell'892 da Roselle datò un suo diploma l'imperatore Guido (Schiaparelli L. I diplomi di Guido e di Lamberto. Roma. 1908 n. 18 pagine 44-45).

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