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L'anfiteatro Flavio nei suoi venti secoli di storia

Note 135 — INTRODUZIONE STORIA GENERALE DEGLI ANFITEATRI.

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V’era pur anche una classe di gladiatori detta Catervarii, «a modo pugnae, scilicet cum non singuli cum singulis, ut moris, sed confusi mixtique pugnant per catervas» (Lips., Saturn. Serm. l. II, p. 960). In Giuseppe Flavio (De Antiq. l. VII) leggiamo: che Tito «Multis e captivis illic consumpti, aliis bestiis obiecti, alii catervatim, et plures, more hostium, depugnare inter se iussit». Questo spettacolo fu dato da Tito in Cesarea.

I Pegmares (Pegmatici o Pegmatarii, come più piace chiamarli) erano quei gladiatori i quali «pegmatis impositi depugnabant» (Lips., loc. cit.). Suetonio dice: Gladiatorio munere reductis interdum flagrantissimo Sole velis, emitti quenquam vetabat, remotoque ordinario apparatu, rapidis feris vilissimos senioque confectos, gladiatores quoque PEGMARES, patreffamiliarum notos, sed insignes debilitate aliqua corporis subiiciebat» (Suet., in Calig. XVI). Il Lipsio (loc. cit.) crede doversi leggere «gladiatoribus quoque pegmares», in questo senso: «Rabidis feris bestiarios viles, invalidosque: et gladiatoribus operas pegmares fabrosque subiiciebat». Secondo altri avrebbero preso questo nome da pegma, specie di torre, che veniva eretta nel mezzo dell’Anfiteatro. La sommità della torre sarebbe stata ricoperta di scudi, elmi ed armi, da darsi in premio ai vincitori. I gladiatori, divisi in due schiere, dovevano chi attaccare e chi difendere la torre. Sarebbe stata una rappresentazione dell’assalto ad una fortezza.

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