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L'Acerba

Note 221 — SONETTI ATTRIBUITI A CECCO D’ASCOLI

Reading edition

Lo pubblicò Enrico Narducci dal cod. cartaceo dell’Acerba del sec. XV, n. 343, posseduto dal principe D. Baldassarre Boncompagni, a carta 98, in risposta a un altro sonetto attribuito a Dante: Cecco, io son qua giunto in terra acquatica. «Il Narducci non nasconde che il prof. Alessandro D’Ancona, avendo trovato ambedue questi sonetti sotto altro nome nel rovescio della carta 43 del primo volume della Raccolta di rime antiche mss. compilata dal Moncke e dal Biscioni, che si conserva nella pubblica biblioteca di Lucca (num. gen. del Catalogo dei mss. 530) fu il primo a far notare che i sonetti stessi sono contesi a Dante e a Cecco d’Ascoli da Ser Ventura Monachi e da Giovanni Lambertucci de’ Frescobaldi. Ma egli osserva che «ciò non distrugge la possibilità che questi due sonetti siano l’uno di Cecco, di Dante l’altro; anzi, nel dubbio, sembra più ragionevole cosa propendere per l’autorità del codice più antico; oltre di che le molte varianti fra i due codici non permettono di ritenerne la lezione come identica in questa parte» G. Castelli, op. cit.

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