Note 737 — LIBRO SECONDO DALLO SCISMA ALL'ERESIA (continued 3)
Reading edition
Eymerich, loc. cit. Duodecimus error: Quod spiritualis intelligentia Novi Testamenti non est commissa Papae romano, sed tantum litteralis. Tertius decimus error: quod recessus ecclesiae Graecorum a Romana ecclesia fuit bonus. .... Quintus decimus error, quod populus Graecus magis ambulat secundum spiritum quam populus latinus .... Decimus nonus error, quod Christus et apostoli ejus non fuerunt perfecti in vita contemplativa. Vicesimus error, quod activa vita usque ad tempus abbatis Joachim fructuosa fuit, sed nunc fructuosa non est: contemplativa vero ita ab ipso Joachim fructificare coepit, et amodo in perfectis successoribus ejus perfectius manebit. Tra questi passi e quelli della nota precedente secondo il D'Argentré si legge questa nota: Haec de prima parte (cioè i primi sette errori riportati dall'Eymerich). De secunda parte ejusdem libri, quae appellatur concordantia Novi et Veteris Testamenti, sive Concordantia veritatis, isti errores possunt extrahi. Codesti errori e quelli della nota precedente sono tolti dal quarto documento inserito soltanto nel cod. num. 1706, e già riportato dall'Eymerich. Secondo questo documento l'Evangelo eterno si divide in due parti; la prima formata dall'Introductorius o come è detto qui Praeparatorium in Evangelium aeternum, la seconda dalla Concordia dei due Testamenti divisa in cinque libri. L'ordinamento dell'Evangelo eterno riferito in questo documento non differisce, secondo il Renan, da quello del resoconto d'Anagni. Ed in verità il sostituire la parola Praeparatorium ad Introductorium, ed il mettere come prima parte quello che nel resoconto era considerato come introduzione sono lievissime differenze. Messa come prima parte l'Introduttorio era ben naturale che la Concordia ne fosse la seconda, e l'Apocalisse e il Decacordo sarebbero state la terza e la quarta, se il raccoglitore non le avesse trascurate, forse perchè gli pareva che non contenessero nulla di novo, che non fosse stato detto nella Concordia. Ma se queste differenze sono lievi, altre mi pajono più gravi di quel che crede il Renan. Nel resoconto di Anagni non sono notati nè il sesto errore, che al sacerdozio di Cristo debba succedere un altro sacerdozio; nè il settimo che nessuno all'infuori degli scalzi sia atto ad insegnare le verità dello Spirito. Non è dunque esatto quel che afferma il Renan che gli errori dell'Introduttorio, notati nel quarto documento, sieno identici a quelli rilevati dalla Commissione d'Anagni. E meno esatta ancora è l'altra proposizione del Renan, che gli errori estratti dalla seconda parte sono effettivamente tolti dalla Concordia. Tutto al contrario, in nessun'opera autentica di Gioacchino si leggono proposizioni come la duodecima e le altre qui sopra riferite. Nè i cardinali tra tanti luoghi, che estrassero dalla Concordia, ne riportarono neanche una, che suonasse così aspra ed irriverente per la Chiesa Romana. Da queste considerazioni s'ha da trarre questa conclusione affatto opposta a quella del Renan, che cioè la redazione dell'Evangelo eterno, dalla quale furono estratti gli errori riportati dall'Eymerich, dev'essere ben diversa da quella che avean sotto gli occhi i cardinali; nè è improbabile che sia posteriore.