ATTO TERZO.
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ATTO TERZO.
Una grande stanza rustica e pittoresca. Un ambiente assai pulito. In fondo, verso destra, un'ampia porta a due battenti. Una parete s'inoltra di sbieco dal fondo, formando un angolo ottuso con un'altra parete più avanzata, nella quale s'apre un finestrone arcuato. Alla parete che s'inoltra di sbieco è addossata una scaletta comoda, per la quale si accede a un breve corridoio scoperto che sormonta l'arco del finestrone, e questo breve corridoio confina a sinistra con l'uscio del quartierino di Don Paolo. Giù, due porte a destra e due a sinistra, la seconda delle quali è quella della stanza di Rosa e càpita proprio sotto l'uscio di Don Paolo. Tavole, stipi, scansìe di noce, seggiole impagliate. Su qualcuna delle tavole, scodelle, tazze, coltelli, cucchiai, forchette, una caffettiera, delle frutta, dei pani, un vecchio lume di ottone. Qua e là alle pareti, immagini della Madonna e di qualche santo.
È sera. Il lume è acceso. Entra un bel chiaro di luna attraverso le invetriate della finestra.
SCENA I.
ROSA e GIUSTINO.
Rosa
(rassetta e ripone negli stipi biancheria e altra roba, mostrandosi indispettita.)
Giustino
(ha un garofano in petto ed è seduto sull'angolo d'una tavola, zufolando e facendo dondolare lo gambe.)
Rosa
(a un tratto) Vuoi?
Giustino
(stizzoso) No.
Rosa
Crepa.
Giustino
(continua a zufolare, poi s'interrompe:) E sai perchè non voglio dartelo? Perchè quando mi pigli per un traditore io faccio tanta bile in corpo che vorrei crepare davvero.
Rosa
Buono per te.
Giustino
E per te, no? Ti mariteresti con un altro.
Rosa
Con chi?
Giustino
Non avresti che a scegliere. Don Paolo ti fa la dote.
Rosa
E tu per la dote mi sposi?
Giustino
Io ti sposo perchè mi piaci.
Rosa
Quand'è così, dammi quel garofano.
Giustino
Te lo do se mi giuri che non sospetti più.
Rosa
Lo portava oggi nei capelli Teresina.
Giustino
Come lo sai?
Rosa
Ho visto.
Giustino
Che hai visto?
Rosa
Le ho visto il garofano proprio qui. (Indica con precisione dove le ha visto il fiore.)
Giustino
E c'è un sol garofano in tutto il paese?
Rosa
Non lo so. Dammelo.
Giustino
E sospetti?
Rosa
Si, che sospetto.
Giustino
E allora, niente!
Rosa
Se non me lo dai con le buone, me lo prendo a forza.
Giustino
A forza?... Vediamo se ne sei capace!
(Rosa gli corre addosso. Giustino fugge di qua e di là. Rosa lo insegue. Casca una sedia. Giustino inciampa. Rosa ne approfitta.)
Rosa
(afferrando il fiore) Ah! Ci sono!
Giustino
Ma ci sono anche io. (La stringe nella vita.)
Rosa
(ride sgangheratamente.)
Giustino
(baciandola e ribaciandola) Tè, tè!... Questo per castigo.
SCENA II.
ROSA, GIUSTINO e DON PAOLO.
Don Paolo
(uscendo dal suo quartierino, con un breviario in mano, proprio mentre Giustino sta baciando Rosa, si ferma sull'alto del corridoio e, affacciato alla balaustra, sgrida:) Al solito! Al solito! Ci siamo al baciucchiamento! Ci siamo! Eccoli lì.... (Imita il rumore dei baci.)
Giustino e Rosa
(si staccano, arrossendo.)
Don Paolo
È una vera sconvenienza! Senza dire poi che è anche una grulleria! Che bisogno c'è, santa pazienza!, che bisogno c'è di stare a baciucchiarsi ora, se dovete sposarvi apposta per questo? (Scende la scaletta.) Hanno fretta, hanno!... Sconvenienti e grulli! Sì, sì, lo ripeto: sconvenienti e grulli!
Giustino
(confuso) Avete detto sempre che....
Don Paolo
Che cosa ho sempre detto, io?...
Giustino
Che... che la minestra per averla buona a tavola si ha da saggiarla in cucina.
Don Paolo
Ma se te la mangi tutta in cucina, briccone, a tavola ci vai senza minestra e senza appetito! Hai capito? (Se li avvicina tutti e due, e, in mezzo ad essi, assume un'aria di mistero.) La notte scorsa, mi sono accorto di tutto.
Giustino e Rosa
(pudibondi) Don Paolo...
Don Paolo
Ma io domando a voi: è una cosa decente quella che fate, o è una...? (Mettendosi la mano sulla bocca) Uhm!... me ne fareste dire delle grosse. E, intanto, adesso avremo gente in casa, e, se voialtri continuerete così, sarà uno scandalo. Che si penserà di me? Bel tutore!... E che prete modello!... (Pausa. Vedendoli mortificati) Be'.... Non importa: quello ch'è fatto è fatto... Ma per evitare le tentazioni, la notte chiuderò bene a chiave la porta d'ingresso. E per l'avvenire staremo tutti quanti più attenti. Giustino, vuoi dare il buon esempio?
Giustino
Sì.
Don Paolo
Saluta da quel bravo galantuomo che sei e piglia la via di casa. È ancora probabile che i miei ospiti arrivino stasera, e non voglio che a quest'ora ti si trovi qui. Per mio nipote non me ne preoccuperei, ma c'è qualche amico suo e c'è... quell'altra parente... con cui ho poca dimestichezza. Ho udito già da un pezzo il fischio del treno, e a venire dalla stazione non s'impiegano più di dieci minuti. Va, figliolo mio: sii ragionevole. Va a dormire.
Giustino
Obbedisco.
(Giustino gli bacia la mano. Si avvia. Poi indugia, guardando Rosa che a sua volta lo guarda. S'interrogano così, senza parlare, e sono sulle spine.)
Don Paolo
(li contempla e conclude quasi tra sè:) Ho capito. (Ride) Ah, ah, ah! (Indi a Rosa, con intenzione furbesca:) Rosa, è tutto pronto nelle camere? Biancheria, acqua, candele?
Rosa
Se volete darci un'occhiata voi stesso.... I vostri occhi vedono meglio dei miei.
Don Paolo
E chi ne dubita? Vado e torno sùbito. (A Giustino:) E qui non ti ci voglio ritrovare. Mi spiego? Si saluta, e si va a casa a dormire.... Siamo d'accordo?
Giustino
(col capo fa cenno di sì.)
Don Paolo
E che il Signore t'accompagni. (Esce per la prima porta a destra.)
Rosa e Giustino
(parlano frettolosamente sottovoce.)
Rosa
Stanotte, come facciamo?
Giustino
Come al solito.
Rosa
Non potrai entrare.
Giustino
Perchè?
Rosa
Don Paolo chiude a chiave.
Giustino
Meglio! Resto qui addirittura.
Rosa
Dove?
Giustino
Mi nascondo nella tua stanza.
Rosa
E poi?
Giustino
E poi me la svigno per la tua finestra. Due uomini di altezza.
Rosa
Ma tu sei un uomo solo.
Giustino
Che fa? Di sotto ci sono anche gli alberi.
Rosa
E se da quella parte incontri il cane?
Giustino
Il cane mi conosce e non dice niente.
Rosa
Aspetta. (Prende di su una tavola del pane, ne rompe un pezzo e glielo porge.) To', prendi.
Giustino
(prendendolo) Che è?
Rosa
È pane. Glielo dai a mangiare e abbaierà sottovoce.
Giustino
Vedremo.
Rosa
Presto, nasconditi. E non far rumore. (Lo spinge verso la propria camera, che è la seconda a sinistra.)
Giustino
(dandole un bacio in faccia) Questo è senza rumore. E tu, sbrigati. Hai capito? (Esce.)
Rosa
(chiude subito la porta, e, accorgendosi che Don Paolo ritorna, va alla finestra, fingendo di salutare con amore) Buona notte, Giustino! Buona notte, Giustino mio bello! Pensa a me. Buona notte!
Don Paolo
Non tante smancerie dalla finestra.
Rosa
Salutavo.
Don Paolo
Era dispiacente d'andarsene?
Rosa
Eh!...
Don Paolo
Se non vi avessi lasciati ancora un momento soli, poveretto, non si sarebbe deciso ad andar via. Il... (ammiccando) bacino della staffa, non è vero?
Rosa
Già.
Don Paolo
Te la consuma la faccia quello lì! S'ha da affrettare questo benedetto matrimonio, altrimenti.... Con la primavera c'è poco da scherzare!
Rosa
Perchè?
Don Paolo
«Perchè?» (Diventando quasi grave, accenna al cielo con gli occhi e con le mani) Perchè siamo stati fatti così!
SCENA III.
DON PAOLO, ROSA, NORA, LUCIO e GIOVANNI.
(Dalla strada, arrivano le voci di Lucio, di Nora e di Giovanni.)
Lucio
Zio! Zio!
Nora
Siamo qui!
Giovanni
Siamo qui, Don Paolo, siamo qui!
Don Paolo
Oh! Eccoli! Benone! Eccoli! (A Rosa:) E tu muoviti.... Andiamo.... (Esce, correndo, dal fondo.)
Rosa
(lo segue.)
(Si odono ancora le voci di fuori, ma più vicine.)
Don Paolo
Finalmente! Finalmente!
Lucio
Viva lo zio!
Giovanni
E fuori i lumi!
(Entrano, portando in mano chi un fagotto, chi una borsa da viaggio, chi un valigiotto, chi una scatola.)
Nora
Speravamo d'esser ricevuti per lo meno con le fiaccole.
Don Paolo
Vi ho preparato questo po' po' di luna piena. Altro che fiaccole!... Qui, qui tutto. (Accumula la roba sopra una tavola.) E poi avreste meritato veramente ch'io vi facessi trovare la porta chiusa. Come! Proprio con l'ultimo treno? V'aspettavo col penultimo.... Son venuto anche alla stazione, son venuto!
Lucio
E il mio telegramma?
Don Paolo
Che telegramma?
Lucio
L'ho fatto io.
Don Paolo
Rosa, ti è stato consegnato un dispaccio quand'io ero alla chiesa?
Lucio
(vedendo Rosa che era rimasta indietro) Oh, Rosina!
Rosa
(si fa avanti tutta spaurita, cava di tasca un dispaccio... e con timidità lo mostra.) È questo.
Don Paolo
(prendendo il dispaccio e irritandosi un poco) Santa pazienza!...
Rosa
Non sapevo che....
Don Paolo
Che la tua testa è diventata un arcolaio!
Lucio
Eh, via, non importa! Come s'è fatta grande!
Don Paolo
Ventun'anno, sai. E si sposa fra giorni. Vedrai che tocco di fidanzato! — Signorina Nora, signor Giovanni, questa è la pupilla di cui parlammo ieri.
Nora
Un tipo assai gentile!
Giovanni
Molto bellina.
Don Paolo
(serio) Il suo babbo e la sua mamma mi furono amici preziosi, quando io, come prete e come agricoltore, venni qui ad amare gli uomini e la terra. (Con qualche reticenza).... Sì, la mamma, morendo, l'affidò a me. E adesso ella... ella dimentica in saccoccia i miei telegrammi, è verissimo, ma in fondo poi mi vuol bene.
Rosa
Tanto!
Nora
(si toglie il cappellino.)
Rosa
(lo mette in un canto.)
Don Paolo
(cambiando tono) Be'! Sic rebus stantibus, patti chiari. Nessuna cerimonia, nessun complimento. Questa è casa vostra. Ne più nè meno. La camera della signorina Nora è lì, accanto a quella di Rosa. Tu, Lucio, da questo lato. (Indica il lato opposto.) Eh! Eh! Eh! Il signor nipote starà come un principe. Egli avrà il suo studiolo per leggere e contemplare, e laggiù, laggiù, bene appartata, la sua camera da letto, che è un vero paradiso. Per l'amico Giovanni, poi....
Giovanni
Un altro paradiso?
Don Paolo
(dandogli un buffetto) Di paradisi, mio caro, non ce n'è che uno.
Giovanni
Per conto mio, non voglio incomodare nè Dio nè il diavolo. Ho bisogno d'una poltrona per aspettare l'alba e di null'altro. Ve li ho consegnati, e domani, col primo treno, via!
Don Paolo
E siete pittore, voi? E dopo aver visto questo meraviglioso paesaggio al chiaro di luna, non vi sentite affascinato e costretto a rimanere? Del resto, io vi ricatto. (Accennando il motivo della Norma:) «In mia mano alfin tu sei!» O un bozzetto fatto sotto i miei occhi, o la vita!
Giovanni
A scanso d'equivoci, vale più il bozzetto.
Don Paolo
Dunque, rimarrete?
Lucio
Ma sì...
Don Paolo
(insistendo) Rimarrete?
Nora
(non vista, sdegnosamente fissa Giovanni.)
Giovanni
(senza lasciarsi scomporre dallo sguardo di lei) Va bene!... Rimarrò per qualche giorno.
Lucio
Oh! Bravo!
Don Paolo
Adesso sì che siete un grande pittore! (Affaccendandosi) Ecco: a voi, il numero uno. (Indica la seconda porta a destra.) Non sono un albergatore coi fiocchi?
Nora
Davvero!
Lucio
Mostratemi la mia reggia, zio.
Don Paolo
Aspetta. Tu, Rosa, prendi la roba di questi signori, e mettila a posto.
Rosa
Qual'è la vostra, signor Lucio?
(Tutti intorno ai fagotti e alle valigette.)
Lucio
(con insolita giocondità) Non v'incomodate. Faccio io. Questa è della signorina Nora....
Giovanni
Io non ci ho che una borsa e un nécessaire.
Don Paolo
Per ora!... (Sempre più affaccendato) Vieni, Lucio.
Lucio e Don Paolo
(prendono alcune valigette ed escono per la prima porta a destra.)
Rosa
(con in mano qualche altra valigia e qualche scatola, esce per la prima porta a sinistra.)
Nora
(severamente e rapidamente, a Giovanni:) Voi dunque non mantenete la vostra parola!
Giovanni
Se sono stato pregato....
Nora
Ma non dovete restare.
Giovanni
Sarebbe una scortesia.
Nora
Quello che fate è disonesto.
Giovanni
È umano.
Nora
È turpe, vi dico.
Giovanni
Non esagerate.
Nora
È tutta una premeditazione.
Giovanni
Io vi adoro.
Nora
(con rabbia) E io vi sfuggirò anche a costo di....
Giovanni
(vedendo venir Lucio e Don Paolo) Badate....
Nora
(si ricompone d'un sùbito e finge di prorompere in una risata) Ah! ah! ah! ah!
Giovanni
(secondandola, ride come lei.)
Lucio
Cos'è? Cos'è? Voglio ridere anch'io.
Rosa
(frettolosa, rientra, prende la borsa e il nécessaire di Giovanni e li porta nella camera destinata a lui.)
Don Paolo
E anch'io. Cos'è? Sarebbe strano che questa volta proprio io non ridessi.
Nora
È Giovanni..., è Giovanni che me ne dice di tutti i colori.
Don Paolo
Naturale! Un pittore come lui!
(E ridono tutti, chi di buona e chi di mala voglia.)
Rosa
(ritornando) Ogni cosa è in ordine. Ho acceso pure le candele nelle camere della signorina Nora e del signor Giovanni.
Don Paolo
Hai fatto bene; ma non credo che questi signori vogliano rintanarsi a quest'ora. Per noi campagnuoli, è diverso. Perciò, chiedi licenza, tu, e vattene a letto.
Nora
(piano, a Lucio:) Vi debbo parlare.
Lucio
(sussulta.)
Giovanni e Don Paolo
(osservano.)
Rosa
Felice notte a tutti.
Nora
Altrettanto a voi, bella ragazza.
Giovanni e Lucio
Altrettanto, altrettanto!
Rosa
(bacia la mano a Don Paolo e si avvia.)
Don Paolo
(quand'ella è presso l'uscio) Le orazioni, eh?
Rosa
(con umiltà religiosa) Me le vado a dire.
Don Paolo
Benedetta!
Rosa
(esce.)
Don Paolo
E io, figliuoli miei, faccio lo stesso. Si avvicina la mezzanotte, e domani è domenica e ci ho la messa dell'alba. Voialtri potete starvene qui finchè v'aggrada. Io me ne salgo lassù, e dove dormo io non c'è pericolo che giungano i rumori di questo basso mondo. (Ride) Ah! ah! ah! Ricordatevi che siete in casa vostra. Parlate, gridate, fate quello che vi pare e piace, e, soprattutto, cercate di stare allegri. Io non v'impongo di rinunziare alle vostre abitudini; ma umilmente vi consiglio di sperimentare le mie. La signorina Nora (con bonaria ironia) ha inaugurata la villeggiatura con una gran risata risonante. L'aria comincia a produrre i suoi buoni effetti.... Meno male! Vado a dormire contento.
Giovanni
E io v'imito.
Don Paolo
Sul serio andate già a dormire?
Giovanni
A dormire no, ma a rintanarmi e a dire le orazioni come la vostra Rosina.
Don Paolo
Scomunicato!
Giovanni
Arrivederci, Lucio. Arrivederci, Nora. A voi, Don Paolo, ho da baciare la mano?
Don Paolo
Si capisce! (Gli mette il dorso della mano sul muso celiando.)
Giovanni
(gliela bacia comicamente.)
Don Paolo
(ne approfitta per domandargli piano:) Che novità c'è fra quei due cipressi?
Giovanni
(pianissimo) Novità, credo, nessuna.
Don Paolo
Lasciamoli alle loro elucubrazioni.
Giovanni
Beninteso!
Don Paolo
(forte, a Lucio, a Giovanni e a Nora:) Dunque, felicissima notte! (Comincia a salire.)
Nora
Buon riposo, Don Paolo! Buon riposo, Giovanni!
Lucio
E buoni sogni!
Giovanni
(scherzando) Grazie, ma i sogni non sono il mio forte. (Esce per la seconda porta a destra.)
Don Paolo
(già sul corridoio, si ferma e borbotta:) Uh! Santa pazienza! Dimenticavo le visite notturne di Giustino. Ma l'ha da fare con me! (Pazientemente, ridiscende e va a chiudere la gran porta in fondo. Gira due volte la chiave, e se ne ode il rumore nella serratura.) La chiave, qui, in saccoccia. (Se la caccia in tasca. Indi, risalendo la scaletta) Non crediate che io abbia paura dei mariuoli, veh! Da noi, mariuoli non ce ne sono.... Cioè, ce ne sono e non ce ne sono.... So io!... So io!... E quando mi ci metto!... (Apre l'uscio del suo quartierino, dà un'occhiata a Lucio e a Nora, e, prima di scomparire, furbescamente, si affaccia e li risaluta:) Di nuovo, felice notte!
Lucio e Nora
Felice notte! Felice notte!
SCENA IV.
LUCIO e NORA.
Lucio
Voi avete qualche cosa da dirmi, Nora?
Nora
Sì.
Lucio
Bene. È un pezzo che preferite i lunghi silenzi, mentre una volta, ricordate?, voi riempivate i silenzi miei con la vostra parlantina di bambinona gaia. Dite. Dite.
Nora
Non sarò gaia neanche ora.
Lucio
Poco fa, ridevate....
Nora
Giovanni mi faceva ridere, ma... io non ne avevo punto voglia....
Lucio
Mi spaventate.
Nora
Spaventarsi è male. Io vi chiedo, invece, una saggia serenità.
Lucio
Contateci.
Nora
Lucio, io sono venuta qui, con voi, perchè... perchè, forse, senza di me, voi non vi sareste deciso a questo cambiamento d'aria e d'ambiente che era indispensabile per la vostra salute. Son venuta in casa di vostro zio, che è un uomo di mondo e che sa comprendere e compatire. Ma non posso non riconoscere....
Lucio
Nora!
Nora
Mi avete promesso d'essere sereno. Non posso non riconoscere la bizzarria del fatto.
Lucio
Vi lascerete vincere, voi, da un gretto convenzionalismo?
Nora
Da nessun convenzionalismo mi lascio vincere. Io non mi disdico, io non muto le mie convinzioni. Ieri, mi domandaste se io credessi strano il vostro affetto fraterno e io vi risposi di no. Questo pensavo, e questo penso. Ma venire a vivere in casa di vostro zio, con voi, sia pure per quindici, per dieci giorni, conveniamone, Lucio, è una cosa molto diversa!
Lucio
E volete andarvene?
Nora
Debbo andarmene.
Lucio
E vi pare possibile che io guarisca lontano da voi?
Nora
Verrò a trovarvi.
Lucio
Non basterà.
Nora
Verrò a trovarvi spesso.
Lucio
Non basterà, non può bastare.
Nora
Eppure, secondo i vostri ideali, dovrebbe bastare.
Lucio
(come un bambino, accalorandosi) Ho bisogno di voi, oramai.
Nora
Ma non della mia presenza.
Lucio
Ho bisogno di sapervi vicino a me.
Nora
Il mio spirito starà con voi anche quando non ci starà la mia persona.
Lucio
Ma alla vostra persona voi mi avete abituato.
Nora
Vi ho abituato all'affezione migliore di cui è capace il mio cuore.
Lucio
E non contate per nulla le vostre cure?... la vostra voce?... la vostra mano buona e sicura?... i vostri occhi buoni e indulgenti?... Non contate per nulla (animandosi sempre più) ciò che è in voi, solamente in voi, e che io non trovo in nessun'altra donna? Tutto questo... tutto questo... (quasi circondando con le mani il volto di lei)... non lo contate per nulla, voi; e credete che possa essere dimenticato o sostituito o non desiderato quando voi non siete lì, tutta quanta vicino a me?
Nora
E non avete il sospetto, Lucio, che quello che mi dite stanotte, qui, non somigli a quello che mi dicevate ieri in casa vostra?
Lucio
(colpito) Come!?
Nora
Non v'accorgete che questo attaccamento comincia a non aver niente di comune con l'amicizia purissima, che è più benefica e più duratura di ogni altro legame?
Lucio
Nora, che dite?!
Nora
Che dico? Siete voi che mi avete insegnato a penetrare l'importanza intima di tutti i nostri desiderii, di tutte le nostre tendenze, di tutte le più lievi variazioni dell'anima; siete voi che mi avete iniziata a certi sottili discernimenti; e ora penso col vostro cervello, parlo il vostro linguaggio, dico le vostre parole. Tutti avrebbero il diritto di non comprendermi. Voi, no!
Lucio
.... È la prima volta che mi trattate con tanta severità.
Nora
Ed è per me una fatica atroce. Ma ho finito. Lucio, noi ci siamo intesi.
Lucio
(dopo un tormentoso dibattito con sè medesimo, appare risoluto.) No.... Ascoltate. Sono io che vi domando la grazia di non ragionare troppo. E, d'altronde, ogni vostro ragionamento sarebbe vano perchè, sappiatelo: senza di voi, qui, io non resterò nemmeno un giorno!
Nora
(con un misto d'asprezza è di tenerezza) Ciò significa che sinora avete ingannato voi stesso, e, ingannando voi stesso, avete ingannata anche me.
Lucio
Nora!
Nora
Lo so, vi sembra crudele la mia sincerità; ma nel mio pensiero non c'è nessuna intenzione che non sia degna di me e di voi. L'abitudine giustifica la vostra inconsapevolezza; ma giacchè voi, sempre, e in buona fede, mi avete parlato di affetto puro, di amicizia, di fraternità, e giacchè il fantasma dell'Amore vi fa paura e voi lo scacciate, convinto ch'esso rappresenti il Pericolo e l'Infelicità, io ho il dovere di dirvi: — Badate, Lucio, badate! Voi non mi siete fratello, voi non mi siete amico, no! no! Voi mi amate o state per amarmi: questa, Lucio, questa è la verità!
Lucio
(resta come schiacciato. Dilata le pupille, si caccia le mani nei capelli e ripete sommessamente:) La verità?!... (Si accosta a Nora, le piglia le mani, ne ha una sensazione evidente, un fremito che gli attraversa il corpo. Poi lascia cadere le proprie braccia penzoloni. Le si accosta di nuovo, e, trepidando, le fiata:) E... voi?
Nora
(come se avesse ricevuto un urto) Io?
(Si guardano fissamente negli occhi.)
Lucio
... Mi amate?
Nora
(esita, e poi dice con fermezza:) Sì.
Lucio
Volevate dirmi di no?
Nora
Volevo dirvi di no.
Lucio
Avete anche voi paura dell'amore?...
Nora
Ho paura della mia coscienza.
Lucio
E che vi rimprovera essa?
Nora
(risoluta) Per ora, niente.
Lucio
E che potrebbe rimproverarvi più tardi?
Nora
Non conosco l'avvenire.
Lucio
Ma voi soffrite, povera Nora!
Nora
Molto.
Lucio
E non dovete soffrire.
Nora
Io non sono perfetta come voi credete.
Lucio
Perchè non siete perfetta? Avete mentito qualche volta?
Nora
Non ho mentito. Ho taciuto.
Lucio
Spiegatevi.
Nora
Ho taciuto perchè voi non mi avete mai interrogata....
Lucio
Su che?
Nora
Non m'avete mai domandato che cosa sono io.
Lucio
La vostra esistenza, per me, comincia da quando vi ho incontrata, da quando mi avete beneficato. Il resto non m'importava.
Nora
Non v'importava sino a che non sospettavate d'amarmi. Ma, adesso?
Lucio
Adesso, nulla è mutato. Non vi ho ripetuto che tutto quanto è inerente alla debolezza umana non costituisce, per me, l'essenza della vita? Sarete stata debole, avrete potuto cedere a una tentazione, a un'aberrazione, avrete potuto errare: ma, dentro, voi avete sofferto, Nora...
Nora
(è in preda a uno spasimo ineffabile.)
Lucio
... come soffrite in questo momento. Avete sofferto e, aspettando me, vi siete serbata spiritualmente intatta. Lo stesso martirio che ora i vostri ricordi v'infliggono mi dice che cosa siete voi. La confessione delle vostre debolezze e l'orrore che esse destano in voi ci aiuteranno a salvarci. E siamo ancora in tempo perchè la mia bocca non ha sinora neppure sfiorata la vostra. Noi ci salveremo. Datemi, datemi questa grande onestà dell'anima, e io non vi chiederò niente altro, mai!
(Un silenzio.)
Nora
No, Lucio, è necessario che mi respingiate addirittura.
Lucio
Sentite, forse, di potere amare un altro?
Nora
«Amare?» (Sicura ed energica) Amare, no!
Lucio
E dovrei respingervi?
Nora
Quello che pretendete dal vostro cuore è inverosimile. (Come chiedendogli una grazia) Respingetemi, Lucio, respingetemi!
Lucio
Non è inverosimile quello che pretendo dal mio cuore. Ammettiamo che io non vi sia amico, che io non vi sia fratello. Sì, ammettiamolo. Ma io so di essere tuttora così distaccato, così lontano dalla miseria materiale di cui voi, forse, siete stata vittima e mi sento tuttora così forte della mia fede, che sono convinto di poter combattere contro quella miseria, di poter combattere sino all'ultimo e di potervi amare, sempre, come voglio io! Nora, non vi lasciate vincere da non so quale sfiducia. Nora! Nora!... ve ne prego.
Nora
(disfatta, si abbandona su di una seggiola.)
Lucio
Scacciate i pensieri che vi torturano, mia buona creatura.... Il vostro Lucio è qui dinanzi a voi, devotamente, come dinanzi a Dio.... Vedrete, vedrete che non verrà mai il giorno in cui voi dovreste ricordare e arrossire e in cui io dovrei transigere. Intanto, io mi rassegnerò alla vostra lontananza. Mi rassegnerò. Voi, quando vorrete, anche domani, tornerete in città.... Mi sentite, eh? Mi sentite?... E così comincerò a dimostrarvi che la vostra presenza non mi è indispensabile e che nulla ancora mi avvince a voi che possa farvi temere un avvilimento ed una profanazione. (Pausa) Siete... siete pìù calma?
Nora
(accompagnando con lento cenno del capo la parola appena pronunziata) Sì.
Lucio
Non mi rimproverate più?
Nora
(fa cenno di no.)
Lucio
Grazie. (Si leva. Respira stentatamente. Va alla finestra, e la spalanca.)
(Il lume di luna biancheggia più vividamente.)
Lucio
(respirando meglio) Ah! Questa luce, quest'aria fresca e fragrante mi fanno tanto bene!
Nora
(si alza e lo saluta con gentilezza dolcissima.) Buona notte, Lucio.
(Lucio va verso di lei. Nora gli stende la mano. Lucio gliela stringe e la trattiene.)
Lucio
Siete più calma?
Nora
Sì.
Lucio
Anch'io! Anch'io! (Le bacia appena le dita.)
Nora
(lentamente esce.)
Lucio
(la segue con gli occhi. Quand'ella è sparita, egli si tocca le tempie, parlando fra sè:) Calmo io?! — Non è vero.... Non è possibile! La sua confessione!... E poi... e poi!... (È assalito dal convulso.) Se ella se ne va, io non saprò sopportare la sua assenza.... Io starò male! Starò molto male! (Egli sente le vibrazioni della carne. Si esaspera. Vorrebbe domarle, quasi vorrebbe percuotersi; e, fiaccato, vacillante, conclude:) Non dovrebb'essere così;... ma così è. (Inorridisce) Così è! (Pausa) «Tu vuoi trasformare il mondo» mi diceva ieri Ziegler... «Amare come voglio io!» (Pausa.) E che significa?... Che significa?... (Pensando acutissimamente, prende il lume e, piano piano, se ne va nelle sue stanze.)
(Le ombre si allargano, solcate dai raggi della luna.)
SCENA V.
DON PAOLO e GIOVANNI.
(Il gran silenzio notturno impera serenamente. Ad un tratto, è interrotto da lontani latrati, a cui succedono un rumore d'invetriate che sbatacchiano e la voce di Don Paolo la quale si perde spandendosi nell'aria aperta.)
La voce di don Paolo
Anche stanotte, eh? Anche stanotte? Ma per dove sei entrato, malandrino?... Sì, corri, corri adesso!... Ringrazia il cielo che non ti sii rotta la schiena e che il cane non ti abbia mangiato un orecchio.... Vorrei sapere pel matrimonio che cosa vi conservate voialtri. (Pausa. Chiama:) Rosa! Rosa!...
Giovanni
(sporgendo il capo dall'uscio semiaperto resta in ascolto.)
La voce di don Paolo
(continuando) Per dove è entrato Giustino? Ah? Non rispondi? Fai la sorda? Ma tu e quel malandrino, santa pazienza!, volete mettermi con le spalle al muro, volete!
Giovanni
(mormora tra sè, rendendosi conto dell'accaduto:) È la ragazza che riceve di nascosto il suo fidanzato....
La voce di don Paolo
Vergognatevi! Vergognatevi!
(Si distingue, nel silenzio, il fracasso delle invetriate, che Don Paolo richiude.)
Giovanni
(girando lo sguardo) E Lucio? Non c'è,... M'era parso.... Mi sono ingannato. (S'avanza verso la porta di Lucio, chiamando con poca voce:) Lucio! Lucio! (Pausa.) Mi sono ingannato. (Sta per rientrare nella sua camera. Ma, come se una forza occulta glielo vietasse, si ferma e guarda la porta di Nora.) Se n'andrà, forse, all'alba. (Smaniosamente indugia.)... Parlarle, almeno!... Parlarle prima che se ne vada.... (Accosta l'orecchio a quella porta e mormora.) Ancora in piedi.... Tentiamo. (Picchia cautamente, con le nocche.)
SCENA VI.
NORA e GIOVANNI.
Nora
(aprendo) Lucio! (Vede Giovanni nella penombra) Oh! Voi! (Retrocede tirando a sè l'uscio.)
Giovanni
(la trattiene) Un momento....
Nora
(sforzandosi di chiudere l'uscio) Credevo che fosse Lucio....
Giovanni
(opponendo la sua alla forza di lei) Lucio è a letto....
Nora
E voi che volete?!
Giovanni
Non vi allarmate così.
Nora
Ma che volete?!
Giovanni
Parlarvi, ecco tutto.
Nora
(recisamente) A quest'ora, no. (Retrocede di nuovo per chiudere.)
Giovanni
(glielo impedisce con energia, quindi le prende un braccio, e, imponendosi una relativa mitezza, cerca di trarla e di allontanarla dalla soglia.) Un momento, ve ne supplico.
Nora
Sbrigatevi.
Giovanni
Perchè avete detto a Lucio di voler partire?
Nora
Ci avete spiati? Una bassezza di più.
Giovanni
Vi giuro che ho ascoltato senza volerlo. Nel silenzio della campagna, alcune parole vostre giungevano sino a me.
Nora
(con rabbia concentrata) Maledizione!
Giovanni
E perchè gli avete detto che non siete quella che egli credeva?
Nora
Non l'ho detto.
Giovanni
Sì, l'avete detto!
Nora
Non dovevate ascoltare. Addio!...
Giovanni
(afferrandole le mani) Non vi permetterò di fuggire se prima non mi abbiate risposto.
Nora
Lasciatemi.
Giovanni
E perchè volevate ch'egli vi respingesse? Perchè?
Nora
Se non mi lasciate, io grido.
Giovanni
Per trattarmi come un sopraffattore?
Nora
Come un sopraffattore!
Giovanni
Ma io, invece, sono qui per aiutarvi.
Nora
Non voglio il vostro aiuto.
Giovanni
Voi vi perdete, Nora. Voi impazzite! Impazzite come lui!
Nora
Non c'è rimedio.
Giovanni
Sì, il mio amore.
Nora
Il vostro capriccio!
Giovanni
Il mio amore vero.
Nora
Il vostro desiderio!
Giovanni
Il mio amore genuino, intero, completo.
Nora
L'anima mia è sua.
Giovanni
Ma di ciò non potete dare una prova nè a me, nè a voi stessa....
Nora
È sua, Giovanni, è sua!
Giovanni
Ma vicino a me tremate.
Nora
Questa è un'altra cosa. Lasciatemi.
Giovanni
E ditemi tutto quello che sentite!...
Nora
Lasciatemi.
Giovanni
Ditemi ancora che non mi amate....
Nora
(cedendo a poco a poco senza che ne abbia coscienza) Lasciatemi....
Giovanni
(circondandola cupidamente con le braccia) Ditemelo, ditemelo....
Nora
Per pietà, lasciatemi....
Giovanni
Fatemelo ben capire....
Nora
(con un ultimo tentativo di ribellione nelle parole e con un soave abbandono nella voce e nella persona) No... Non ti amo.... Non ti amo.... Non ti amo....
Giovanni
(le bacia la bocca.)
(Sipario.)