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Giovanni Tolu, vol. 2/2

Note 31 — PARTE TERZA IL BANDITO DELLA NURRA (continued 2)

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Il lettore avrà notato la facilità e la fretta con cui nella Nurra si riportavano le parole pronunziate da questo e da quello. Queste parole (gonfiate ed alterate ad arte) forse eccitavano gli odî e provocavano le vendette di sangue. La maggior parte dei misfatti dei latitanti dell’isola hanno per origine la leggerezza dei referendari. Qui, per esempio, vediamo Tolu avvertito da quel Tignosu, che altrove ci venne indicato come il fiduciario dei carabinieri nell’assalto di Monte Rasu. E fidatevi di queste prove, che ciascuno crede avere sulla reità dell’avversario!

Le passioni, che in quel tempo agitavano gli animi degli abitanti della Nurra e di quasi tutti i paesi del Logudoro, erano fomite di dicerie, di denunzie e di sospetti, non di rado privi di fondamento. Anche certi giudizi di Tolu, o per antipatie, o per false referenze, saranno stati erronei. Quanto ho asserito per i buoi, valga per altre asserzioni di Tolu, da me riportate; come, per esempio, i sospetti su Francesco Serra (pag. 160, I.) — il giudizio per l’assassinio di Bazzone (pag. 162, I.) — la vendita dell’oliveto di Giacinto (pag. 59, II.) — la complicità di Manunta e di Deroma nell’assassinio di Antonio Careddu (pag, 63, II.) e così altri. Rimando il lettore alla mia nota, a pag. 159, vol. I.

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