Note 1154 — Cap. V. La fine e la fortuna dell'Antologia
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Lettera inedita, Torino, 11 febbraio 1832. Cosí rispondeva: “Quando Ella cosí cortesemente mi vuole partecipe alla utilissima impresa sua, non so se al giusto diffidar di me stesso od al mio sincero desiderio di compiacerla io debba dar retta. Certamente le scienze Politiche ed Economiche sono cosí vasto e fertile campo, che né esaurito né esauribile può sembrar mai, e pare che non dovrebbe essere cosa cosí difficile il trovarvi un angolo, ove, benché umile, la capacità di chi studia si adatti in modo da poterne trarre qualche frutto. Ma lo spirito di parte e i pregiudizî muovono tal gelosia, e tal diffidenza, che pochissime cose si possono liberamente trattare e schiettamente dire. Ciò essendo, mi pare miglior partito non impegnarmi di parola né ricusar l'invito, ma assicurarla solo, signor mio gentilissimo, che io sono disposto a fare ciò di che Ella mi prega, ed anzi essere tale la mia buona volontà, che ad impedire gli effetti non sono per valere che gravissime cagioni, quali le può Ella col suo buon giudizio figurare. La prego adunque di tenermi sin d'ora per associato, e spero di potermi fare cooperatore poi; ho l'onore intanto di dichiararmi, signor mio pregiatissimo, suo devotissimo Cesare Alfieri„. Carteggio Vieusseux, “Nazionale„, Firenze.