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Il Ricciardetto, vol. I

Note 56 — GIOVANNI PROCACCI NICCOLÒ FORTEGUERRI E LA SATIRA TOSCANA DEI SUOI TEMPI

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Ecco le due ultime ottave: (IL e L)

Nemmen Pistoia al Sacerdozio infido Prestò ricetto ed inalzò gli altari: L'Ombrone illustre, alla nostr'Arbia fido, Uguali all'Arno e all'Arbia ha gli umor chiari. Volgete il guardo là nel lazio lido, Ove di Pier la nave da contrari Venti agitata, al combattuto regno Ha da Pistoia il suo maggior sostegno. E tu, pastor gentil, cui siedo accanto, Che sei di Siena e di Pistoia onore, E che alla nave ormai t'accosti tanto, Ministro eletto al suo nocchier maggiore, Per tua luce sincera il vel fia franto A ogni coperto mascherato errore; Come scopristi le profonde cose Che l'avara natura ci nascose.

Queste ottave (annota il Tondelli) le disse il Gigli sedendo a lato a Mons. Forteguerri nell'Accademia Senese, dov'egli aveva detto il suo discorso pastorale intorno alle cose maravigliose sotterranee. E aggiunge Luciano Banchi pubblicatore degli Scritti: «Il Forteguerri era di Pistoia, di quella cara città, madre a tanti eletti ingegni, da Cino poeta all'Arcangeli.» Io mi sento in dovere di ringraziare l'egregio amico mio delle parole benevole e affettuose per la nostra città. Fra Pistoia e Siena fu sempre ricambio di affetti sinceri; ed anche recentemente un bravo Pistoiese, Pietro Odaldi, chiamava Siena sua seconda patria. In codesto tempo in cui ci fu il Forteguerri, dimorava in Siena un altro pistoiese, il Cav. Aurelio Sozzifanti che vi fu auditore generale del governo dal 1699 al 1727.

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