Note 34 — GIOVANNI PROCACCI NICCOLÒ FORTEGUERRI E LA SATIRA TOSCANA DEI SUOI TEMPI
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Che Niccolò avesse in gran conto l'Arcadia è chiaro, oltre che per la bella ottava 3ª del Iº Canto del Ricciardetto, anche per vari accenni a codesta istituzione nei Capitoli, come in questo luogo, nel quale dopo aver parlato seriamente di sè, esclama:
Nè perdut'ho la purità d'Arcadia Nè perderolla, e non m'importa un ette Se poi ogni cosa a me solo mal vadia.
E non è da credere che l'essere ammesso tra gli Arcadi fosse un onore che avesse almeno il pregio della rarità, perchè G. M. Crescimbeni, General Custode, nell'adunanza del 1712 (22 anni dalla istituzione) potè con suo gran diletto annunziare che i Pastori erano già il bel numero di 1300, tra cui Cardinali, Principi, Prelati d'ogni ordine e finalmente non poche dame. Ma mostrerebbe di mal conoscere gli uomini chi facesse le meraviglie per la importanza che allora davano scienziati e letterati a codesta ammissione. Il numero non guastava per gli Arcadi del 700, come non guasta per i Cavalieri dell'800.