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Il passaggio

LA POESIA.

Reading edition

Cielo nella prima ora del giorno e nella prima ora della sera uguale, candore lucente in cui m'incido e a cui m'affido, perlacea lievità intorno alla mia fronte.

È sera o alba?

In questa trasparenza, in questa incandescenza di cielo, la mia forma di donna ha un trasalimento, oh che non turba la soave immobilità dell'ora....

Un prodigio si è compiuto nel lungo spazio che forse fu notte e forse meriggio.

Compiuto insensibilmente, quand'io stavo in passione e in meditazione, animata natura, e di contro a me lo spirito maschio agiva, fondatore e distruttore, m'offriva armi, leale, perchè lo combattessi, e le confessioni s'incrociavano, ci laceravano.

Mormoravo nelle tregue:

«Se v'assomiglio, fratelli, soffro!»

«Se v'assomiglio, voi non m'amate!»

«Se v'assomiglio, a che son nata?»

Caratteri d'eternità erano nella vicenda.

Peritura la mia forza, gli occhi avrebbero potuto appannarsi, qualche morbo penetrarmi; ma no, io non ero Filottete — e mai dunque sarebbe paga la nascosta giustizia, quella che mi generò in sogno?

Conche sonore di venti fremevano, alte conche d'allegrezza o d'angoscia.

Mi aggiungevo con le mie parole immolatrici alle cose della terra, alle opere, alla storia del dolore e dell'amore. Quella imagine ch'io creavo pareva via via cancellarmi dalla vita.

Lungo, ah lungo passaggio dalla larva al mito!

E la realtà del mio essere, e la libertà creduta e perseguita, e questa mia turgida età?

Trasalgono le fibre materne.

Chiaro è il mondo, con volto riconoscente. Imprevedibile un segno si palesa, un timbro, una movenza, un irriproducibile accento.

Io!

Mentre rispondevo alla temeraria attesa del silenzio, e credevo tutta così consumare nel sacrilego racconto, prodigiosamente accanto alle parole violatrici, altre, fruscianti, si modulavano in me, trepidando s'elevavano, brevi, danzanti, quasi figlie d'una mia scarca anima....

Danzando mi scoprivano esse la grazia di ciò che m'è più alieno o feroce, e il valore dell'attimo più lieve e più nudo, e la santità degli incolmabili abissi.

Danzando gettavano ponti, oh sguardi di lontano, oh bracieri di rose in cielo!

Ritmo,

ritrovata adolescenza, gioia del colore, occhi verdi di sole sul greto, scheggiato turchese immenso dell'onde, biondezza di cirri e di rupi, rosea gioia di tetti, colore, ritmo, come una bianconera rondine l'anima ti solca.

Rorida potenza sorta in me, per sovrapporsi a me, per sopravvivermi!

Occhi stellati aperti su la divinità candida dell'aria!

Poesia, più cara d'ogni benedetta lagrima se anche in tuo prisma appaia il mio andare rasente la morte!

Cosa di perla anche la morte, compenetrata di luce.

Con sommesso respiro mi riavvicino a tutto che in purità tace, mi riconfondo con l'arcano sorriso della bontà.

Isola di Corsica, 1912.

Isola di Capri, 1918.

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