Note 757 — LIBRO SECONDO DALLO SCISMA ALL'ERESIA (continued 3)
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Certo fra Giovanni fu accusato non solo quale capo del partito intransigente, bensì come gioachimita e l'Affò ha ben torto di sostenere che principalmente sul primo motivo gli fu aperto il processo. Se non ci fosse stata la condanna dell'Evangelo Eterno, e la necessità di salvare la riputazione dell'ordine, non si avrebbe avuto il coraggio di sottoporre ad accusa un uomo come fra Giovanni. Anche la Cronaca delle Tribolazioni adduce varii capi di accusa, ma confessa che il più grave fu quello delle opinioni gioachimite. Non credo inutile riferire da questa cronaca inedita le accuse, riportate pure dal Wadding e dall'Affò. Carte 148 tergo: «Una delle ragioni dell'odio che molti ebbero contro Giovanni è il linguaggio severo che teneva contro tutti, perchè i frati insegnano loro, (ai novizii) di riservarsi le loro cose per libri, o veramente di darsi alli frati per edificare Chiese o luoghi o per altri loro bisogni, e non annunziano loro fedelmente come dice la regola, cioè che le distribuischino alli poveri del secolo». Carte 170 t: «e li frati non sono contenti di avere due tuniche di panno vile e di rappezzarle di sacco e d'altri pezzi con la benedizione di Dio, ma procurano d'avere vestimenti preziosi e delicati e duplicati e tutti quelli li quali amano li vestimenti vili, e che predicano l'observantia regolare, li giudicano come uomini indiscreti, e che si vogliono mostrare santi e li chiamano hypocriti». Carte 171r: appena dicono l'ore loro. Carte 174r: «diventano (li frati) mercanti, vendendo le cose spirituali per le temporali, e le cose che acquistano le convertono nelli proprii usi». Carte 175r: «non possono ascoltare pazientemente la verità delle loro transgressioni; ma reputano che sia loro lecito d'inpugnare e perseguitare tutti quelli parlano o sentono il contrario delle loro opere». Carte 175 t: «tornando una volta da Roma un lettore della nostra provincia riferiva alli frati in comune e ad alcun altro lectore, come frate Giovanni predicando in Roma alli frati avea dicto nel suo sermone ai frati contro ad ogni stato, e specialmente contro alli frati tanto duramente che giammai li frati della Marca non l'averrebbono perdonata a nessun altro frate». Carte 176 t: «diceva qualmente il testamento e la Regola sono substantialmente una medesima cosa». Carte 779 t: «Frate Giovanni biasimava molto quelli, li quali addimandavano sopra la regola altre declarationi oltre al testamento, e admonitioni di San Francesco, come coloro che revocavano in dubbio la certezza della vera intelligenzia della Regola, e contro la obedientia e comandamento del padre loro la storcevano al beneplacito della loro tepida volontà; epperò portavano molestamente le sue parole e il suo parere e sentimento; e apostata e presa la cagione di un'altra questione perseguitarono e punirono acerbamente lui e li principali compagni come infecti di eretica pravità .... Perocchè frate Giovanni da Parma lui con li conpagni tenevano che l'abate Gioacchino aveano tenuto e sentito sanctamente e cattolicamente della sancta trinità, e dell'unità e divina essenza .... e la decretale d'Innocenzio Papa non damnava lui, nè la sua dottrina per rispetto della sua posizione e affermazione che lui fa di quella questione, ma riprova quello libello che Joacchino compose contro mastro Pietro Lombardo .... però quello libello fu dannato in quanto che era diffamatorio di maestro Pietro Lombardo .... perocchè maestro Pietro non sentì nè tenne il contrario di quello che tennono li sancti. Per questa seconda ragione e cagione mossi li frati apparentemente provocorono frate Bonaventura ad esaminare frate Giovanni e li compagni della fede e promossone il figliuolo contro il padre, e il promosso contro il promotore e il dilecto già discepolo contro all'amante maestro e pastore. La tertia ragione della persecuzione fu lo scrivere di due sermoni fatti dai due compagni di frate Giovanni. Dei quali il primo per empio e per modo dire senza sale lodava la doctrina dell'abate Gioacchino insieme con la persona, il secondo induceva nel suo sermone tutti li principali passi della scriptura di Joachino, e che fanno e che sono a commendatione di S. Francesco e della Regola e a declarazione della vita evangelica e della sua istituzione e depravazione .... e principalmente toccava li prelati e li più principali principalmente. Il quale libro leggiendo frate Bonaventura si dice che sospirò e lagrimò perchè queste cose si potevano intendere particolarmente per lui».