Note 47 — GIOVANNI PROCACCI NICCOLÒ FORTEGUERRI E LA SATIRA TOSCANA DEI SUOI TEMPI
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Queste frasi sono del Capitolo Primo, che è una supplica per ottenere un lenzuolo ad un soldato. Dice che il supplicante ha varie speranze di far denari, ma, sopra tutto, spera in uno Zio prete, il quale ha grosse entrate...
Ma canta come il nibbio: mio, mio. Ed ha tutte le oneste intenzioni Ch'hanno i . . . . moderni; è menzognere. Ama le sottigliezze e i buon bocconi. E vuole a lui quel ben che lo sparviere Vuole all'acceggia, o Satanasso a quello Arbor che aperse al mortal' uom le spere. E sente gran piacer ch'egli in bordello Sen venga là per la marina egea Perchè spera di mai non rivedello. Or l'altra notte a Bartolo parea Sognando appresso il dì che questo. . . . . Di zecchini e di doble il sen gli empiea; Onde ha fatto pensier con tai monete Il lenzuolo pagarvi, e tutte l'altre Partite cancellar che seco avete.
La cautela dell'editore, come vedete, è resa inutile dalla evidente rima di monete con prete. Infatti nell'esemplare che ho davanti (appartenente alla Collezione Cassigoli) un vecchio lettore del secolo passato ce l'ha già scritta codesta parola. L'edizione da noi citata è di Venezia, MDCXXXIV, appresso Giov. Pietro Perelli.