PARTE SECONDA
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[DIANA ed ENDIMIONE.]
DIA. Dove, dove ti sprona Il giovanil desio, Endimion, cor mio? Lascia la traccia Delle fugaci belve, E qui dove, cadendo Da quell'alto macigno, L'onda biancheggia, e poi divisa in mille Lucidissime stille Spruzza sul prato il cristallino umore, Meco t'assidi a ragionar d'amore.
END. Ovunque io mi rivolga, Cintia, bella mia Dea, Sempre di grave error quest'alma è rea. Se da te m'allontano, Se al tuo splender m'accendo, O la tua fiamma, o le tue leggi offendo.
DIA. Quai leggi, quale offesa?
END. Condannan le tue leggi Chi strugge il core all'amoroso foco.
DIA. Io dettai quelle leggi, io le rivoco.
END. Dunque senza timore I cari affetti tuoi goder mi lice?
DIA. Sol presso al tuo bel volto io son felice.
Fra le stelle o fra le piante, Cacciatrice o Nume errante, Senza te non so goder.
Nel tuo ciglio ho la mia sorte, Nel tuo crin le mie ritorte, Nel tuo labbro il mio piacer.
END. Oh quanta invidia avranno De' miei felici amori I compagni pastori!
DIA. Oh quanta meraviglia Da' nuovi affetti irridi Riceveran gli Dei! Ma di lor non mi cale. Riposi pur sicura Venere in grembo al suo leggiadro Adone; Dal gelato Titone Fugga l'aurora, e per le Greche arene Si stanchi appresso al cacciator d'Atene. Io le cure o i diletti Non turbo a questa, e non invidio a quella: Della lor la mia fiamma è assai più bella.
END. Mio Nume, anima mia, Poichè il tuo core in dono Con sì prodiga mano oggi mi dai, Non mi tradir, non mi lasciar giammai.
DIA. Io lasciarti? Io tradirti? Per te medesimo il giuro, O de' conforti miei dolce tormento, O de' tormenti miei dolce conforto. Sempre, qual più ti piace, A te sarò vicina, Cacciatrice mi brami, o peregrina. Ma vien la nostra pace A disturbar quell'importuno Alceste; Partiamo, Endimion.
END. Vanne, mia Diva. Intanto io della caccia Co' miei fidi compagni, Che m'attendono al monte, Vado a disciorre il concertato impegno.
DIA. Dunque così da me lungi ten vai?
END. Parto da te per non partir più mai.
Vado per un momento Lunge da le, mio ben; Ma l'alma nel mio sen Meco non viene.
Di quelle luci belle Nel dolce balenar Rimane a vagheggiar Le sue catene.
[AMORE e DIANA.]
AMO. Ferma, Diana, ascolta.
DIA. E ardisci ancora Chiamarmi a nome, e comparirmi innanzi?
AMO. Deh lascia, o bella Dea, lo sdegno e l'ira. Già dell'error pentito A te ne vengo ad implorar perdono. Più d'amor non ragiono, Anzi teco detesto Il suo stral, la sua face, Che giammai non s'apprende a cor gentile, Ma solo a pensier basso, ad alma vile. Non rispondi, o Diana?
DIA. O nemico o compagno, Egualmenle importuno ognor mi sei. Quell'ardito tuo labbro, Quel volto contumace Sempre punge e saetta, o parla o tace.
AMO. Potrebbe a questi detti arder di sdegno Ninfa d'amore insana; Ma la casta Diana Ha più sublime il core; Siegue le fere, e non ricetta Amore.
DIA. Troppo m'irriti, Alceste; E pure a tante offese Non oso vendicarmi; Tu m'accendi allo sdegno e mi disarmi.
AMO. Se il perdon mi concedi, Due rei ti scoprirò, che fanno oltraggio, Amando, alle tue leggi.
DIA. Chi mai l'ira non teme Della mia destra ultrice?
AMO. Emdimione e Nice.
DIA. Endimione! E come?
AMO. Or che da te si parte, egli sen corre, Dove Nice l'attende, Fra quegli ombrosi allori, A ragionar de' suoi furtivi amori.
DIA. Ah che pur troppo il dissi Che Nice ardea d'amore! Adesso intendo, Perchè da me l'ingrato Sollecito partì. Ma a Stige giuro, Nemmen l'istesso Amore Liberare il potrà dall'ira mia.
AMO. Se non fossi Diana, Direi che tanto sdegno è gelosia.
DIA. Insolente, importuno, Da che vidi in mal punto Quel tuo volto fallace, Non ha più l'alma mia riposo o pace.
AMORE.
Cingetemi d'alloro; in quelle offese Io veggo i miei trionfi, il regno mio; E quei gelosi sdegni Son del mio foco e le scintille e i segni.
Se s'accende in fiamme ardenti Selva annosa, esposta ai venti, Arde, stride, e fin le stelle Va col fumo ad oscurar. Tale ancor d'amore il foco Poco splende ed arde poco, Se non vien geloso sdegno Le faville a palesar.
[NICE ed AMORE.]
NIC. Odimi, Alceste.
AMO. Ah Nice! Lascia ch'io vada.
NIC. Dove?
AMO. Un indegno a ferir che mi rapisce La mia fiamma, il mio foco.
NIC. Come! Amante tu sei?
AMO. È sì grande l'ardore, Che non n'ha più di me l'istesso Amore.
NIC. Dimmi il rivale almeno.
AMO. Endimione.
NIC. Endimione! Oh Dio! Fermati; Alceste, aspetta.
AMO. Faranno i dardi miei la mia vendetta.
NICE.
Oh qual contrasto fanno Nell'agitato petto Amore, gelosia, rabbia e dispetto! Sì, sì, di quell'ingrato Io di mia man vo' lacerare il seno. Ah che parlo, infelice, Se a me, fuor ch'adorarlo, altro non lice. Amor, tiranno Amore, Tu mi nieghi quel core, E nemmen vuoi lasciarmi Il misero piacer di vendicarmi.
O fa che m'ami L'idolo amato, O i miei legami Disciogli, Amor.
Vano è l'affetto, Se quell'ingrato Solo ha diletto Del mio dolor.
[NICE ed ENDIMIONE.]
END. Mi addita, o bella Nice, Se pur t'è noto, ove n'andò Diana.
NIC. Tu di Diana in traccia? Oh come ben dividi Fra Diana ed Amore i tuoi pensieri!
END. Di qual amor favelli? Sai pur che son le fere Il mio sommo diletto.
NIC. Se volgi altrove il core, Lasci le fere, e vai seguendo Amore: Se porti a me le piante, Allor sei cacciator, ma non amante.
END. Se sai dunque ch'io peno in altro laccio, Perchè turbi con questa Inutile querela La tua pace e la mia? Siegui chi t'ama, Fuggi chi ti disprezza. Se pretendi ch'io t'ami Contro il voler del fato, Sarai sempre infelice, io sempre ingrato.
NIC. Ammollisci una volta Quel tuo core inumano.
END. Ti lagni a torto, e mi lusinghi in vano.
Dall'alma mia costante Non aspettar mercè; Sento pietà per te, Ma non amore.
M'accenderebbe il seno La vaga tua beltà, S'io fossi in libertà Di darti il core.
NIC. Siegui, barbaro, siegui Il tuo genio crudele; E giacchè col tuo volto M'hai la pace rapita, Toglimi di tua mano ancor la vita.
END. Oh Dio! senza speranza Tu mi tormenti, o Nice; ad altro nodo Pena quest'alma avvinta; Non posso amarti, e non ti voglio estinta.
NIC. Ascolta, ingrato, ascolta, Se può chieder di meno Un'amante infelice: Un tuo sguardo, un sospiro, Benchè fallace, io ti dimando in dono, Poi torna a disprezzarmi, e ti perdono.
END. Chiedi in vano amor da me.
NIC. Perchè mai, mio ben, perchè?
END. Son fedele, e l'idol mio Io non voglio abbandonar.
NIC. Sei crudele, e pure, oh Dio! Non ti posso abbandonar. Come almen pietà non senti
Del mio duol, de' pianti miei?
END. A penar sola non sei, Non sei sola a sospirar.
[NICE e DIANA.]
DIA. Nice, tu fuggì in vano, Già discoperta sei, Nè t'involi fuggendo a' sdegni miei.
NIC. Casta Dea delle selve, All'amoroso laccio Son presa, io tel confesso; Ma quest'alma infelice Nell'aspra sua catena Compagna al suo delitto ha la sua pena.
DIA. Forse il goder sicura D'Endimion gli affetti Pena ti sembra al tuo delitto eguale?
NIC. Ah no; Cinzia, t'inganni; ad altra face Si struggè Endimione; E al doloroso pianto Di queste luci meste Nemmen sente pietà.
DIA. (Fallace Alceste!) Ma chi d'amor l'accende?
NIC. Io so ch'egli ama; Ma non so dir qual sia L'avventurosa Ninfa Che può dell'idol mio Gli affetti meritar.
DIA. (Quella son io.)
[AMORE, DIANA e NICE.]
AMO. Misero Endimione! Avranno ancora Pietà della tua sorte I tronchi e le foreste.
DIA. Cieli, che mai sarà?
NIC. Che parli, Alceste?
AMO. Nice, Diana, oh Dio! Nè meno ho core D'articolar gli accenti.
DIA. Qualche infausta novella!
AMO. Giace vicino all'antro Dell'antico Silvano, Pallido e scolorito, Endimion ferito.
NIC. Ahimè!
DIA. Chi fu l'indegno?
AMO. Un ispido cinghiale Punto pria dal suo strale S'avventò pien di rabbia Nel molle fianco a insanguinar le labbia. Io vidi (oh quale orrore!) Sovra i funesti giri Delle candide zanne Il sangue rosseggiar tiepido ancora; Udii quell'infelice, Sparso d'immonda polve Le molli gote e le dorate chiome, Replicar moribondo il tuo bel nome.
DIA. Ahimè! qual freddo gelo M'agghiaccia il sangue e mi circonda il core! Pietà, spavento, amore Vengon col lor veleno Tutti in un punto a lacerarmi il seno. Crudo mostro inumano, Rendimi la mia vita. Giove, se giusto sei, lascia che possa, In queste infauste rive Anch'io morir, se il mio bel sol non vive.
NIC. Nice, tu sei di sasso Se il dolor non t'uccide.
DIA. Ha vinto Amore.
AMO. (E ne trionfa e ride.)
DIA. Deh per pieiade, Alceste, Colà mi guida, ove il mio ben dimora. Forse ch'ei vive ancora, e pria che morte Di quel ciglio la luce in tutto scemi, Vo' raccor da' suoi labbri i spirti estremi.
NIC. Fermati, o Cinzia; Endimion s'appressa.
[DIANA, ENDIMIONE, AMORE e NICE.]
DIA. Amato Endimion, dolce mia cura, Tu vivi, ed io respiro. Oh quale affanno Ebbi nel tu periglio! Qui t'assidi, e m'addita Dov'è la tua ferita.
END. Qual ferita, mio Nume? Altra ferita In me scorger non puoi Di quella che mi vien da' sguardi tuoi.
DIA. Dunque Alceste mentì?
END. Sì, mio tesoro, Le luci rasserena.
DIA. Io ti stringo, io ti mirò, e il credo appena.
Chi provato ha la procella, Benchè fugga il vento infido, Teme ancora, e giunto al lido Gira i lumi e guarda il mar.
Tal, se a te rivolgo il ciglio, Nel pensier del tuo periglio, Il mio core per timore Ricomincia a sospirar.
AMO. Cinzia, del tuo timor l'alma assicura. Quegl'incostanti affetti, Quei gelosi sospetti, E quanto di periglio a te dipinsi, Solo per trionfar composi e finsi.
DIA. E tanto ardisce Alceste?
AMO. Io sono Amore. Riconosci in Alceste il tuo signore.
DIA. Amore! Adesso intendo I tuoi scherzi, i tuoi detti. Io son vinta, io son cieca: ognor ti vidi Al mio sguardo palese, Nè mai che fosti Amor l'alma comprese.
Amor, che nasce Con la speranza, Dolce s'avanza; Nè se n'avvede L'amante cor.
Poi pieno il trova D'affanni e pene; Ma non gli giova, Che intorno al piede Le sue catene Già strinse Amor.
Se il tuo laccio è sì caro, Se così dolce frutto ha la tua pena, Io bacio volentier la mia catena.
AMO. E tu dolente e sola, Nice, che fai? Per così strani eventi Meraviglia non senti?.
NIC. Piango la mia sventura, Che la mercè del mio penar mi fura.
Così talor rimira Fra le procelle e i lampi Nuotar su l'onda i campi L'afflitto agricoltor.
Ne geme e si lamenta, E nel suo cor rammenta Quanto vi sparse in vano D'affanno e di sudor.
DIA. Riconsolati, o Nice, Il mio favor ti rendo; E purchè col mio bene Viver mi lasci in pace, Ti concedo d'amar chi più ti piace. E noi godiamo intanto, Amato Endimione, E costanti e felici Facciam, con meraviglia Di quanti il chiaro Dio circonda e vede, Dolce cambio fra noi d'amore e fede.
END. Sì, mia bella speranza; Pria la Parca crudele In su l'aurora i giorni miei recida, Ch'io da te m'allontani, o mi divida.
AMO. Godete, o lieti amanti. Ma tu sappi, o Diana, Che de' trionfi miei L'ornamento maggior forse non sei. Mi fan ricco i miei strali Di più superbe e generose spoglie. Io vinsi il cor guerriero Del giovanetto Ibero Che, del mio foco acceso, Dove il Vesevo ardente Al fiero Alcioneo preme la fronte, Due pupille serene In fin dall'Istro a vagheggiar ne viene.
DIA. Certo il german fia questi Della Donna sublime, Che del Danubio in riva Per beltà, per virtù chiara risplende, Forse non men che per valor degli avi.
AMO. Ben t'apponesti al vero; E l'illustre donzella, Che il fato a lui concede, Di saper, di bellezza a te non cede.
DIA. Da così bella coppia L'esser vinta mi piace; Anzi sembra più lieve A quest'acceso core Con sì chiari compagni il tuo rigore. In così lieto giorno Dal Ciel scenda Imeneo con doppia face; Ed il garzon feroce Lasci l'usbergo e l'asta, e il ciglio avvezzi A più placide guerre e più sicure. Cedan l'armi agli amori; E cangi in mirti i sanguinosi allori. E il fiero Marte intanto, Deposti i crudi sdegni e bellicosi, In grembo a Citerea cheto riposi.
CORO.
Fuggan da noi gli affanni Di torbido pensier; Il riso ed il piacer Ci resti in seno.
Nè venga a disturbar Chi bene amar desia La fredda gelosia Col suo veleno.