Note 59 — GIOVANNI PROCACCI NICCOLÒ FORTEGUERRI E LA SATIRA TOSCANA DEI SUOI TEMPI
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Morì a 58 anni nel 1853. Fu prete, e come il Forteguerri, buono d'animo, vivace d'ingegno, e nemico d'ogni ipocrisia e d'ogni affettazione. Se il Forteguerri ebbe pei suoi sali il soprannome di Lepido, anche le facezie dell'Jozzelli erano e son rimaste popolari in Pistoia. Noi che siamo stati suoi alunni, sappiamo quanto nell'imparare ci risparmiasse di fatica la sua parola chiara ed arguta, e sappiamo anche la differenza del piacere e del profitto tra la sua e la lezione d'ogni altro. Poco egli scrisse sì in verso che in prosa, e questo poco fu raccolto dopo la sua morte e pubblicato, con un cenno biografico, da Giuseppe Arcangeli (Pistoia Tip. Cino 1853). Ci è anche qualche altra cosa d'inedito, che può essere pubblicata, e spero che sarà presto. Ecco intanto il Sonetto contenente il suo ritratto che mandava al suo caro e spiritoso amico Dott. Luigi Capecchi, sonetto che il compianto Capecchi mi dava già il permesso di pubblicare nel Giornale dei Comuni di Pistoia (Febbraio 1867) e che qui riproduco con la letterina che l'accompagna:
Caro Dottore
Pistoia 5 Giugno 1845.
Eccoti in quattordici versi un Ritratto che potrai, volendo, appiccare ad una pagina del tuo bellissimo Album. Ho voluto delineare nel fisico, nel morale e nelle sue circostanze, un prete amico nostro, di buonissimo umore, a me caro tra quanti ne conta la Tribù di Levi. Io lo conosco intus et in cute perchè visse continuamente con me, e nacque da mia madre, nel medesimo giorno, anno ed ora in cui nasceva io stesso. È prete spicciolo che non è nulla nella Gerarchia Ecclesiastica; neppur Canonico.
Pallido, emunto, ma sereno il volto Che mal nasconde del pensier l'arcano; Il piè leggiero, agile il fianco e sciolto; Asciutto il ventre e scarso il deretano; Festivo ingegno e poco in se raccolto; Libero spirto ma temprato e piano; Tenero cuore all'amicizia vôlto, Avverso ai tristi ed ai bigotti estrano. Lingua che ratta come dardo scocca, Sincera, audace, arguta, e che a gran stento Morir si lascia una parola in bocca; Miglior ventura a fabbricarsi intento, Prete si fè; ma dieci lustri or tocca E di prete non ha che il sacramento.
Il miglior ventura a fabbricarsi intento rammenta le chieriche fatte per economìa; e davvero anche l'Jozzelli, figlio di poveri contadini, non potè a meno d'esser prete. Del suo destino si vendicava scrivendo degli scherzi sulle coperte del Calendario, tra i quali trovo questo distico:
Hic liber a nobis emptus ter quinque per annos Abstulit argentum, tempus et ingenium.