Note 790 — LIBRO SECONDO DALLO SCISMA ALL'ERESIA (continued 3)
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Cronaca, c. 237: «Questa quinta tribolazione ebbe un altro principio nella provincia della Marca Anconitana pigliandola al tempo del Concilio generale facto a Lione da Papa Gregorio X». Carte 237v: «alcuni frati dicevano che rivorrebbero le possessioni e le rendite per observare la obedientia e il comandamento del sommo Pontefice, e li decreti del Concilio, costoro rispondevano che farebbono il contrario». Carte 238v: «Tre frati cioè frate Iramondo, frate Tommaso da Tolentino e frate Pietro da Macerata confermavano la loro opinione con ragioni e auctorità e ardentemente la difendevano dicendo, che nè la Chiesa nè il Papa non farebbono mai questa cosa, come cosa la quale non solamente era inconveniente e che conduceva all'apostasia e che non cadeva sotto potestà del sommo Pontefice e però non li era possibile» Carte 239: «Uno frate savio, che avea nome frate Beniamino, par che componesse la quistione, la quale cessò dopo tre anni della loro penitentia. Ma rimasono l'una parte e l'altra nella coscienza discordante di studii diversi e di desiderî contrari, perocchè quelli della maggior parte reputavano lo stato e il vigore ed il mantenimento in edificare luoghi nel mezzo delle città e delli castelli per attrarre a loro li populi, e in procurare le sepolture, in ricevere testamenti e legati, e in multiplicare libri scuole e scuolari e in inpetrare privilegi e simili cose. Ma quelli altri sentivano tutto il contrario delle predecte cose». Carte 242: «furono messi di nuovo in carcere come eretici e privati della confessione e delli altri sacramenti e alla fine della sepoltura ecclesiastica». Carte 244 v: «Morendosi il generale ministro Matteo Acquispartano, successe a lui frate Raimondo di Gauffredo della provincia di Provenza (Wadding, V, 210), uomo mansueto, pietoso .... che radunato il Capitolo della Marca chiese conto della sentenza pronunziata contro alcuni frati, e saputo li scarcerò e li mandò al re Ayecon d'Herminia (Armenia)». Carte 246 r: «I frati erano frate Agniolo, frate Tommaso da Tolentino (morto martire), frate Marco da Monte Lupone, frate Pietro di Macerata e un altro frate Pietro». Questi fatti successero nel 1289-90. Vedi Wadding, V, pag. 211, 236.