Note 40 — GIOVANNI PROCACCI NICCOLÒ FORTEGUERRI E LA SATIRA TOSCANA DEI SUOI TEMPI
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In questo Capitolo Galileo mette in ridicolo la prammatica che astringeva i Professori dello Studio Pisano a fare uso della Toga non solo leggendo in cattedra, ma ancora passeggiando per la città o visitando gli amici. L'autenticità di questo componimento poetico, oltre la confessione che resulta dalla seguente terzina:
. . . . . io non son mica Ebreo, Sebbene e' pare al nome ed al casato Ch'io sia disceso da qualche Giudeo;
vien confermata dal Padre Ranieri lettore in Pisa in una sua lettera del 26 Febbraio 1641 a Galileo, la quale si conclude col seguente periodo: «Di nuovo non ho che dirle: solo che il sig. Auditor Fantoni ha fatto spolverar le toghe a' Dottori, onde adesso non si vede altro che togati, e sarebbe molto a proposito il Capitolo che fece già Vossignoria Eccellentissima, alla quale bacio affettuosamente le mani.» Così annotano i dotti pubblicatori delle Opere Galileiane, Ediz. fiorentina Vol. XV, pag. 207.